Ma quante sono oggi le Province?

Nel 1861, all’Unità d’Italia, c’erano 59 Province. La loro estensione era misurata più o meno sul tempo necessario ad attraversarle completamente: una giornata di cavallo. Nonostante il declino degli equini per il trasporto umano, nel 1947 erano diventate 91. Mica poche, ma non c’erano le Regioni, che per quanto previste dalla Costituzione, sarebbero nate soltanto nel 1970. Dovevano sopravvivere giusto il tempo per passare il testimone a quegli enti, poi però nessuno ha avuto il coraggio di impartirgli l’estrema unzione, e sono rimaste spesso come formidabile serbatoio di poltrone, posti di sottogoverno e soldi. Quanti? Secondo il Sole 24 Ore , nel 2008 costavano 17 miliardi di euro, con un aumento di ben il 70% rispetto al 2000.

Non limitandosi alla semplice sopravvivenza, si sono moltiplicate con rapidità sconcertante. Nel 1974 erano diventate 95. Nel 1992, 103. Nel 2001, poi, ci ha pensato la Regione autonoma della Sardegna, raddoppiando in un sol colpo le sue Province, da 4 a 8.

E nel 2004 la stessa maggioranza guidata da Berlusconi, che ha vinto quattro anni dopo le elezioni promettendo di abolirle, ha completato l’opera portando il totale a 109 (Trento e Bolzano comprese). Con risultati esilaranti. La Provincia di Fermo, ancora: una specie di scissione dell’atomo che ha avuto come effetto la crescita improvvida dei consiglieri provinciali; dai 30 di Ascoli Piceno ai 24+24=48 delle due nuove entità spezzettate. Costo supplementare dell’operazione un paio di milioncini, per gradire. Quindi la Provincia di Monza e della Brianza, che ha fatto vacillare per un attimo il record negativo di estensione territoriale che apparteneva a Trieste: 212 chilometri quadrati. Con i suoi 363 chilometri quadrati copre la superficie di un quadrato di 19 chilometri di lato. Ma la Provincia italiana più cementificata (dice l’Istat che oltre metà del territorio non è più naturale) si salverà perché oltre a essere popolosissima (840 mila abitanti) ha 55 Comuni. C’è anche Arcore, residenza del Cavaliere

 

http://www.corriere.it/politica/12_giugno_25/province-divise-storia-laboratorio-rizzo_c16b7756-be86-11e1-8494-460da67b523f.shtml

Più sacrifici in famiglia nel 2012

Il potere di acquisto degli italiani, diminuito del -9,8% dal 2008, sta incidendo in maniera sempre più grave sull’andamento dei consumi, da quelli alimentari (-2%) a quello “turistico” (secondo le stime O.N.F. solo il 34% degli italiani partirà per le ferie estive), fino ad intaccare persino la sfera della salute: sono ormai oltre 9 milioni gli italiani costretti a rinunciare a curarsi proprio perché non sono in grado di sostenere le spese necessarie.

La contrazione complessiva dei consumi del -2,8% stimata recentemente significa una diminuzione della spesa delle famiglie pari a -23 miliardi di Euro.

Soldi che vengono meno sul mercato, con tutte le disastrose conseguenze economiche che ne scaturiscono sul fronte della produzione e dell’occupazione. Di questo passo il PIL del nostro Paese rischia di avvicinarsi pericolosamente al -2%.

http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20120623213529