Don Milani , esperienza profetica

….. se è vero che il valore di una vicenda si misura anche con la capacità di anticipare i tempi della storia, allora quella di Lorenzo Milani resta un’esperienza “profetica” che ancora parla alla società, alla politica e alla Chiesa di oggi.

La scuola rimane l’ambito principale, ma non l’unico. Insieme ai suoi “ragazzi” ne denunciò il classismo in Lettera a una professoressa e la sperimentò come prassi liberatoria, sia nella scuola popolare serale per gli operai di Calenzano, 20 anni prima delle “150 ore” conquistate con lo Statuto dei lavoratori del ‘70, sia nella scuola di Barbiana per i piccoli montanari del monte Giovi….

. E «se le cose non vanno, sarà perché il bambino non è tagliato per gli studi», anche in prima elementare, come i 5 alunni bocciati nella scuola elementare di Pontremoli, pochi giorni fa. È dimenticata la lingua, «la lingua che fa eguali», e le lingue che, in un’ottica “internazionalista”, consentono agli oppressi di tutto il mondo di unirsi: a Barbiana studiamo «più lingue possibile, perché al mondo non ci siamo soltanto noi. Vorremmo che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre». Milani mandava all’estero i giovanissimi studenti del Mugello, bambine comprese, vincendo paure e resistenze delle famiglie: ne è testimonianza vivente Francesco Gesualdi, ex allievo di Barbiana, a 15 anni spedito in Nord Africa ad imparare l’arabo, oggi infaticabile animatore del Centro nuovo modello di sviluppo per i diritti dei popoli del sud del mondo.

Non c’è solo la scuola. Ci sono anche i beni comuni: acqua e casa. È poco nota, ma di grande significato, la lotta fatta insieme ai montanari barbianesi per la costruzione di un acquedotto che avrebbe dovuto portare l’acqua a nove famiglie. Una battaglia persa, perché un proprietario terriero rifiutò di concedere l’uso di una sorgente inutilizzata che si trovava nel suo campo, mandando così all’aria, scrive Milani in una lettera pubblicata nel ‘55 dal Giornale del Mattino di Firenze (allora diretto da Ettore Bernabei) «le fatiche dei 556 costituenti», «la sovranità dei loro 28 milioni di elettori e tanti morti della Resistenza», madre della Costituzione repubblicana. Di chi è la colpa? Della «idolatria del diritto di proprietà». Quale la soluzione? Una norma semplice, «in cui sia detto che l’acqua è di tutti»…..

http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-milani-l%e2%80%99esplosiva-profezia-del-benecomunismo/

Chi può salvare l’Europa?

…….. le tappe e il calendario necessari per costruire quell’Europa di cui furono poste le premesse con i Trattati di Roma del 1957 e con la nascita della Comunità del carbone e dell’acciaio; poi con il libero mercato dei capitali e delle merci; infine col trattato di Maastricht dell’87 e col sistema monetario che sboccò nel ’98 nella moneta comune e nella Banca centrale europea.

Un percorso molto lungo, più di mezzo secolo, del quale oggi si analizzano le carenze, gli errori, i passi del gambero che ne hanno accompagnato la nascita e la crescita. Molti indicano e denunciano che l’Europa è nata male, è un’entità sbilanciata da tutti i lati, zoppa, gobba, deforme, con istituzioni-fantasma scritte sulla carta ma prive di autorità sostanziale, detenuta dai governi nazionali e affidata ad una tecno-struttura priva di autorevolezza e di visione politica.
L’Europa insomma consiste in un patto tra i governi che hanno mantenuto integra la propria sovranità, decidono all’unanimità o non decidono, conservano piena autonomia nella politica estera, nella difesa, nel fisco, nell’immigrazione, nell’educazione, nella politica industriale e nell’assistenza. Insomma in tutto. Erano 5 Stati all’inizio; adesso sono diventati 27, dei quali 17 hanno la moneta comune. E questa è l’Europa i cui confini ormai coincidono con quelli tradizionali del continente, ma la cui sostanza è appunto giudicata zoppa, gobba, deforme e comunque incapace di progredire verso quello che fu il sognodei suoi fondatori.
Ovnon sono di questo parere. Non penso che il mezzo secolo trascorso sia un periodo eccessivamente lungo: i grandi Stati nazionali, la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, gli Stati Uniti d’America, impiegarono secoli prima di imporsi al potere sovrano dei loro vassalli e agli Stati confederati con uno Stato federale. Mezzo secolo non è molto ed ha comunque realizzato un periodo di pace e di amicizia tra Entità che erano vissute in guerra tra loro per oltre un millennio. La pace fu soltanto un breve intermezzo, la guerra fu la condizione permanente.

L’Europa – è vero – vive e opera nel quadro di un assetto intergovernativo e nell’economia globale quell’abito risultata sempre più stretto e sdrucito per contenere la realtà circostante. Il vero problema dunque è quello di passare gradualmente da un sistema di Stati confederati ad uno Stato federale.

La crisi che sta scuotendo tutto l’Occidente e addirittura tutto il pianeta da cinque anni e in particolare negli ultimi due, ha questo di salutare: gli scossoni hanno dimostrato la fragilità del sistema confederato.
O salta tutto e gli staterelli europei precipiteranno nell’irrilevanza, o la costruzione federale acquisterà slancio ed energia propulsivavero uno Stato federale che unisca il continente in un’epoca globale che non lascia posto a entità statali di piccole dimensioni.

http://www.repubblica.it/politica/2012/07/29/news/salvare_europa-39938109/?ref=search

Porcellum bis?

…………… toccare le leggi elettorali è la cosa più delicata che esista, e questa è la ragione per cui nelle democrazie mature lo si fa molto raramente. È infatti il momento in cui i giocatori della partita democratica se ne fanno arbitri, fissandone le regole, disponendo dunque del potere di danneggiare gli outsider . Per esempio: qualsiasi nuovo sistema deve oggi sottrarsi al sospetto di essere costruito contro il movimento di Grillo o quello di Vendola, entrambi non rappresentati in Parlamento. L’ideale sarebbe agire sotto il velo dell’ignoranza, cioè così tanto tempo prima del voto e così indipendentemente dai sondaggi da non potersi cucire la legge addosso come un abito su misura, al contrario di quanto avvenne col Porcellum…..

….. una nuova legge dovrebbe garantire la più elementare delle esigenze: la scelta degli eletti da parte degli elettori. Si può fare con le preferenze o con i collegi uninominali o con le liste bloccate su piccole circoscrizioni. O con un misto di tutti questi sistemi.
Voglio dire che è assolutamente impossibile, con il vasto repertorio di modelli che le democrazie di tutto il mondo offrono, non trovare quello giusto per l’Italia, o almeno quello meno sbagliato. E che dunque le titubanze, i giochetti e i ritardi finora messi in scena si spiegano esclusivamente con la ricerca esasperata del vantaggio di parte. Questa purtroppo è una delle cause per cui la nostra democrazia è oggi così debole e fragile. Mentre Monti si occupa dello spread dei Btp, sarebbe ora che i partiti si occupassero dello spread democratico che si sta accumulando.

http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_28/editoriale-liberateci-dal-porcellum_c2743494-d871-11e1-8473-092e303a3cd5.shtml

Un disegno di legge per fermare il cemento

 Sei articoli per mettere un freno alla cementificazione che, dagli anni 70 ad oggi, ha determinato un crollo della Sau (superficie agricola utilizzata) del 28%. «Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni
parliamo di una superficie di circa 5 milioni», ha affermato il ministro alle politiche agricole Catania. «Siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13. Il consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare. Dobbiamo invertire la rotta di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi. Serve una battaglia di civiltà per rimettere l’agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro paese».

Il disegno di legge prevede che sia un decreto del ministro delle politiche agricole, adottato d’intesa con i ministri dell’ambiente e delle infrastrutture, a determinare l’estensione massima di superficie agricola edificabile sul
territorio nazionale. Sarà necessario tenere conto dell’estensione e della localizzazione dei terreni agricoli rispetto alle aree urbane, dell’esistenza di edifici inutilizzati nonché dell’esigenza di realizzare infrastrutture e opere
pubbliche e di ampliare quelle esistenti invece che costruirne di nuove.

Un articolo di Carlo Petrini

http://eddyburg.it/article/articleview/19290/0/164/

 

E’ l’Unione che non fa i propri compiti

 La Grecia esce, non esce? Lo sapremo a settembre, quando parlerà la trojka (Commissione, Bce, Fmi). Il Fondo salva-Stati nascerà, anche se con pochi soldi? Da settimane, l’intero Sudeuropa sta appeso alla decisione che la Corte Costituzionale tedesca prenderà, il 12 settembre, su Fondo e Patto di bilancio (Fiscal Compact). I due accordi sono compatibili con la costituzione tedesca, e in particolare con il principio di democrazia che nell’articolo 20 fa discendere il potere dello Stato dalla sovranità del popolo e del Parlamento? Fino ad allora resteremo appesi, come d’autunno le foglie sugli alberi. La foglia greca già è semi-staccata, ma la morte va inflitta a fuoco lento. Alcuni dicono che l’espulsione serve a sfamare il sotterraneo bisogno tedesco di punire, più che di aggiustare. Di sfasciare e comandare, più che di ricostruire e guidare. Anche per questo, incerti più che mai sulla voglia europea d’esistere, i mercati impazziscono….

L’unica certezza, nell’odierno turbine monetario, è che gli Stati sono ormai un ibrido: non più sovrani, non sono ancora federali….

L’Unione già si trasforma, influenzando sempre più le vite dei cittadini, ma fino a quando non saranno sciolti i due nodi vitali  –  quello della democrazia, quello di una Bce che non può intervenire come la Banca centrale americana o giapponese, perché nessuno vuole affiancarle un governo federale  –  la sua sovranità sarà considerata illegittima, non credibile, sia dai cittadini sia dai mercati. L’indipendenza della Bce è importante, ma a che serve se l’Unione  –  a differenza dell’America, del Giappone, dell’Inghilterra  –  non ha il dominio della propria moneta? Uno scettro è stato tolto agli Stati, e giace per terra nella polvere….

Un dogma che sta facendo proseliti: “Abbiamo fatto i nostri compiti: come mai i mercati ci colpiscono lo stesso?”. Ci colpiscono perché il compito casalingo non è tutto. Ha detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: “200 punti di spread sono colpa nostra, il resto è dovuto ai problemi comuni dell’euro”. È l’Unione che non fa propri compiti. Quando li farà, quando avrà una Banca centrale prestatrice di ultima istanza, casa in ordine significherà qualcos’altro. Non diminuiranno gli obblighi di ognuno, ma la casa sarà europea e il suo volto muterà

Un articolo  di Barbara Spinelli, non facile da leggere per giovani studenti, ma molto lucido.

http://www.repubblica.it/politica/2012/07/25/news/spinelli_europa-39654351/

Gomma arabica, Sudan e lattine

Una pericolosa minaccia alla sopravvivenza del mondo occidentale cova a sud del  Sahara. Immaginiamo che la Coca-Cola perda la sua tinta bruna e diventi un liquido trasparente come tanti altri; che il gusto amarognolo non venga più temperato dallo zucchero se non dopo averla energicamente mescolata, perché
tutto il dolce è andato adepositarsi sul fondo della bottiglietta o della lattina. Tale sarebbe la catastrofe in agguato dovesse rarefarsi l’approvvigionamento di gomma arabica, benedetta sostanza naturale la quale ha, tra molte altre, la qualità di tenere in sospensione coloranti e dolcificanti nei liquidi per uso alimentare. E di cui la Coca-Cola, la Pepsi e tantissime altre bibite fanno insostituibile uso. La domanda globale di gomma arabica non
fa che aumentare. È cresciuta di circa il 40 per cento nell’ultimo decennio del secolo scorso e più o meno altrettanto nel secolo attuale. Ma il suo primo produttore mondiale, il Sudan, è da tempo in difficoltà. Due successive
invasioni di cavallette, all’inizio degli anni Duemila, causarono la perdita di migliaia di esemplari di Acacia senegal, l’albero dacui si estrae la gomma arabica; il deterioramento ambientale dovuto al cambiamento climatico mina ulteriormente la sopravvivenza della preziosissima pianta; il conflitto del Darfur ha destabilizzato quasi l’intera regione produttrice. Risultato: la quota sudanese del mercato mondiale è scesa dall’80 per cento della seconda metà n cambiamento climatico e l’invasione delle cavallette mina la sopravvivenza della
pianta da cui si estrae la sostanza del Novecento all’attuale 50….

gomma arabica

 

La tempesta perfetta?

L’AUSTERITY FABBRICA RECESSIONE
Non è vero che l’austerity piace ai mercati. Non quando è la ricetta per rendere ancora più insostenibili i debiti. Gli investitori internazionali osservano che più la Spagna si sforza di applicare le direttive di Bruxelles Francoforte e Berlino, più si allontana la ripresa: ora il governo Rajoy prevede recessione fino al 2014, con disoccupazione fissa al 24%. E’ una logica implacabile che i mercati hanno già visto all’opera in Portogallo, Irlanda e Grecia: di tagli si uccide il paziente. Da notare l’andamento anomalo della Francia. Dall’elezione di François Hollande il suo spread con la Germania si è ridotto. Hollande «fa cose di sinistra», come l’addizionale sull’imposta patrimoniale e l’assunzione di insegnanti. Eppure viene premiato dai mercati. Perché ha una strategia pro-crescita (fondi alla scuola) e persegue il rigore di bilancio a carico di chi può finanziarlo (i ricchi).
LA BEFFA (PER NOI) DEI TASSI NEGATIVI
Beata Germania: colloca i suoi buoni del Tesoro biennali con un tasso negativo (meno 0,07%). Il tasso negativo sembra un controsenso: significa che l’investitore-risparmiatore è disposto a pagare il Tesoro tedesco pur di prestargli i suoi soldi. Il fenomeno innaturale avviene nelle situazioni di grave incertezza: equivale al prezzo che paghiamo per affittare una cassetta di sicurezza, dove pensiamo che i gioielli di famiglia sono al sicuro. L’effetto perverso è che i tassi negativi dei bond tedeschi trascinano al ribasso tutta la struttura dei rendimenti in Germania. Il credito costa sempre meno per le imprese tedesche, mentre diventa più caro per quelle italiane. Si accentua così quella perdita di competitività del made in Italy, che è la vera causa strutturale capace di rendere insostenibile tutta l’unione monetaria.

Da un articolo di Federico Rampini su La Repubblica  del 24 luglio 2012

https://triskel182.wordpress.com/2012/07/24/la-speculazione-austerita-contagio-greco-e-allarme-regioni-ecco-le-sei-cause-della-tempesta-perfetta-federico-rampini/

Pressione fiscale da record

L’Italia registra il “record mondiale” nella pressione fiscale effettiva – cioè il peso fiscale che grava sui contribuenti in regola – che si attesta al 55% del Pil: gli italiani sono infatti uno dei popoli che paga più tasse..

…. la pressione fiscale apparente (cioè data dal rapporto tra gettito e Pil così come queste grandezze vengono osservate) nel 2012 è pari al 45,2%. L’Italia si posiziona così al quinto posto sui 35 paesi considerati, dietro Danimarca (47,4%), Francia (46,3%), Svezia (45,8%) e Belgio (45,8%).

http://www.repubblica.it/economia/2012/07/19/news/confcommercio_peso_fisco_al_55_-39319675/?ref=fbpr