Un anno di spread

Ogni punto in più dello spread significa gli italiani devono pagare nei tre anni successivi 120 milioni di euro in più di interessi sul debito tricolore. I trecento punti di rialzo segnati nell’annus horribilis della spreaddite acuta ci sono già costati carissimi: nel primo trimestre del 2011, quando nessuno si filava di pezza il differenziale con i Bund (allora a quota 140), i Btp decennali rendevano il 4,8% mentre a inizio 2012 viaggiavano attorno al 6%. Risultato: lo Stato italiano ha pagato tra gennaio e marzo dello scorso anno 16,1 miliardi di interessi, una bolletta che la corsa dello spreaddometro ha spedito nel 2012 a 18,7 miliardi, il 16% in più. Il governo Monti ha già messo le mani avanti. E il Documento di economia e finanza di quest’anno vaticina un’impennata da 78 a 84 miliardi del conto per onorare la nostra esposizione.

Ma perché sale lo spread? Un po’ (un bel po’, ammettiamolo) è colpa nostra. L’Italia ha accumulati per anni debiti come una cicala. L’esposizione dello stato è arrivata quasi a 2mila miliardi di lire, il 20% in più del Pil. E chi ha
tanti debiti, succede sempre, deve pagare tassi più alti ai creditori che tendono a fidarsi di meno……

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