1.966 MILIARDI DI EURO

A maggio 2012 il debito pubblico certificato dalla Banca d’Italia ha raggiunto quota 1.966,303 miliardi di euro, aggiornando il precedente massimo storico toccato ad aprile, quando era arrivato a 1.949,242 miliardi. Significa che su ogni cittadino italiano, neonati compresi, grava un debito di quasi 33 mila euro. Nei primi cinque mesi dell’anno la crescita è stata di 86 miliardi di euro. Se confrontato in rapporto al Pil (prodotto interno lordo) la crescita del debito è legata anche al rallentamento dell’economia italiana. Secondo le stime di ieri del Fondo monetario, il rapporto deficit/Pil salirà al 125,8% per quest’anno e al 126,4% per il 2013

Fonte: Corriere della Sera del 17/7/2012

Intercettare il Presidente?

Domanda: ma è possibile intercettare il presidente? La risposta è iscritta nella legge n. 219 del 1989: sì, ma a tre condizioni. Quando nei suoi confronti il Parlamento apra l’impeachment per alto tradimento o per attentato alla Costituzione; quando in seguito a tale procedura la Consulta ne disponga la sospensione dall’ufficio; quando intervenga un’autorizzazione espressa dal Comitato parlamentare per i giudizi d’accusa. Quindi non è vero che il presidente sia «inviolabile», come il re durante lo Statuto albertino. Però nessuna misura giudiziaria può disporsi finché lui rimane in carica, e senza che lo decida il Parlamento

http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_17/istituzioni-persone-michele-ainis_1f7459d8-cfcd-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml

Cos’è successo?

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto all’Avvocatura Generale dello Stato  di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale per le intercettazioni effettuate su ordine del Pm Ingroia di Palermo sulla sua linea telefonica, perché potrebbe costituire una lesione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

La magistratura di Palermo ha già risposto che le intercettazioni sono stato un caso isolato e indiretto, cioè non erano mirate direttamente sulla linea del Presidente ma di altre utenze, poi entrate in contatto con quella del Capo dello Stato.

Tutto era partito da una  campagna di stampa che aveva visto in prima fila il Fatto Quotidiano nel lanciare il sospetto che dal Quirinale fosse partita una qualche interferenza (sotto forma di moral dissuasion ) sui magistrati palermitani impegnati nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, tra il 1992 e il ’93.

Ma la svolta che ha fatto precipitare le cose si è avuta il 22 giugno, quando uno dei Pm titolari del fascicolo, ha detto in un’intervista che esistevano anche le bobine e le trascrizioni di alcune telefonate tra l’intercettato Mancino e il presidente della Repubblica. Spiegando poi che, per quanto fossero «non minimamente rilevanti», non sarebbe stato subito distrutto il testo di quei colloqui (forse due, ma il numero esatto non si conosce) registrati in via occasionale.