Gomma arabica, Sudan e lattine

Una pericolosa minaccia alla sopravvivenza del mondo occidentale cova a sud del  Sahara. Immaginiamo che la Coca-Cola perda la sua tinta bruna e diventi un liquido trasparente come tanti altri; che il gusto amarognolo non venga più temperato dallo zucchero se non dopo averla energicamente mescolata, perché
tutto il dolce è andato adepositarsi sul fondo della bottiglietta o della lattina. Tale sarebbe la catastrofe in agguato dovesse rarefarsi l’approvvigionamento di gomma arabica, benedetta sostanza naturale la quale ha, tra molte altre, la qualità di tenere in sospensione coloranti e dolcificanti nei liquidi per uso alimentare. E di cui la Coca-Cola, la Pepsi e tantissime altre bibite fanno insostituibile uso. La domanda globale di gomma arabica non
fa che aumentare. È cresciuta di circa il 40 per cento nell’ultimo decennio del secolo scorso e più o meno altrettanto nel secolo attuale. Ma il suo primo produttore mondiale, il Sudan, è da tempo in difficoltà. Due successive
invasioni di cavallette, all’inizio degli anni Duemila, causarono la perdita di migliaia di esemplari di Acacia senegal, l’albero dacui si estrae la gomma arabica; il deterioramento ambientale dovuto al cambiamento climatico mina ulteriormente la sopravvivenza della preziosissima pianta; il conflitto del Darfur ha destabilizzato quasi l’intera regione produttrice. Risultato: la quota sudanese del mercato mondiale è scesa dall’80 per cento della seconda metà n cambiamento climatico e l’invasione delle cavallette mina la sopravvivenza della
pianta da cui si estrae la sostanza del Novecento all’attuale 50….

gomma arabica

 

La tempesta perfetta?

L’AUSTERITY FABBRICA RECESSIONE
Non è vero che l’austerity piace ai mercati. Non quando è la ricetta per rendere ancora più insostenibili i debiti. Gli investitori internazionali osservano che più la Spagna si sforza di applicare le direttive di Bruxelles Francoforte e Berlino, più si allontana la ripresa: ora il governo Rajoy prevede recessione fino al 2014, con disoccupazione fissa al 24%. E’ una logica implacabile che i mercati hanno già visto all’opera in Portogallo, Irlanda e Grecia: di tagli si uccide il paziente. Da notare l’andamento anomalo della Francia. Dall’elezione di François Hollande il suo spread con la Germania si è ridotto. Hollande «fa cose di sinistra», come l’addizionale sull’imposta patrimoniale e l’assunzione di insegnanti. Eppure viene premiato dai mercati. Perché ha una strategia pro-crescita (fondi alla scuola) e persegue il rigore di bilancio a carico di chi può finanziarlo (i ricchi).
LA BEFFA (PER NOI) DEI TASSI NEGATIVI
Beata Germania: colloca i suoi buoni del Tesoro biennali con un tasso negativo (meno 0,07%). Il tasso negativo sembra un controsenso: significa che l’investitore-risparmiatore è disposto a pagare il Tesoro tedesco pur di prestargli i suoi soldi. Il fenomeno innaturale avviene nelle situazioni di grave incertezza: equivale al prezzo che paghiamo per affittare una cassetta di sicurezza, dove pensiamo che i gioielli di famiglia sono al sicuro. L’effetto perverso è che i tassi negativi dei bond tedeschi trascinano al ribasso tutta la struttura dei rendimenti in Germania. Il credito costa sempre meno per le imprese tedesche, mentre diventa più caro per quelle italiane. Si accentua così quella perdita di competitività del made in Italy, che è la vera causa strutturale capace di rendere insostenibile tutta l’unione monetaria.

Da un articolo di Federico Rampini su La Repubblica  del 24 luglio 2012

https://triskel182.wordpress.com/2012/07/24/la-speculazione-austerita-contagio-greco-e-allarme-regioni-ecco-le-sei-cause-della-tempesta-perfetta-federico-rampini/