Gomma arabica, Sudan e lattine

Una pericolosa minaccia alla sopravvivenza del mondo occidentale cova a sud del  Sahara. Immaginiamo che la Coca-Cola perda la sua tinta bruna e diventi un liquido trasparente come tanti altri; che il gusto amarognolo non venga più temperato dallo zucchero se non dopo averla energicamente mescolata, perché
tutto il dolce è andato adepositarsi sul fondo della bottiglietta o della lattina. Tale sarebbe la catastrofe in agguato dovesse rarefarsi l’approvvigionamento di gomma arabica, benedetta sostanza naturale la quale ha, tra molte altre, la qualità di tenere in sospensione coloranti e dolcificanti nei liquidi per uso alimentare. E di cui la Coca-Cola, la Pepsi e tantissime altre bibite fanno insostituibile uso. La domanda globale di gomma arabica non
fa che aumentare. È cresciuta di circa il 40 per cento nell’ultimo decennio del secolo scorso e più o meno altrettanto nel secolo attuale. Ma il suo primo produttore mondiale, il Sudan, è da tempo in difficoltà. Due successive
invasioni di cavallette, all’inizio degli anni Duemila, causarono la perdita di migliaia di esemplari di Acacia senegal, l’albero dacui si estrae la gomma arabica; il deterioramento ambientale dovuto al cambiamento climatico mina ulteriormente la sopravvivenza della preziosissima pianta; il conflitto del Darfur ha destabilizzato quasi l’intera regione produttrice. Risultato: la quota sudanese del mercato mondiale è scesa dall’80 per cento della seconda metà n cambiamento climatico e l’invasione delle cavallette mina la sopravvivenza della
pianta da cui si estrae la sostanza del Novecento all’attuale 50….

gomma arabica

 

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