Fed e Bce di fronte alla crisi.

LA BANCA centrale americana si mobilita, ancora una volta, in uno sforzo di sostegno alla crescita e all’occupazione. Ben Bernanke annuncia subito, senza riserve e senza esitazioni, quelle politiche di generoso acquisto di bond che Mario Draghi vorrebbe poter imitare.

Si riapre il divario di politiche monetarie tra le due sponde dell’Atlantico, con la Federal Reserve libera di agire e la Bce frenata da critiche e dissensi interni. Il discorso di Bernanke al raduno annuo di Jackson Hole  –  dove Draghi ha dovuto dare forfait per rimanere a Francoforte ad affrontare le faide interne  –  non lascia spazio a dubbi d’interpretazione. Il presidente della Fed denuncia una “crisi occupazionale preoccupante”, avverte che i problemi irrisolti dell’eurozona accentuano l’incertezza globale.

Un’America sotto terapia intensiva con pesanti dosi di liquidità, finirebbe per beneficiare di nuovo di un dollaro debole: uno shock competitivo ingovernabile per i Paesi della periferia dell’eurozona come Italia e Spagna. E stiamo parlando di una nazione, l’America, che cresce comunque a un ritmo vicino al 2% annuo mentre il Vecchio continente è tornato in recessione. Un’America che si straccia le vesti, legittimamente, per un tasso di disoccupazione dell’8,3% cioè due punti inferiore a quello europeo. Un’America dove viene definita “asfittica” la ripresa che crea 170.000 posti di lavoro netti in un mese (dato di luglio).

Ma nel discorso di Bernanke c’è dell’altro. E’ l’ammissione che perfino le “misure anticonvenzionali” della banca centrale hanno un’efficacia ridotta, se non vengono accompagnate da politiche di bilancio adeguate a sostenere la crescita. L’ammissione di Bernanke è significativa. Dal dicembre 2008 fino all’anno scorso la sua banca centrale ha speso ben 2.300 miliardi di dollari per acquistare titoli e schiacciare verso il basso i tassi d’interesse: è quello che in gergo viene chiamato “quantitative easing”, di fatto un pompaggio di liquidità perché per comprare titoli la Fed deve stampare più moneta.

Ma il primo destinatario di questo aiuto è il sistema della banche. In che misura la liquidità aggiuntiva si trasmette al resto dell’economia, cioè consumatori e imprese? In parte qualche beneficio si comincia ad avvertire: per esempio un inizio di ripresa del mercato immobiliare, il “buco nero” da cui ebbe origine la grande crisi del 2008. Ma tanta parte della liquidità offerta dalla Fed rimane nel circuito bancario e non aiuta l’economia reale. Il problema era noto fin dai tempi di John Maynard Keynes, il quale immaginò una politica ancora più “anticonvenzionale”: scavare buche e seppellirci dentro banconote, perché la gente andasse a cercarsele.

http://www.repubblica.it/economia/2012/09/01/news/il_decisionismo_della_federal_reserve_aiuter_obama_e_mario_draghi-41791969/