Torna di moda il tedesco

UNA volta erano soprattutto aspiranti filosofi, letterati, studiosi di teologia. Ora c’è Andrea, che fa l’ingegnere e presto partirà per Monaco, Stefano, medico in un grande ospedale milanese che andrà a Zurigo, e Simone, avvocato tributarista romano, che dalla capitale invece per ora non si muove. Hanno storie, lavori, città diverse alle spalle. Ad unirli la decisione, a più di 30 anni, di mettersi a studiare il tedesco.

Lo studiano, con l’urgenza, l’impegno, la stanchezza di chi ha ore di ufficio e corsia sulle spalle, per reinventarsi una vita e trovare nuovi impieghi, per garantirsi un presente economico più solido, moltiplicare i clienti, ridisegnarsi un futuro in anni di crisi nera.

Nell’ultimo anno nel nostro paese gli allievi di tedesco sono cresciuti del 18 per cento, a seguire una tendenza che percorre l’Europa e si intensifica man mano che si rafforza l’economia di Berlino: se infatti in Portogallo l’aumento degli alunni è di ben il 62 per cento, in Spagna siamo al 38 per cento in due anni e in Grecia al 30 per cento in soli sei mesi.

Ormai non è più questione di letteratura o teologia, è l’economia a dettare le scelte…..

http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/09/17/news/la_rivincita_di_goethe_su_shakespeare_col_tedesco_pi_facile_trovare_lavoro-42701749/

Perchè le imprese fuggono dall’Italia

Ecco, in sintesi i quattro motivi di  fondo per cui non conviene investire in Italia.
Energia.
Il costo  del megawatt in Italia è mediamente intorno ai 60 euro, in Germania è di  38, in Spagna di 36. Pesa non tanto la scelta di rinunciare al nucleare  quanto l’assenza di un piano alternativo.  Si è esagerato  nell’incentivo  al fotovoltaico (che costerà  90 miliardi ai  contribuenti nei prossimi dieci anni) e nella dipendenza  dai gasdotti.  L’attuale governo ha ridotto gli incentivi al fotovoltaico e punta su  altre rinnovabili.  Con il fotovoltaico infatti  si intasa la rete di  energia durante  il giorno mentre di notte si vive con le centrali  tradizionali che per recuperare gli introiti diurni fanno pagare il  megawatt notturno più della media. Un paradosso.
Burocrazia.
Per ottenere l’autorizzazione  a realizzare un capannone  industriale in Italia sono  necessari 258 giorni, in Francia  184, in  Germania 97, negli Usa 26. Per ottenere il pagamento di una commessa (contratto)  dalla Pubblica amministrazione un’azienda privata impiega mediamente 65  giorni in Europa. In Italia aspetta il triplo: 180 giorni, più della  Grecia  (174).
Infrastrutture.
Nel corso dei decenni l’Italia ha  perso il vantaggio  competitivo accumulato negli  anni del boom  economico. L’indice di dotazione di autostrade  per abitante era di 154  nel 1970 e si è dimezzato nel 2006 (73). La quota di merci trasportate  su ferrovia  è rimasta inalterata per 18 anni, dal 1990 al 2008. Il  problema riguarda soprattutto il Sud dove non sono previsti collegamenti ad  Alta velocità ferroviaria nei prossimi anni tranne la Napoli-Bari. La  rete ordinaria di strade e ferrovie è invece molto al di sotto delle  necessità. Recentemente il ministero di Passera ha imposto per legge la  riduzione dei tempi infiniti con cui la Corte dei Conti approvava le  delibere Cipe, portandoli  da 14 a 3 mesi.
Produttività.
Per  effetto di tutti  i fattori precedenti e non solo, l’indice di  produttività del lavoro italiano è in fondo alle classifiche. I dati  Eurostat, su cui sta lavorando  in questi mesi il ministero guidato  da  Corrado Passera, non lasciano  molto spazio alle interpretazioni.  Dal  2000 a oggi la produttività  di ogni ora lavorata è salita in media in  Europa dell’11 per cento.  In Germania l’incremento è stato del 17,  in Francia del 13, in Italia del 3 per cento. L’Italia, con l’1,4 per  cento, è all’ultimo posto in Europa per l’incremento di produttività del  lavoro, molto sotto  alla Grecia (che ha un incremento  superiore alla  Germania) e alla Spagna. «Quello della produttività  per ora lavorata è  il nostro punto debole», ha rivelato nei giorni scorsi Mario Monti  nell’incontro  con le parti sociali. Aggiungendo  che senza interventi  su questo punto la speculazione potrebbe tornare a colpire l’Italia.  La  domanda che si sentono rivolgere  gli uomini delle task force  governative in questi mesi è: per quale motivo investire in un Paese   che soffre di questi gravi ritardi?

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/36636-costi-alti-burocrazia-e-bassa-produttivita-ecco-perche-le-imprese-fuggono-dallitalia.html