Il lusso nei Brics

Entro cinque anni i nuovi pesi massimi della crescita globale  rappresentaranno l’11% del mercato del lusso. Lo rivela uno  studio di Euromonitor International, presentato a Singapore, che  ricorda come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica nel 2007  non arrivavano al 4% del settore. Il consumo di lusso nei Brics  è un dato importante. In un’economia globale in recessione,  i generi di fascia alta crescono del 4% e fatturano 302 miliardi  di dollari all’anno. Le economie degli emergenti, nonostante la  crisi, continuano a mostrarsi più forti di quelle dei Paesi  sviluppati. Negli ultimi mesi però la salute dei Brics  mostra segnali di deterioramento simili a quella dei  «sicks», ossia dei sistemi malati di Usa e Ue. Il  crollo dei consumi in Stati Uniti e Unione europea frena la  crescita nelle nazioni produttrici di merci ed energia, dove  emergono difficoltà comuni. L’Occidente è affondato da  disoccupazione, debiti e recessione. I Brics, perso lo scudo  della crescita a doppia cifra, scoprono la corruzione del potere,  la disparità tra ricchi e poveri, la chiusura delle  industrie e una frenata che genera centinaia di milioni di  disoccupati. Rabbia e disillusione popolari sono il filo rosso  che unisce oggi le locomotive della crescita e l’instabilità  politica rende nervosi mercati e investitori. Nel 2012, per la  prima volta nel nuovo millennio, il Pil cinese crescerà meno  dell’8%. I salari degli operai però aumentano rapidamente e  il calo delle esportazioni verso l’Occidente rende la Cina meno  competitiva. Se Pechino è in difficoltà, i debiti  sovrani di Usa e Ue possono contare su meno clienti e  l’incertezza globale cresce. Il Brasile sconta i primi effetti.  Nel 2010 è cresciuto del 7,5%, quest’anno difficilmente  supererà il 2%. Senza Olimpiadi e Mondiali di calcio sarebbe  già in stagnazione. Soffre anche l’India, che fino a pochi  mesi fa veniva descritta come la prossima Cina. Prima della crisi  cresceva del 9%, oggi supera appena il 5%. Il più devastante  black-out della storia ha ricordato al mondo l’arretratezza delle  sue infrastrutture. I leader politici promettono riforme, ma la  fiducia di indiani e investitori stranieri è intaccata. Con  Cina, India e Brasile in frenata, soffre anche il grande  serbatoio energetico estraneo alle instabilità del Medio  Oriente. La Russia di Putin sembra essersi salvata da  un’implosione del potere di stile sovietico. Gli Usa annunciano  però un’altra rivoluzione, quella del gas di scisto. Unita  al calo della domanda energetica in Europa, per Mosca si rivela  devastante. Il prezzo del gas siberiano scende e la banca  centrale russa prevede una recessione entro il 2015. Non si salva  così nemmeno il Sudafrica, fondato sull’estrazione  mineraria. Come gli operai cinesi, anche i minatori sudafricani  rivendicano maggiori diritti e stipendi più alti e nel Paese  dilagano gli scioperi. Nel 2012, mentre vacilla la leadership  zulu del presidente Zuma, la crescita sarà ridotta ad un  quarto, non arrivando al 3%. Il contagio dei Brics apre  prospettive globali diverse, rispetto alla malattia di Usa e Ue.  Qui la crisi è un fatto economico che non mette in  discussione la democrazia. Nelle autocrazie emergenti, il  rallentamento investe invece la stabilità dei sistemi  politici. E’ la ragione per cui da mesi i mercati finanziari dei  Brics soffrono più di quelli delle vecchie potenze e segno  meno. Le profezie miracolistiche di ieri hanno peccato  d’ottimismo, ma anche cedere alla disperazione oggi sarebbe un  errore. I cinque emergenti, per un decennio, continueranno a  correre più veloce degli altri. Andranno più lenti, ma  la migrazione della ricchezza dalle casseforti storiche  dell’Ovest è destinato a restare il fattore più  decisivo della contemporaneità.© RIPRODUZIONE  RISERVATA

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Tobin tax e vedute corte

In uno dei suoi ultimi lavori, Tommaso Padoa-Schioppa aveva coniato una formula giusta, mutuata dallo “shorttermism” di matrice americana. «La veduta corta». L’incapacità di andare oltre il calcolo di breve periodo e di guardare il futuro lungo, oltre la crisi. L’attitudine ad accorciare sempre di più l’orizzonte temporale dei mercati, dei governi, delle imprese, delle famiglie. È la malattia dell’Europa di oggi, che vince il Nobel per la pace ma perde il suo destino comune. …… La Tobin Tax: ottima idea, ma declinata in modo pessimo. Rilanciare adesso l’imposta sulle transazioni finanziarie globali è un messaggio di chiara discontinuità. Attenzione: l’economia di carta, che in questi anni ha ingoiato l’economia reale, deve cominciare a restituire qualcosa. I dettagli tecnici sono ancora tutti da approfondire (il gettito da 57 miliardi di euro ipotizzato da Barroso è una sovra-stima che fa quasi sorridere, e il rischio che alla fine a pagare il conto siano i risparmiatori, molto più che le banche o i fondi, è molto elevato). Comunque, conta il segnale politico. L’Europa vuole riportare l’equità sociale al centro della sua Agenda (ammesso che ne abbia una), e vuole dimostrare una sovranità fiscale autenticamente comunitaria (che non ha mai avuto). Ma proprio qui tradisce la sua veduta corta. Quella di Tobin è una Tax di gran lusso, ma viaggerà sulla “ridotta” delle cooperazioni rafforzate tra i singoli governi. A quell’imposta si oppone (oltre all’Olanda e al Lussemburgo nell’Eurozona) la solita Gran Bretagna, piazza sovrana della finanza globale. Quale sarà l’efficacia del tributo «europeo», se il 70% della sua base imponibile risiede a Londra, dove non sarà mai applicabile?……..

http://www.repubblica.it/mobile-rep/affari-e-finanza/2012/10/15/news/tobin_tax_e_bae-eads_l_europa_vede_corto-44559156/

Cibo: niente sprechi per favore…..

16 Ottobre 2012  – GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE

La Giornata mondiale dell’Alimentazione ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame e della malnutrizione nel mondo, e ha come obiettivo principale incoraggiare le persone, a livello globale, ad agire contro questi problemi.

“Se le nazioni si impegneranno ad aumentare gli sforzi per ridurre la fame nel mondo, l’Obiettivo Onu di Sviluppo del Millennio che prevede di dimezzare il numero di affamati entro il 2015 può ancora essere raggiunto”, ha dichiarato il direttore generale della FAO Josè Graziano da Silva alla sessione d’apertura della Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS). Da Silva ha sottolineato che un enorme progresso è stato fatto nel ridurre il numero delle persone affamate di 132 milioni dal 1990 ad oggi, anche se ancora oggi il 14,9% della popolazione mondiale è denutrita, oltre 870 milioni di persone.  

Altra scommessa riguarda l’equilibrio tra produzione e consumi e in particolare sugli sprechi alimentari nel mondo che, secondo la Fao sono pari ad un terzo del cibo prodotto, 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, con un quantità pro capite in Europa e Nord-America di 95-115 kg/anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel Sud/Sud-Est asiatico è di soli 6-11 kg/anno. “A partire dal 2007 i progressi nel ridurre la fame hanno cominciato a stagnare», ha ricordato tuttavia Da Silva, «nel rinnovare e rafforzare il nostro impegno a raggiungere l’Obiettivo del Millennio sulla riduzione della fame, dobbiamo anche guardare oltre a esso, verso un’eradicazione totale della fame nel mondo, perché quando si parla di fame l’unico numero accettabile è zero”. Ogni mese in Italia, ad esempio, si buttano circa 29 euro di prodotti alimentari, quasi un italiano su cinque (19%) butta via del cibo ogni settimana e l’8% lo fa addirittura ogni giorno: il dato è di Save the Children. 

http://www.lastampa.it/2012/10/16/economia/l-allarme-fao-un-terzo-del-cibo-prodotto-finisce-nella-spazzatura-rhhvUzDxEydkV1yMyXTjIM/pagina.html

IL VIDEO

http://www.lastampa.it/2012/10/16/multimedia/esteri/oggi-si-celebra-la-giornata-mondiale-del-cibo-n35Zin4flRDQkw9O5vTmZL/pagina.html