L’ideologia dietro una gru pericolante

Un bell’articolo di Federico Rampini su due modi di interpretare il ruolo dello Stato nell’economia.

Una gru pericolante diventa il simbolo di un  modello di sviluppo. È la gru che si è “quasi” staccata al 90esimo piano  di un grattacielo in costruzione sulla 57esima Strada. In quel  grattacielo le pre-vendite hanno  toccato record storici: 88 milioni per  un attico. Ma gli affaristi che cavalcano  il nuovo boom dell’edilizia  di lusso non volevano sprecare neppure  una modesta frazione dei loro  profitti per rimuovere il macchinario,  alla vigilia della catastrofe  annunciata.  Il sindaco è stato costretto  a far evacuare una zona  circostante  di palazzi e di alberghi. La gru che ha dondolato  minacciosamente  sulle teste di noi comuni mortali, riassume  un’ideologia sulla quale gli elettori americani dovranno pronunciarsi   fra sei giorni. Martedì 6 novembre dovranno decidere se vogliono alla  Casa Bianca il repubblicano  Mitt Romney, che su questi temi ha le idee  chiare. Nelle primarie  Romney disse che la protezione civile va  smantellata e i suoi compiti  andrebbero gestiti dai privati. “Il  mercato fa le cose meglio”, ripete l’ex governatore del Massachusetts.  La Fema (Federal Emergency Management  Agency), in queste ore porta in  salvo migliaia di americani isolati nelle case circondate dalle acque;  dà alloggio, pasti e medicinali  agli sfollati; ripristina servizi  pubblici essenziali. Venne creata da un presidente democratico, Jimmy  Carter. Fu declassata da George W. Bush, e le conseguenze si videro  nella  tragedia di Katrina: 1.800 morti. La destra non demorde. La  maggioranza  repubblicana alla Camera ha tagliato il 43% dei fondi alla  protezione  civile. La privatizzazione evocata  da Romney non è una  boutade: è un piano. È la stessa soluzione che propone per l’assistenza  sanitaria agli anziani (Medicare), da togliere allo Stato per  trasformarla in “buoni-  acquisto” da spendere presso gli assicuratori  privati. È la ricetta che Romney annuncia per risolvere i problemi della  scuola pubblica americana, scivolata ormai al 17esimo  posto dietro  molte nazioni dell’Europa  nordica e dell’Asia nelle classifiche Ocse:  per il repubblicano la risposta è “libertà di scelta” cioè l’opzione  privata. A Manhattan, vicino  alla gru sulla 57esima, ci sono scuole  elementari di élite con rette annue dai trentamila dollari in su.
Quando  arriva una calamità naturale  come Sandy, gli americani si stringono  assieme compatti. “Nelle tenebre della tempesta – dice Obama  – abbiamo  visto anche la grandezza  dell’America: come le infermiere  accorse in  piena notte per portare in braccio i bambini dall’ospedale  della New  York University”. Gli effetti sulla campagna elettorale sono difficili  da valutare. In campo democratico gli ottimisti osservano che l’uragano  ha rimesso Obama nella posizione più favorevole: quella del  Commander-in-Chief, leader della nazione, impegnato a coordinare i  soccorsi anziché a fare comizi. Un avversario come Chris Christie,  governatore repubblicano del New Jersey (lo Stato più colpito, che Obama  visiterà oggi) gli rende  un omaggio raro: “Desidero ringraziare  calorosamente  il presidente  per tutto quello che sta facendo  per il  mio Stato”. A voler essere  pignoli, bisogna  ricordare che Obama non ha  potuto da solo aiutare il New Jersey.  Le forze federali  essendo ormai   insufficienti, per fortuna sono arrivati reparti di protezione civile  dal Canada. Reduce  da trent’anni  di egemonia liberista, e da un  prolungato “dimagrimento”  del ruolo statale, l’opinione  pubblica  americana si è abitutata  a considerare il vicino Canada come una strana  propaggine di socialismo europeo . Quando Obama osserva che “la nostra forza è nello  stringerci assieme,  rispondere uniti, come una nazione  sola”, dice le  parole che l’America  si attende in un frangente come questo. Non sono  le parole  più vere. Questo  leader democratico  crede in un  patto di  cittadinanza,  in un  contratto sociale,  in una società  aperta dove  vigono  le stesse regole  per tutti. Il 6  novembre avrà  di fronte un  avversario  formidabile,  con un sistema  di valori  che si è dimostrato   altrettanto  seducente:  l’America della  gru, dove ciascuno  è libero  di  perseguire il  proprio profitto,  e lo Stato deve togliersi  di  mezzo.

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/33-internazionale/38139-la-gru-di-obama.html

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