Diminuisce il numero delle imprese in Italia

Nel 2010 le imprese attive dell’industria e dei servizi di mercato sono 4.372.143 e occupano circa 16,7 milioni di addetti, di cui 11,2 milioni sono dipendenti. La dimensione media delle imprese si conferma particolarmente contenuta, pari a 3,8 addetti per impresa. Lo rileva l’Istat, spiegando che il numero delle imprese è in calo dello 0,3% su base annua e quello degli addetti dell’1,6%..

Inoltre l’Istituto di statistica rileva come nel 2010 ciascun dipendente abbia lavorato in media 1.629 ore (8 ore in più rispetto al 2009), con livelli superiori alla media nelle costruzioni (1.669) e nell’industria in senso stretto (1.651) e inferiori nel settore dei servizi (1.610). Guardando alle buste paga, la retribuzione lorda media annua per dipendente è risultata, nel complesso, pari a 24,4 mila euro (era 23,7 mila euro nel 2009).

http://www.lastampa.it/2012/10/29/economia/lavoro-meno-imprese-piu-produttivita-HBANkXwUrhebIKbobxTyGI/pagina.html

Quando la crisi dà i numeri.

Piccolo manuale di sopravvivenza statistica

………….. non sempre i numeri dicono “subito” ciò che ci interessa sapere. E a volte possono essere addirittura fuorvianti. Massimo Mucchetti ha scritto che «negli ultimi trent’tanni, al tempo dell’informazione economica di massa, l’utilizzo dei numeri, più o meno manipolati, diventa la forma contemporanea della retorica che conquista i tanti privi del tempo e del modo di discuterli» (“Il tradimento dei numeri indiscussi”, Italianieuropei, Agosto 2011).

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-la-crisi-da-numeri-piccolo-manuale-di-sopravvivenza-statistica/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+MicroMega-online+%28MicroMega.net%29

Corte costituzionale: no alla mediazione obbligatoria

La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28, nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. cade così uno dei pilastri della riforma della giustizia, la via attraverso al quale il governo puntava a ridurre il carico soprattutto dei processi civili.
La mediazione obbligatoria … punta alla ricerca di un accordo amichevole o a una proposta per la soluzione di una controversia: l’obiettivo finale è alleggerire il sistema giudiziario nello smaltimento degli arretrati e prevenire l’accumulo di nuovi ritardi nell’amministrazione delle cause. Il tentativo di conciliare le liti deve passare attraverso una serie di soggetti riconosciuti e abilitati, inseriti in un albo speciale del ministero.
Il decreto legislativo del 2010 prevede l’istituto della mediazione obbligatoria in una serie di campi ad “alto tasso di litigiosità” quali le diatribe di condominio, le liti su diritti reali, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazioni; e inoltre su: comodato; affitto di azienda; risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti; risarcimento del danno derivante da responsabilità medica; risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità; contratti assicurativi,bancari e finanziari.

…………prima di andare dal giudice non sarà più un obbligo tentare la via della mediazione, canale alternativo di composizione delle controversie, che avrebbe dovuto sottrarre una bella fetta di nuovi fascicoli dalle scrivanie dei giudici per consentire loro di attaccare quel mostro che è l’arretrato civile. Ciò non significa certo che la mediazione sia morta e sepolta, perché la Consulta non ha intaccato le altre ipotesi. È infatti salva la possibilità di utilizzare quella volontaria: anziché andare in giudizio, chiunque può chiamare la controparte a un confronto dal mediatore. Stesso discorso per la mediazione delegata: può essere il giudice, valutata la questione, a proporre alle parti di rivolgersi presso un organismo. E questo vale anche in appello, non solo nel primo grado di giudizio. Resta poi la possibilità che la mediazione sia prevista da clausole contrattuali

Debito pubblico al 126,1% del Pil

Secondo quanto reso noto dall’Eurostat, nel secondo trimestre del 2012 il dato  è schizzato al 126,1% del Pil. Nel primo trimestre aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal ’95 quando era al 120,9%. L’Italia si conferma seconda solo alla Grecia..

La crescita del rapporto debito/Pil riguarda tutti i Paesi sotto programma di assistenza finanziaria dell’Eurozona. La Grecia ha visto risalire il suo debito al 150,3%. Balzo in avanti anche per il debito portoghese, passato dal 112% al 117,5%, e quello irlandese, cresciuto dal 108,5% al 111,5%. Anche il rapporto debito/Pil della Spagna è in netto aumento: dal 72,9 dei primi tre mesi del 2012 al 76% di fine giugno. I cinque debiti più alti, che hanno oltrepassato la soglia psicologica del 100% del rapporto con il Pil, sono quindi la Grecia (150,3%), l’Italia (126,1%), il Portogallo (117,5%), l’Irlanda (111,5%) e il Belgio (102,5%).

http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_24/nuovo-record-debito-pubblico_385418f6-1dbd-11e2-8b20-1919d504f212.shtml

Un reale Stato europeo per il nostro futuro

La nostra unica realtà possibile, l’unica che possa garantire sicurezza e stabilità, è l’Europa. Uno Stato europeo, un vero Stato – federale, decentrato, ma con una sua coesione e una sua cogente autorità, come gli Stati Uniti d’America – un’Europa di cui gli attuali Stati nazionali diventino regioni, ognuna con la sua autonomia ma nessuna delle quali abbia ad esempio diritto di veto in merito alle decisioni politiche di un governo che realmente governi né diritto di darsi leggi e tantomeno costituzioni in contrasto con i principi della Costituzione europea. Uno Stato europeo la cui autorità si affidi non ad avvertimenti o a moniti, ma all’effettività di un vero diritto.

Un reale Stato europeo è l’unica possibilità di un nostro futuro dignitoso. Oggi i problemi non sono più nazionali, riguardano tutti; è ridicolo ad esempio avere leggi diverse, nei diversi Paesi, riguardo all’immigrazione, come sarebbe ridicolo avere a questo proposito leggi diverse a Bologna e a Genova. Un autentico Stato europeo potrebbe inoltre ridurre molti costi, ad esempio le spese per tutte le infinite commissioni, rappresentanze e istituzioni parassitarie. L’Europa è, in sé, una grande potenza ed è penoso vederla spesso ridotta a litigiosa o, peggio, cauta e impotente assemblea condominiale. Per essere all’altezza di se stessa, per diventare veramente Europa, l’Unione Europea dovrebbe essere governata con decisione e autorità, senza vaporosi ecumenismi né paura di mettere in riga, a seconda dei casi, chi vuol tener pulita casa propria gettando le immondizie in quella del vicino. Probabilmente l’Unione Europea non è in grado di agire con robusta fermezza, ma se continuerà a non esserlo sarà la sua fine, un progressivo spegnersi di luci in un cinema che si vuota. Per la prima volta nella Storia, si cerca di costruire una grande comunità politica senza lo strumento della guerra. Proprio il rifiuto della guerra esige un’autorità che funzioni; la titubanza non è democrazia, ma la sua morte.

Se si ha la sensazione che l’Europa unita stia scricchiolando e sfilacciandosi……. Naturalmente ciò non significa arrendersi alla malinconia; non siamo al mondo per indulgere ai nostri stati d’animo, alle malinconie delle nostre animucce che talvolta derivano da una cattiva digestione. Disagio o no, si continua a lavorare come si può per ciò che si ritiene giusto o il meno peggio, nella testarda convinzione che «non praevalebunt». Il malessere e la stanchezza pessimista sono un male da combattere, tanto più quanto più essi sono, come oggi, sempre più diffusi. Certo, a leggere i grandi documenti così pieni di fede, dei padri fondatori dell’idea di un’Europa unita, come ad esempio il Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni ci si accorge che, in quell’epoca orrenda – come diceva Karl Valentin, geniale cabarettista e ispiratore di Brecht – il futuro era migliore.

http://www.corriere.it/cultura/12_ottobre_23/magris-disagio-europei-cerca-futuro_df4d3aea-1cf3-11e2-99b8-aac0ed15c6ac.shtml

 

Finti poveri

Veri ricchi che si fingono poveri, persone sane che denunciano gravi malattie e grazie ai falsi certificati riescono a percepire le indennità, figli o fratelli che continuano per anni ad incassare la pensione del parente morto: ogni escamotage è stato sfruttato pur di strappare qualcosa allo Stato. Ma la «voce» più consistente rimane quella dei danni erariali causati dai pubblici dipendenti con oltre un miliardo e mezzo di danni contestati a quei funzionari e impiegati che hanno contribuito a prosciugare le casse di enti e società commettendo falsi e abusi, ma soprattutto intascando «m azzette»…

Tra il primo gennaio e il 30 settembre scorsi sono state controllate 9.643 famiglie e sono stati scoperti ben 2.324 illeciti – la media di uno su quattro – con un esborso non dovuto che supera i 65 milioni di euro. Sono gli ormai famosi «falsi poveri», liberi professionisti e imprenditori che riescono a nascondere i propri guadagni e così finiscono ai primi posti delle graduatorie comunali quando si tratta di ottenere agevolazioni per mense scolastiche, per l’acquisto dei libri, per l’iscrizione dei più piccoli negli asili nido, ma anche sgravi su medicine e assistenza domiciliare….

Nei primi nove mesi del 2012 sono state 278 le persone che hanno percepito la pensione di un genitore o di un fratello deceduto. Uomini e donne che hanno occultato il certificato di morte e si sono regolarmente presentati agli sportelli per ritirare le somme. In alcuni casi hanno potuto godere della complicità dei funzionari, in altri hanno semplicemente sfruttato l’assenza di controlli da parte delle amministrazioni pubbliche. E così il danno per l’Inps è stato superiore ai 10 milioni di euro che si aggiungono agli oltre 2 milioni di indennità concesse nello stesso periodo del 2011….

Quello della sanità si rivela un vero e proprio «buco nero» con frodi e sprechi che si dimostrano clamorosi. Nel 2011 un servizio «mirato» in Puglia aveva consentito di individuare una truffa da 125 milioni di euro. E anche quest’anno numerose verifiche sono state effettuate negli stessi luoghi.
Tra i casi più «remunerativi» c’è quello degli amministratori di un ospedale che «per ottenere finanziamenti dalla Regione hanno inserito nei bilanci voci di costo insussistenti rappresentando l’utilizzazione totale dei fondi assegnati». Ma l’aspetto più inquietante riguarda le forniture. Nonostante uno dei reparti fosse adibito all’assistenza per gli anziani, è stato chiesto il rimborso di derrate alimentari come snack, patate fritte e bibite gassate che i dipendenti, anziché fornire agli ospiti, avevano provveduto a rivendersi privatamente

http://www.corriere.it/politica/12_ottobre_22/tangenti-finti-poveri-3-miliardi-sarzanini_1c0cb8de-1c09-11e2-b6da-b1ba2a76be41.shtml

2012: annus horribilis per le famiglie

…… non ci sono solo l’ulteriore aumento dell’Iva dal prossimo luglio o le nuove regole su deduzioni e detrazioni «minori». Il bilancio delle famiglie ricorderà il 2012 come un annus horribilis , perché tra tasse e tariffe le spese hanno subito un’accelerazione, spingendo la propensione al risparmio ai minimi dal 1999. Il potere d’acquisto continua a scendere (-4,1% rispetto a un anno fa), così come il reddito disponibile degli italiani, che devono fare i conti con l’inflazione e gli stipendi fermi.

Il risultato è che il costo della vita per le famiglie, a seconda delle tipologie, è già aumentato a settembre di oltre mille euro (per una coppia con due figli si arriva a 1.731 euro). Il Codacons ha calcolato la stangata, elaborando i dati dell’Istat, tenendo conto dell’inflazione da un anno all’altro e ipotizzando l’impatto che avrà l’aumento delle due aliquote dell’Iva a regime, cioè nel 2014 (quella agevolata passerà dal 10 all’11% e quella ordinaria dal 21 al 22%). Per effetto della nuova imposta sul valore aggiunto, il carrello della spesa – ma qui intendiamo non solo quella alimentare, anche i trasporti e il tempo libero – costerà per un single con meno di 35 anni 227 euro in più, per una coppia giovane senza figli +311 euro e per chi ha due ragazzi +384 euro, mentre per un anziano +178 euro

http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_21/tasse-redditi-consumi-conti-italiani-basso_a02cb8fe-1b45-11e2-9e30-c7f8ca4c8ace.shtml