Consumi e consolazione

Nell’Europa in preda a una crisi economica e finanziaria di lunga durata, alcuni osservatori sostengono che l’iperconsumo, e l’ascesa incessante dei desideri superflui che a esso si accompagna, sono inevitabilmente destinati a scomparire. Calo del potere d’acquisto, rischi per l’ambiente, desiderio di qualità di vita e slow life, overdose di marketing: è un consumatore “saggio”, ragionevole, frugale, quello che si annuncia, un “resistente” anticonsumo. È legittimo interrogarsi sulle chances di successo di un simile scenario…

Sicuramente si stanno evolvendo modalità di consumo che iniziano a tener conto delle esigenze dell’ambiente, ma tutto questo non farà emergere una cultura della “semplicità volontaria”. Le persone smetteranno di desiderare le novità commerciali, di andare a caccia di musiche inedite, di viaggiare ai quattro angoli del mondo, di andare al concerto e al ristorante, di visitare i parchi di divertimenti, di divorare gli ultimi film e videogiochi? È evidente che non succederà. Lo scenario che si annuncia è che avremo un maggior numero di prodotti che consumano poca energia, ma un consumo sempre più forte di servizi, cure e prodotti culturali.

Nulla arresterà la smodata inclinazione dei consumatori per le novità, e questo perché si tratta di una tendenza che affonda le radici in fenomeni strutturali come la “detradizionalizzazione” delle culture, il culto dei godimenti materiali, l’avvento di economie fondate sull’innovazione perpetua. Questi processi ci condannano a vivere in società caratterizzate dall’amore per il cambiamento in sé e per sé. Non si tratta di una moda effimera, né di un puro effetto di manipolazione pubblicitaria, ma di una logica connaturata alle società nomadi e globali che hanno eliminato la tradizione, intesa come eredità di una storia. ..

Che cosa vediamo allora? La passione per i viaggi, per le serie televisive, per i gadget tecnologici di moda, per musiche e cucine nuove, per l’arredamento della casa, sono tutti in piena espansione. E mentre cresce l’isolamento delle persone e il malessere soggettivo, i consumi funzionano come un mezzo di consolazione, come una forma di terapia, un modo per dimenticare quello che ci frustra, ci ferisce, ci angoscia. Nelle società iperindividualiste centrate sulla ricerca della felicità privata, è diventato insopportabile non “farsi piacere” attraverso esperienze rinnovate. Tutto contribuisce ad amplificare la smania di acquistare

…..un settore in piena espansione, tanto che può essere definito come una sorta di “capitalismo culturale”. Lo definiamo così perché diventa non una semplice produzione di oggetti o di modelli razionali e materiali, ma un vero e proprio mondo di simboli, di significanti e di un immaginario sociale planetario.

In questo senso anche il desiderio che proviamo per i marchi non mostra segnali di declino. Ne è la prova la Applemania, lo sviluppo spettacolare del mercato mondiale del lusso, il successo dei grandi brand automobilistici tedeschi, i fan club, l’ossessione degli adolescenti per i loghi. Il gusto dei marchi si generalizza abbracciando ogni cosa, perché rassicurano l’iperconsumatore scombussolato, perso in questa super-offerta commerciale ed estetica. In una società alleggerita delle grandi utopie collettive, i marchi assolvono a una funzione ineliminabile: sono sogni, offrono punti di riferimento, sicurezza; e sono anche strumenti di autovalorizzazione per consumatori ormai slegati dalle antiche forme di appartenenza collettiva….

 

http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/11/16/news/le_leggi_del_desiderio-46768195/?ref=HREC2-12

Per il riconoscimento dello ius soli

L’impegno per la cittadinanza italiana ai bimbi stranieri non deve cadere. Questi bambini sono figli della nostra terra anche se ci portano un’origine e una storia differenti ma ci arricchiscono e con loro costruiremo un grande futuro». Il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi rilancia l’impegno del governo per il riconoscimento del cosiddetto ius soli, ovvero la possibilità di acquisire la cittadinanza del nostro Paese per il semplice fatto di essere nati sul territorio italiano. Un diritto che altri stati già riconoscono ma che l’Italia ancora non concede. Motivo questo che spinge l’Unicef a prendere posizione e a lanciare una campagna massiccia per far sì che Comuni e altri enti riconoscano fin da subito quantomeno una cittadinanza onoraria ai bambini nati entro i confini italiani da cittadini di altre nazionalità….

Quasi un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia e di questi più di 500 mila sono nati nel nostro Paese – sottolinea Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef Italia -. Per questo motivo abbiamo deciso di richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che sono tra noi». Il governo, dal canto suo, sembra non volersi tirare indietro, anche se una nuova legge non sembra ancora alle viste: «Gli stranieri non sono un problema umanitario ma sono un aiuto per la crescita – ha evidenziato ancora il ministro Riccardi, presente al lancio della campagna -. Questo non dipende dal governo ma dal parlamento, la palla quindi passa alla prossima legislatura».

Attualmente la normativa prevede che il minorenne che nasca in Italia da cittadini residenti ma non cittadini divenga titolare di permesso di soggiorno temporaneo che deve essere rinnovato dai famigliari fino alla maggiore età e questo in contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, recepita dalla legislazione italiana.

http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_15/unicef-campagna-cittadinanza-bambini-stranieri_7c87a1ea-2f2f-11e2-8b0e-23b645a7417c.shtml