Il posto miglore in cui nascere nel 2013

nascitaQuale è il paese migliore in cui nascere nel 2013 (l’anno in cui verrà al mondo anche il “royal baby”, il bebè erede al trono, figlio di William e Kate, nipote della regina Elisabetta)? Il settimanale Economist ha provato a fornire una risposta “scientifica” nel supplemento speciale “The World in 2013” che esce ogni fine anno con previsioni e statistiche sul futuro prossimo venturo.

Gli specialisti dell’autorevole rivista inglese hanno messo insieme una montagna di dati, dal reddito medio al tasso di disoccupazione, dal livello dei criminalità all’assistenza sanitaria, dalla demografia al clima, dal senso di comunità alle scuole, dagli investimenti esteri all’aspettativa di vita media, per calcolare il luogo dove un neonato avrebbe le migliori opportunità, il posto dove potrebbe crescere meglio, insomma il biglietto vincente alla lotteria della vita. I risultati non sono particolarmente sorprendenti. In testa alla classifica c’è la Svizzera, una delle nazioni più pacifiche, meglio governate e più ricche della terra, con una posizione geografica al centro dell’Europa  – // senza peraltro farne parte, cosicché le ansie dell’euro non la riguardano. Al secondo posto, l’Australia, ribattezzata da tempo da alcuni “Australia Felix”, calamita di immigrati e dinamismo, una società aperta, giovane, ottimista, sebbene “down under”, come si autodefiniscono i “canguri”, ovvero situata “là sotto” nelle carte geografiche, lontana da tutto. Poi seguono i “soliti noti”, i paesi dell’Europa del nord, in particolare gli scandinavi, dove si sa che il benessere è alto e l’ordine sociale pure, nell’ordine Norvegia, Svezia, Danimarca (tutti fuori dall’euro, tra parentesi). In  effetti l’unico paese dell’eurozona nelle prime dieci posizioni è l’Olanda, all’ottavo posto della graduatoria. 

L’Europa del sud attira di meno, come luogo per nascere e sentirsi fortunati, nel 2013, ma nemmeno questa è una sorpresa, a dispetto delle migliori condizioni climatiche rispetto alla Scandinavia. Ai problemi strutturali di questa parte del mondo si sono aggiunti quelli portati dalla crisi dell’euro, per cui l’Italia è al 21esimo posto, la Spagna al 28esimo, la Grecia al 34esimo. Ma c’è da notare che non figurano molto meglio i “big 3” dell’Unione Europea, la Germania (al 16esimo posto), la Francia (al 26esimo), la Gran Bretagna (al 27esimo)

 

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/04/news/la_lotteria_della_vita-48052926/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Per una scuola senza schermi

Un appello perché la scuola, almeno per i bambini tra i 3 e gli 8 anni, sia zona franca da schermi e computer. La provocazione è in una lettera aperta indirizzata a Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione e anche lui maestro elementare, lanciata da Franco Lorenzoni, maestro elementare

bambino……i bambini sono sottomessi, fin dalla più tenera età, ad un bombardamento tecnologico senza precedenti e si moltiplicano le ore che, anche da molto piccoli, passano davanti a schermi di ogni misura. La scuola, in questo contesto, deve affrontare con intelligenza e sensibilità la questione, rifiutando di appiattirsi sul presente e seguire l’onda. L’illusione che, di fronte a bambini sempre meno capaci di attenzione prolungata, li si possa conquistare lusingandoli “con gli strumenti che a loro piacciono” è assurda e controproducente….

Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo. La Scuola dell’Infanzia e i primi due anni della Scuola Primaria devono essere luoghi liberi da schermi. Non ho nulla contro la tecnologia (che tra l’altro può essere di grande aiuto per i bambini che hanno bisogni educativi speciali, come nel caso della dislessia), ma è necessario reagire alla troppa esposizione tecnologica dei più piccoli….

I bambini hanno un disperato bisogno di adulti che sappiano attendere e accogliere le parole e i pensieri che affiorano, che siano capaci di ascoltarli e guardarli negli occhi. Hanno bisogno di tempi lunghi, di muovere il corpo e muovere la testa, di dipingere e usare la creta; devono poter essere condotti ad entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. E cominciare a scrivere e a contare usando matite, pennelli e pennarelli, manipolando e costruendo oggetti per contare, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole. Hanno bisogno di scontrarsi e incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi…

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/lettera_lorenzoni_libri_elementari-48057291/?ref=HREC1-11

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/appello_perch_bambine_e_bambini_dai_3_agli_8_anni_siano_liberi_da_schermi_e_computer_nella_scuola_-48057286/