Liste pulite: approvato il decreto legislativo

elez«Semaforo verde» in Consiglio dei ministri al decreto legislativo che introduce nuove norme in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze passate in giudicato. Di fatto non potranno diventare deputato, senatore od europarlamentare, assumere cariche di governo ma neanche ambire a cariche elettive a livello regionale, comunale e circoscrizionale quanti hanno riportato condanne superiori a due anni per tutta una serie di reati gravi che vanno dall’associazione per delinquere al terrorismo, dalla riduzione in schiavitù alla tratta di persone, dal sequestro di persona all’associazione di tipo mafioso e per tutti i delitti contro la pubblica amministrazione (peculato, corruzione, concussione, malversazione ai danni dello Stato).

Esclusi anche coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione sempre per delitti non colposi per i quali siano previste la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni e, quindi, la custodia cautelare in carcere (non viene indicato un elenco preciso, ma le fattispecie possono essere tante: furto, rapina, usura, truffa, favoreggiamento personale, stalking, bancarotta fraudolenta, manipolazione dei mercati, frode fiscale, etc). Una delega in tal senso era stata espressamente affidata all’esecutivo dal ddl anticorruzione entrato in vigore nelle scorse settimane: le nuove norme sulle cosiddette «liste pulite» prevedono la decadenza della carica qualora la causa di incandidabilità (ovvero la sentenza definitiva di condanna) intervenga durante il mandato.

«La scelta è caduta sui reati per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni – ha ricordato il ministro della Giustizia, Paola Severino – perché il legislatore li configura come una categoria di reati di gravità e pericolosità rilevanti per i quali è prevista la custodia cautelare. La delega poteva essere riempita con criteri diversi, ad esempio con un’elencazione di reati uno per uno, ma questo avrebbe comportato un rischio elevato di dimenticanze e disattenzioni». Il decreto sulle cosiddette «liste pulite» sarà ora trasmesso al parere delle Commissioni di Camera e Senato chiamate ad esprimere entro 60 giorni un parere obbligatorio ma non vincolante. 

http://www.lastampa.it/2012/12/06/italia/politica/liste-pulite-via-libera-al-decreto-mAxKWbzL5hvRKGh88DewAO/pagina.html

Le giornate vuote in carcere

Carcere viene dall’aramaico “carcar”, che significa tumulare. Poi la puoi chiamare casa circondariale, ma io il cimitero non lo chiamo casa». Don Pietro Raimondi, cappellano carcerario dell’Istituto di Custodia Cautelare di San Vittore, descrive così lo stato dei carcerati, ridotti a vivere giornate vuote, immobili, quasi prive d’attività.

 La maggior parte di loro trascorre 22 ore in cella: non fanno nulla, stanno sdraiati a letto. La percezione è quella di essere sospesi nel tempo, una condizione che il cappellano identifica nel momento in cui ai detenuti viene ritirato l’orologio. «Pensate a cosa accade il giorno dell’arresto: tutte le relazioni s’interrompono. L’esistenza si ferma di colpo», sottolinea. Da lì in poi inizia un’attesa in cui i giorni si assomigliano tutti. «Se una mattina Milano diventasse in bianco e nero, per loro non cambierebbe molto», aggiunge don Pietro …..

… Una dimensione importante è infatti quella comunitaria, che non sempre riesce a svilupparsi pienamente. Se da un lato, in un carcere come Rebibbia, si è creato un forte senso di solidarietà, dall’altro si hanno casi come quello di San Vittore, dove c’è un ricambio di 20 o 30 persone al giorno. Quando saluti una persona, non sai se la rivedrai il giorno successivo: si vive in una a-comunità, una gigantesca sala d’attesa. Dove la mancanza assoluta di legami si scontra con la convivenza forzata, il rischio di tensioni è una costante. A maggior ragione quando il 65% dei detenuti sono stranieri di tutte le nazionalità. «È un miracolo di convivenza – commenta don Pietro – anche se è innegabile che stiamo con il freno a mano tirato tutto il giorno»….

Don Gino Rigoldi descrive una situazione diversa nel carcere minorile Beccaria, dove l’ambiente è mediamente sereno. I ragazzi sono costantemente assistiti e motivati da un gruppo di educatori che organizza attività formative, ricreative, parascolastiche. «Oggi ci sono 62 detenuti – spiega il cappellano – ma una rivolta non è nemmeno immaginabile. Cagliari ne ha 12 e si verificano due o tre rivolte l’anno. Lo stesso accade a Firenze, Bologna, Bari. Da Roma in giù, escluso Napoli, nelle carceri minorili vige un regime da 41bis: hanno due ore d’aria e per il resto non fanno assolutamente niente». Dei suoi ragazzi, invece, don

http://www.vocidimilano.it/articolo/lstp/26003/

Torna la paura dell’idraulico polacco?

 Fino a pochi giorni fa a 12 chilometri da Bordeaux si trovava una magnifica villa del Settecento, la «Bellevue», orgoglio della cittadina di Yvrac, benché un po’ acciaccata. L’uomo d’affari russo Dmitry Stroskin aveva comprato «Bellevue» per restaurarla e farne il cuore della sua vita da francofilo, affidando i lavori a una impresa polacca (Stroskin vive abitualmente a Varsavia e commercia tra Francia, Polonia e Russia). Solo che c’è stato un errore: invece di abbattere la piccola dependance e rinnovare la villa, gli operai hanno fatto il contrario. Addio «Bellevue», completamente rasa al suolo.

  La disavventura del signor Stroskin ha dato un nuovo impulso alle polemiche sull’«idraulico polacco», ormai mitica figura creata dalla fantasia e dai timori degli euroscettici: nel 2005 il dibattito sull’approvazione della Costituzione europea fu dominato in Francia dalla paura per gli effetti perversi della direttiva Bolkestein, che liberalizzava la prestazione dei servizi all’interno dell’Unione. Chi avrebbe più ingaggiato un francese, se per riparare lo stesso tubo c’era subito a disposizione un idraulico polacco disposto a fare il lavoro per un decimo del prezzo? Al referendum sulla Costituzione europea vinse il «no», uno stop all’integrazione che scontiamo ancora oggi con la crisi dell’euro

http://www.corriere.it/esteri/12_dicembre_05/francia-villa-abbattuta-errore-idraulico-polacco-yvrac_2dfbe74c-3ef8-11e2-b5b1-5f0211149faf.shtml