Crescere o decrescere? Questo è il problema

decresVorrebbe introdurre la settimana lavorativa di 20 ore per tutti e chiudere il 50% delle autostrade tedesche e il 75% degli aeroporti, perché sono dei “Klimakiller” e delle “arterie vitali della distruzione”. Ecco a voi Niko Paech, il più noto “economista post-crescita” in Germania, il più radicale profeta della decrescita in un Paese che della crescita ha fatto il suo tradizionale punto di forza. 51 anni, professore di Produzione e Ambiente con contratto a tempo determinato all’università di Oldenburg, sassofonista in due band nel tempo libero, Paech non si limita a chiedere di tagliare i consumi perché ormai, come spiegava qualche giorno fa al Tagesspiegel, «non consumiamo più per aumentare la nostra felicità, bensì per evitare l’infelicità che si rischia quando gli altri hanno da esibire più cose di noi, cioè non consumiamo più per eliminare la scarsezza, bensì per formare la nostra identità». 

Paech applica anche nella vita quotidiana i principi che illustra nelle sue conferenze, 80 solo l’anno scorso, date in genere senza intascare un soldo (si fa solo coprire le spese). Bisogna consumare meno? Ecco allora che Paech non ha un cellulare, non possiede una casa di proprietà, compra usati i libri di letteratura specializzata, se ne va in giro con una vecchia giacca che ha comprato al mercatino delle pulci e ha portato in sartoria per farsela adattare, non mangia carne né uova, non ha un’auto, visto che si sposta in treno oppure su una delle sue due bici. Sull’aereo c’è salito una sola volta in vita sua. Ha un notebook, che però appartiene all’università; il suo ormai non poteva più portarselo in giro, visto che era diventato impossibile lavorarci solo con le batterie: l’aveva usato per dieci anni di fila. Ma non l’ha gettato: l’ha passato alla sua ragazza, una cuoca vegetariana. Del resto, ricorda la Zeit, Paech ha contribuito a tirar su a Oldenburg un mercatino per scambiare oggetti usati e lui stesso lo visita regolarmente. ….

http://www.lastampa.it/2012/12/13/economia/paech-profeta-della-decrescita-radicale-aboliti-aereo-cellulare-carne-e-uova-uMigHIEARH9tKm6wnqdrKK/pagina.html

Il respiro della speranza

Gli alunni del Liceo “Don Lorenzo Milani” hanno incontrato Pino Masciari.

IMG_0176-1024-300x223[1]Abbiamo avuto l’onore di conoscere uno tra i più importanti testimoni di giustizia italiani: Giuseppe Masciari, o meglio ‘Pino’ come ha ribadito più volte di voler essere amichevolmente chiamato.

Durante quest’incontro Pino ci ha raccontato la storia della sua travagliata vita…….

….Sarebbe stato più semplice, forse, sottostare al volere delle mafie ma come ci ha detto Pino stesso: “se l’avessi fatto non avrei trovato il coraggio di guardarmi allo specchio”. Ha detto:” sono pronto a morire per lo Stato e per la Costituzione, credo nelle istituzioni e sono orgoglioso di essere italiano. Quando istituzioni e società civile si assumono le proprie responsabilità lo Stato vince. In questo credo e continuo a credere ed è per questo che sono certo che la mia vicenda si concluderà con la giusta reintroduzione sia in ambito lavorativo che sociale ed umano“.

Negli ultimi tempi è cresciuta la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Molti uomini non hanno il coraggio di denunciare e di reagire ai soprusi. Ma Pino è la prova del fatto che contro l’illegalità è possibile farcela.

Leggi il documento………Il respiro della speranza

Visita sito di Pino Masciari

http://www.pinomasciari.org/

Per non buttare nulla…confezioni che evitano lo spreco

dentifriciioAvete l’abitudine di spremere il tubetto di dentifricio fino allo spasimo, accartocciandolo sul lavandino del bagno? Vi disturba l’idea di buttar via la confezione di maionese e di ketchup lasciandone così tanto là in fondo? A maggior ragione, non tollerate che il prezioso siero anti-rughe non esca tutto dal suo contenitore? Avete ragione voi, e consolatevi: siete la maggioranza. Una quota crescente dei consumatori sono insofferenti verso un packaging che trattiene sempre qualcosa, ci costringe a buttare nella spazzatura parte del prodotto acquistato.

Una ricerca compiuta dalla società di consulenza Booz & Co.,e pubblicata sul Wall Street Journal, rivela che la bottiglia media di shampoo “trattiene” pervicacemente dall’8% al 10% del suo contenuto. Consumatori meno accorti di voi, o meno testardi, alla fine si arrendono e la buttano via così. Hanno pagato il 100% dello shampoo e ne hanno usato solo il 90%. Ci sono prodotti per i quali il “residuo” è ancora più elevato, si arriva a punte del 25% per certi tipi di tubi usati dall’industria alimentare.
Gli esperti di marketing spiegano che nella lotta quotidiana contro il packaging intervengono diversi fattori psicologici: oltre alla volontà di risparmio e all’avversione contro lo spreco, c’è il gusto di “sentirsi vincitori” contro le grandi marche che stanno cercando di fregarti. Il 97% degli americani intervistati dichiarano che “estrarre tutto il contenuto della confezione” per un prodotto cosmetico o di igiene intima è “molto importante”.

L’industria è costretta finalmente ad ascoltarli. Tra le marche citate dal Wall Street Journal perché stanno riprogettando il packaging, figurano in prima fila i grandi nomi della cosmesi di lusso. La Prairie, ad esempio, vende un prodotto contro le rughe attorno agli occhi, dal nome evocativo: Skin Caviar Luxe Eye Lift Cream. Il prezzo effettivamente è da caviale: 310 dollari la confezione. Con un’etichetta a quei livelli, La Prairie si è decisa a fornire un accessorio speciale: una piccola spatola con la quale la cliente può essere certa di grattare via l’ultima oncia dell’unguento miracoloso

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/13/news/confezione_spreco-48638365/?ref=HREC2-1

Ue: accordo sulla supervisione bancaria

bceDopo una maratona negoziale durata quasi 17 ore, i ministri delle finanze della Ue hanno dato il via libera alla prima fase dell’unione bancaria, ovvero la supervisione unica: dal 1 marzo 2014, la Bce avrà il potere di monitorare tutte le banche della zona euro – e dei Paesi fuori dalla moneta unica che aderiranno all’unione – con asset per almeno 30 miliardi di euro o che rappresentano il 20% del pil del Paese. Saranno più di cento, almeno nell’immediato, le banche che finiranno sotto la supervisione di Francoforte da marzo 2014. 

 L’accordo sulla supervisione bancaria unica è «il primo fondamentale passo verso l’unione bancaria», e ha come obiettivo «restaurare la fiducia nel sistema e interrompere il circolo vizioso tra banche e crisi dei debiti», ha detto il commissario Ue al mercato Interno Michel Barnier al termine della riunione fiume. L’accordo finirà tra poche ore sul tavolo dei capi di Stato e di governo, che gli daranno il placet finale, e poi passerà al Parlamento europeo… 

La supervisione unica è la prima tappa dell’unione bancaria, e apre la strada anche alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo salva-Stati Esm, passo necessario per non far pesare sui debiti pubblici le operazioni di sostegno alle banche in difficoltà (oggi gli aiuti vengono dati agli Stati e non direttamente alle banche). Secondo quanto ha spiegato Barnier, fino a che la supervisione unica non sarà operativa, l’Esm potrà chiedere l’intervento singolo della Bce sulla banca che vuole ricapitalizzare

http://www.lastampa.it/2012/12/13/economia/via-libera-alla-supervisione-bancaria-ue-89jmRhPKbq9d0cXEYi6lVL/pagina.html