Un centesimo da 2.500 euro

centArriva sul mercato del collezionismo una monetina che la Bolaffi definisce «il Gronchi rosa dell’euro». Il richiamo è al famoso francobollo stampato con un errore nel 1961, immediatamente ritirato e mandato al macero; i pochi rettangolini di carta superstiti sono tuttora molto ricercati dai collezionisti e oggi valgono circa mille euro (mentre il valore facciale era di 205 lire, cioè sui 40 centesimi di euro). Nel caso d’attualità che riguarda le monete, l’errore è un conio con valore facciale da 1 centesimo ma con il diametro e l’immagine al dritto della moneta da 2 centesimi, la Mole antonelliana di Torino, anziché l’immagine di Castel del Monte (in Puglia) che dovrebbe essere su tutte le monetine da 1 centesimo.  

Anche queste monetine sbagliate, come era successo col Gronchi rosa, sono state ritirate non appena ci si è accorti dell’errore; ma anche nel caso del «centesimo Mole» alcuni esemplari sono sfuggiti alla distruzione. Ne è nato un caso giudiziario lungo 11 anni che si è risolto solo ieri e che permetterà di mettere presto sul mercato del collezionismo il primo esemplare di «centesimo Mole». 

La Bolaffi annuncia la vendita all’asta di un primo esemplare il prossimo 23 maggio con una base di partenza di 2.500 euro. 

 Ma pare che i sei centesimi nella mani della Bolaffi non siano gli unici in circolazione; gli esperti stimano che le monetine sfuggite alla distruzione nel 2002 siano almeno un centinaio, e ora la stessa Bolaffi valuta che «dopo questa sentenza è plausibile che altre ne vengano alla luce».  

http://www.lastampa.it/2013/01/24/economia/arriva-il-gronchi-rosa-della-monete-un-centesimo-che-vale-euro-ofsqIyv9eHGexcmc7bP6DM/pagina.html

I senza “polis”

ASIA_-_apolidi_e_rifugiati[1]Negli angoli più nascosti del pianeta, vivono tuttora milioni di “nessuno”: cittadini di nessuno Stato, dimenticati dai governi, ignorati dai censimenti. Se appartenessero alla stessa nazione, calcolati tutti assieme, equivarrebbero più o meno alla popolazione di Cuba o del Senegal. Tuttavia, per definizione, non appartengono a nessun Paese. Sono gli apolidi, i senza “polis”, senza Stato, gli invisibili del mondo. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr), sono almeno 12 milioni. Una stima approssimativa dato che statistiche certe sono disponibili solo in 65 Paesi. Senza cittadinanza, non hanno accesso ai più elementari diritti: l’istruzione, i servizi sanitari o la proprietà. Non compaiono su alcun registro. Non possono viaggiare né votare. Fantasmi per la legge, non possono aprire un conto corrente, contrarre matrimonio o registrare la nascita di un figlio. Alcuni subiscono lunghi periodi di detenzione, solo perché non possono provare chi sono e da dove vengono. Costretti a galleggiare in un limbo legale, lottano per uscirne, per essere visti, per essere ascoltati.
«Meno voce hai, meno possibilità hai di essere rappresentato», è amaro il professore Brad
Blitz, cofondatore dell’Osservatorio internazionale sull’apolidia.
Si diventa apolidi per diversi motivi: migrazioni, annessione di territori, leggi matrimoniali, contraddizioni legali, pratiche burocratiche mal concepite, discriminazioni, assenza di un
certificato di nascita, capricci della storia. Alcuni sono stati cacciati da un Paese e si sono visti rifiutare persino lo status di “rifugiato” dalle altre nazioni, altri non si sono mai allontanati da casa ma hanno scoperto di essere rimasti incagliati in uno slittamento di confini…..

12 milioni di apolidi