Robot che rubano lavoro

robot1«I robot che rubano il lavoro all’uomo? Fesserie: l’automazione consente alle industrie dei Paesi più avanzati di competere, di recuperare produzioni che erano finite in Cina o in Messico, Paesi a basso costo del lavoro. E i robot che sostituiscono la manodopera generano nuovo lavoro, a cominciare da quello per costruirli, programmarli ed effettuare la loro manutenzione». Parola della Robot Industries Association, che ha appena celebrato a Chicago Automate 2013, il suo salone che è anche una “convention” annuale. La lobby Usa dell’automazione industriale alza la voce perché da un po’ di tempo a questa in America si diffondono le tesi allarmate di alcuni esperti circa l’impatto negativo della tecnologia sul mondo del lavoro….

Race Against the Machine, un libro pubblicato nel 2011 da Erik Brynjolfsson ed Andrew McAfee, è diventato la bibbia di chi sostiene che l’insidia per i lavoratori dei Paesi avanzati non viene tanto dalle nazioni emergenti, quanto da un progresso tecnologico troppo veloce e troppo concentrato sulle tecnologie informatiche. Un processo che non riesce ad aprire la strada a nuove produzioni e a nuovi mestieri con la stessa velocità con cui scarica gli addetti resi superflui dai processi di automazione. La rivoluzione industriale degli ultimi due secoli ha camminato su innovazioni radicali – dal motore a vapore all’elettricità – che hanno letteralmente generato nuovi settori industriali e la capacità di soddisfare nuovi bisogni. La rivoluzione delle tecnologie digitali sta forse cambiando le nostre vite in modo altrettanto radicale, ma i nuovi lavori che nascono dal mondo delle applicazioni, pur numerosi, non sono la valanga che sarebbe necessaria….

Nessuno, ad oggi, ha tutte le risposte. Non si può certo chiudere la porta alla tecnologia, anche se non c’è alcuna certezza che il «contagio dello sviluppo» che abbiamo vissuto negli ultimi due secoli continui anche nell’era del digitale. Fa, però, impressione leggere che la metà dei 7,5 milioni di posti di lavoro persi negli Usa durante la Grande recessione iniziata del 2008-2009 erano impieghi ben pagati del ceto medio. Le aziende, superata la recessione, sono tornate ai vecchi livelli di attività produttiva, più efficienti e redditizie. Ma quei posti di lavoro non sono tornati. E anche in Europa, dal 2008 al giugno 2012 sono svaniti 7,6 milioni di posti di lavoro ben pagati. Non saranno gli ultimi. Basti pensare ai droni, aerei che si guidano da soli, all’auto senza conduttore (in sperimentazione sulle strade della California e dell’Arizona) e ai treni automatici (già in servizio, dalla baia di Tokio a Dubai). Trema chi lavora con un volante in mano. Negli Stati Uniti sono un esercito: oltre tre milioni i camionisti, quasi 600 mila gli autisti di autobus, 340 mila i tassisti.

http://www.corriere.it/economia/13_gennaio_24/robot-occupazione_af7b02c0-6672-11e2-a999-f4ff91782969.shtml

One thought on “Robot che rubano lavoro

  1. La questione per gli autisti forse è piuttosto il costo dei carburanti! L’automazione non è gratis, e non è detto che sia così vantaggiosa per certe attività.

    Questa cosa mi fa tornare in mente la linea che produceva lavatrici alla Electrolux di Treviso con i robot. E’ scomparsa, perché era poco elastica: inadatta per prodotti di alta gamma, e comunque non competitiva con gli operai sottopagati dell’Asia. Una vicenda che in realtà sembra ripetersi ciclicamente: la robotica e le sue avventure non sono una novità, sono una realtà acquisita. Probabilmente stiamo già toccando i limiti intrinseci di queste tecniche.

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