Come un pullman su un passo di montagna

tornante“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose», ci ammoniva Albert Einstein e lo penso ogni volta che vedo gli italiani gridare agli sprechi e nello stesso tempo indignarsi per i tagli che cercano di eliminare quegli sprechi.

Ci vuole serietà, non si può chiedere una sanità più efficiente e ospedali capaci e contemporaneamente pretendere di avere un reparto maternità in ogni paese o in ogni quartiere. La vita reale che ci aspetta da domani è ancora fatta di difficoltà, di piccoli passi, di tentativi, ma dovrebbe essere fatta anche di speranza e di volontà.

Per questo dico che è stata una campagna elettorale deludente, complice l’oscena legge elettorale, perché tutta puntata sull’immediato e senza idee che parlassero di futuro, idee capaci di accendere l’immaginazione, di dare coraggio, di spingere all’impegno. Le campagne elettorali hanno però due soggetti, i politici e gli elettori. Anche noi siamo chiamati ad essere responsabili e credibili: nelle richieste che facciamo come nel voto che esprimiamo…..

E abbiamo tutti il dovere di tenere la testa alta. Di pensare non soltanto a noi e all’immediato ma anche al Paese che vogliamo costruire per i nostri figli o i nostri nipoti. Dovremmo imparare a non illuderci di fronte a ricette di cortissimo respiro: ti rimetto in tasca alcune centinaia di euro, come una sorta di una tantum, ma ti nego la possibilità di pensare ad una sanità migliore, che riduca le umilianti liste d’attesa, a un welfare più al passo coi tempi, in cui una madre non sia costretta a scegliere tra il lavoro e la cura dei figli, a una scuola che rispetti gli insegnanti, valorizzi i bambini e non costringa i genitori a portare ogni settimana sapone, fogli e carta igienica.

Quando penso alla responsabilità di essere cittadini penso che questo contenga la necessità di non raccontarsi storielle facili e consolatorie: non è solo eliminando la cosiddetta «casta» che si risolveranno i nostri problemi. Non è sufficiente: è solo sostituendo i ladri, i corrotti e gli incapaci con persone più degne e preparate che ci incammineremo sulla strada giusta.

Il prossimo Parlamento, grazie alla pressione dell’opinione pubblica, avrà il merito di essere più giovane, di avere più donne, più volti nuovi e una percentuale di gran lunga inferiore di inquisiti e screditati. Questa è un’indubbia conquista, ma non pensiamo che questo sia tutto: ci vogliono idee per costruire e capacità di farlo, a questa sfida saranno chiamati tutti gli eletti.

Pensare che basti essere giovani e nuovi per aver risolto ogni problema è un po’ infantile e non riconosce nessun valore all’esperienza e alla capacità: mi immagino il futuro dell’Italia come un pullman che deve superare un passo di montagna, ci sono curve ghiacciate, salita e discesa, vorrei che a bordo con me ci fosse gente per bene, simpatica e solidale, ma mi farebbe anche piacere avere un autista che ha idea di dove andare, che conosca il percorso e magari non sia alla sua prima esperienza di guida…

Dall’editoriale di Mario Calabresi su La Stampa del 24 febbrio 2013

http://www.lastampa.it/2013/02/24/cultura/opinioni/editoriali/il-realismo-che-serve-al-paese-VtjcsXKLCFVKcH0FCBzogM/pagina.html

 

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