Politici di professione

……….. essere professionisti della politica non è una vergogna né una colpa. E’ colpevole, e vergognoso, essere dei professionisti della politica ladri e incapaci.

 In questi ultimi decenni ne abbiamo avuti un’infinità e la stampa porta il merito ma anche la responsabilità di averli resi popolari, preferendo esibire i fenomeni acchiappa audience piuttosto che il lavoro serio ma noioso di tanti membri delle commissioni parlamentari. ….

Gli ideali e l’onestà sono la base per distinguere i buoni leader dai cialtroni che ci hanno ridotto in questo stato. Ma la politica è anche un mestiere con regole precise: l’attitudine all’ascolto, la conoscenza della materia trattata e delle procedure legislative, la capacità di giungere a una sintesi che in democrazia è quasi sempre un compromesso tra diversi egoismi, come ben sa chiunque abbia frequentato un’assemblea di condominio. Era così ai tempi di Pericle e delle lavagnette di creta. Lo rimarrà nell’era di Grillo e del web, con buona pace di chi pensa che la democrazia diretta possa abolire il filtro della rappresentanza. I rimpianti Cavour e De Gasperi non erano dilettanti o improvvisatori. Erano politici di professione, come lo è oggi un Obama….

 

Da un articolo di Massimo Gramellini su La Stampa del 2marzo 2013

http://www.lastampa.it/2013/03/02/cultura/opinioni/buongiorno/le-virtu-del-buon-politico-pKekhgWD3FLbt51STLzrtN/pagina.html

L’economia arretra ancora

crisi-economica-L’economia italiana arretra e, con un calo drammatico del 2,4%, indietreggia di oltre 10 anni, portandosi al di sotto dei livelli del 2001. Una regressione pesantissima dovuta in gran parte al crollo dei consumi delle famiglie che, alle prese con una pressione fiscale mai vista prima, hanno ridotto la loro spesa di oltre il 4%..

Nonostante l’aumento della pressione fiscale al 44% del Pil, percentuale record che l’istituto di statistica non ha mai misurato prima con l’attuale metodo di calcolo, il debito al lordo dei contributi ai fondi Salva-Stati è schizzato al 127% del prodotto interno lordo, oltre sei punti percentuali in più rispetto al 2011. L’incremento delle entrate dovuto sia alle imposte indirette (+5,2% con Imu e accise) che alle dirette (+5,2% con l’Irpef e le addizionali regionali) non è dunque bastato a contenere il debito che è salito ad un livello mai rilevato dall’Istat (anche in questo caso dall’inizio delle serie storiche nel 1990) e che supera, anche se di poco, le stime del governo

 Nel 2012 la spesa per consumi delle famiglie ha mostrato un’ampia contrazione in volume (pari al -4,3%), dopo essere risultata quasi stabile nel 2011 (+0,1%). Il calo dei consumi delle famiglie residenti sul territorio economico è stato particolarmente marcato per i beni (-7%), mentre la spesa per i servizi ha registrato una diminuzione dell’1,4%. In termini di funzioni di consumo, le contrazioni più accentuate hanno riguardato la spesa per vestiario e calzature (-10,2%) e quella per i trasporti (-8,5%).

http://www.corriere.it/economia/13_marzo_01/debito-pubblico-istat-pil_580e5a68-8261-11e2-b4b6-da1dd6a709fc.shtml