Quando i voti si trasformano in veti…

Siamo viandanti in una terra di mezzo, in un tempo di passaggio. Senza regole a orientarci nel cammino, perché le vecchie ormai sono tramontate, le nuove ancora non s’affacciano. E allora con quale regola potrà sorgere un governo? Non un patto fra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, dato che quest’ultimo ha già fatto sapere di non volerne sapere. Non fra Pdl e M5S, pietanza indigesta a entrambi i commensali. Non la Grosse Koalition fra centrosinistra e centrodestra: in questo caso non ci sta il Pd. Non un governo tecnico come il fu governo Monti, che non ha lasciato vedove piangenti ai propri funerali. Insomma i nostri voti si sono trasformati in veti, e inesorabilmente i veti ci stanno riportando al voto.
C’è un modo per uscire dalle secche? …….
Dice l’articolo 92: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio». Dunque gli attori sulla scena sono due persone, non due o quattro partiti. D’altronde la Costituzione non cita mai i partiti nel processo di formazione del governo, benché la partitocrazia abbia poi ingoiato qualunque altra istituzione. Non contempla governi tecnici, né governi di scopo, di scopa o di tressette: ogni governo è politico, ognuno ha uno scopo da raggiungere. Infine non lascia spazio a governi del presidente, dato che il governo è sempre sottoposto alla signoria del Parlamento. E allora facciamolo, questo governo antico e nuovo. Apartitico, ma non apolitico, non con l’abito professorale che calzava l’esecutivo Monti. Innervandolo piuttosto con persone in cui ogni cultura politica possa rispecchiarsi: una somma d’identità parziali, un governo di tutti e di nessuno. Appoggiato, magari, solo indirettamente dai principali partiti.
Qui risuona un’altra norma, l’articolo 67 della Carta: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione». Nazione, non fazione. Dunque ogni parlamentare custodisce l’interesse collettivo, non quello del proprio elettorato. E tutti noi abbiamo interesse a liberarci del Porcellum, a un’iniezione di moralità nella nostra vita pubblica, a misure sul lavoro e sull’economia. Se nascerà una buona proposta di governo, ricordatevi che la Nazione ha bisogno d’un governo.

Da “La cruna dell’ago” di Michele Ainis “Corriere della Sera” del 19 marzo 2013

 

 

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