Il tessuto che ci unisce è delicato

www…………. Quando, quale che ne sia la causa, la violenza, individuale o collettiva, irrompe sulla scena pubblica, la vera funzione della politica appare per un momento chiara anche a coloro che, di solito, non lo capiscono. Sono abituati a pensare la politica come l’attività cui spetta di distribuire pensioni e altre prestazioni assistenziali, favorire lo sviluppo, l’occupazione, eccetera. E che le lotte politiche riguardino la distribuzione di quei benefici fra i diversi gruppi sociali. Non riflettono, per lo più, sul fatto che la funzione fondamentale della politica è tutt’altra (e che tutti i compiti suddetti sono ancillari a quella funzione). La funzione fondamentale della politica è tutelare l’ordine sociale, quella particolare qualità dei rapporti interindividuali che consente a persone diverse, con differenti idee, interessi, eccetera, di convivere, e di competere, pacificamente, senza ammazzarsi a vicenda. La funzione fondamentale della politica è impedire la rottura violenta dell’ordine sociale.

Senza il controllo e la limitazione della violenza non c’è «società» (né pensioni, lavoro o altro). Ma l’ordine sociale è protetto da un sottile strato di ghiaccio, che può rompersi in qualunque momento. Chi ha avuto la fortuna di vivere per decenni in Paesi ove la violenza era, ed è, limitata e controllata, può cullarsi nell’illusione che lo strato di ghiaccio sia spesso e duro. Ma si sbaglia.

La democrazia, poi, ha un rapporto particolare, complicato, con la violenza. Di solito, è meno esposta di altri regimi al rischio di incontrollabili esplosioni di violenza. Essendo l’unico regime politico che permette anche alle opinioni più estremiste di esprimersi apertamente, la democrazia, grazie ai meccanismi della rappresentanza, incanala pacificamente le tensioni, ne permette la manifestazione disciplinata. Ma neppure essa è immune dal pericolo. Come ci ricordano i tanti casi di regimi democratici crollati dopo lunghe fasi di violenza.

Sappiamo che crisi economiche prolungate possono portare anche le democrazie oltre il punto di rottura. Sappiamo inoltre che il bene più prezioso, le garanzie costituzionali che la democrazia offre a tutti, viene abitualmente sfruttato a proprio vantaggio anche dai suoi nemici. Poiché la libertà dell’uno ha il suo limite nella libertà dell’altro, ad esempio, le aggressioni verbali in cui troppi indulgono (………) non sono affatto «espressioni di democrazia». Sono forme di teppismo politico che sfruttano, parassitariamente, le garanzie di libertà per abusare della libertà. Il punto, naturalmente, è che quella violenza verbale, come è già accaduto in altre epoche, può facilmente preparare il passaggio alla violenza fisica. Ma tanti, per ignoranza o amnesia, ne sembrano inconsapevoli.

In una democrazia fragile come la nostra la crisi economica esaspera le due tradizionali fratture: quella «verticale» che divide le fazioni politiche, caratterizzata dal reciproco disprezzo e da forme di razzismo che fanno considerare chi vota per la fazione avversaria antropologicamente diverso e inferiore; e quella «orizzontale», fra la classe politica e ampi strati del Paese, fra politici e «cittadini comuni»: con i secondi che, in tempi di rampante anti-politica, attribuiscono ai primi ogni colpa delle loro disgrazie. «Piove governo ladro» è una espressione che di solito fa sorridere di noi stessi e delle nostre tradizioni: si smette di sorridere, però, non appena qualcuno punta una pistola per sparare sul supposto governo ladro. Quando politica e Stato hanno il ruolo debordante che hanno in Italia diventano per molti l’alibi dei propri fallimenti, il capro espiatorio perfetto. Fra tutti i guasti morali che produce l’eccesso di politica e di Stato il peggiore è che molte persone cessano di pensarsi come i primi responsabili delle proprie scelte e del proprio destino.

In un’epoca che incoraggia la superficialità molti sono stati indotti a credere che, solo che lo si voglia (parrebbe sufficiente «mandare in galera» i cattivi che lo impediscono) sia possibile cambiare genere teatrale: trasformare la storia umana in una commedia brillante, eliminarne la dimensione tragica. Solo che quella dimensione non è eliminabile. Può essere tenuta a bada, se ne possono controllare e attenuare, per quanto umanamente possibile, gli effetti più distruttivi. Occorrono continui sforzi per impedire che lo strato di ghiaccio vada in frantumi.

Da un articolo di Angelo Panebianco

Corriere della Sera 30 aprile 2013

http://www.corriere.it/opinioni/13_aprile_30/panebianco-tessuto-unisce-delicato_c0ec81dc-b163-11e2-9053-334578a33cff.shtml

Annunci

Governo: fiducia anche dal Senato

30 aprile 2013

Dopo la fiducia ottenuta dalla Camera dei Deputati con 453 voti favorevoli e 153 contrari, anche il Senato ha espresso il parere favorevole al governo di Enrico Letta con 233 voti a favore e 59 contrari.

http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=70910

La Camera dà fiducia al Governo Letta

Lunedì, 29 aprile 2013

L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale. E il presidente della Repubblica ci ha concesso un’ultima opportunità di mostrarci degni del ruolo che la costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione».  Con queste parole, e con un ringraziamento personale a Pier Luigi Bersani – accolto da un lungo applauso che ha commosso il segretari dimissionario del Pd  -,  Enrico Letta ha dato il via nell’aula della Camera al discorso di presentazione del programma del suo governo. Un programma che ha incassato un’ampia fiducia453 sì a fronte di 153 no e di 17 astensioni – e che passa ora al vaglio del Senato. Un intervento, quello di Letta,  che arriva all’indomani della cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo, funestata dalla sparatoria di piazza Montecitorio che ha visto il ferimento di due carabinieri e di una passante…..

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_29/governo-letta-fiducia_e6cb8618-b0c9-11e2-b358-bbf7f1303dce.shtml

Niente bevande alcoliche per i minori

Con la risoluzione 18512/13, il Ministero dello Sviluppo Economico ha ritenuto che non ci possano essere interpretazioni differenti delle varie norme. Negozi e bar non possono, in generale, «fornire» bevande alcoliche ad un minorenne……..

E’ chiarito che «il legislatore con il termine “vende” non possa che avere voluto intendere “fornire” tali bevande ad un soggetto minore di anni 18, senza distinguere tra vendita, somministrazione o consumazione, ovvero che non può esserci alcuna differenza tra il mettere a disposizione del cliente minore di età la bevanda alcolica in bar o nel negozio e quindi tra somministrazione e vendita». Il Ministero sottolinea inoltre la paradossale conclusione cui si giungerebbe «ove il termine vendita venisse inteso in senso restrittivo, ovvero con l’esclusione dal campo di operatività del nuovo divieto di somministrazione»: sarebbe vietato vendere bevande alcoliche per asporto ai minori di 18 anni, ma sarebbe lecito venderle per il consumo sul posto se compiuti i 16 anni. Ricapitolando, il Ministero specifica che la somministrazione, cioè la vendita per il consumo sul posto, è reato se eseguita nei confronti dei minori di 16 anni, è illecito amministrativo se eseguita nei confronti di soggetti di età compresa tra i 16 ed i 18 anni. La sanzione amministrativa deve essere sempre applicata nel caso di vendita di alcolici per asporto ai minori di qualunque età.

http://www.lastampa.it/2013/04/24/italia/i-tuoi-diritti/cittadino-e-istituzioni/nessuna-differenza-tra-somministrazione-e-vendita-ai-minori-non-puo-essere-fornito-alcol-dmpDlX9fEeDG4onBBwRCvM/pagina.html

Il Governo Letta ha giurato nelle mani del Capo dello Stato

DOMENICA  28 APRILE 2013

GIURAMIl giorno dopo la presentazione della squadra di ministri il governo guidato da Letta giura al Quirinale.  Il Presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, e i ministri hanno giurato nelle mani del Capo dello Stato, pronunciando la formula di rito.

La cerimonia è cominciata puntualmente, anzi, in leggero anticipo, alle 11.28. Il primo a prestare giuramento è stato come prevede il cerimoniale, premier Enrico Letta. Poi via via gli altri, a cominciare dai ministri senza portafoglio.  Tanta l’emozione per chi per la prima volta  ha pronunciato una dichiarazione così impegnativa.

 I fatti accaduti davanti a palazzo Chigi, proprio mentre era appena cominciata la cerimonia al Quirinale, hanno poi cambiato tutto. Tutti i ministri sono stati tenuti all’oscuro della sparatoria fino alla fine del giuramento. Soltanto il Capo dello Stato Napolitano, il presidente del Consiglio Enrico Letta e il neo ministro dell’Intero, Angelino Alfano, sono stati informati mentre gli altri ministri prestavano giuramento. E soltanto alla fine tutti gli altri neoministri hanno saputo quanto successo e sono stati trattenuti finché non è terminato lo stato di allerta che nel frattempo era scattato anche davanti al Quirinale.

Appena tolto lo stato d’allerta in seguito alla sparatoria, i componenti del nuovo governo si sono trasferiti a Palazzo Chigi per il primo Consiglio dei ministri della nuova compagine. Prima della riunione è avvenuto il passaggio di consegne formale tra Mario Monti e Letta che avviene poco prima delle 13.30.  Letta suona la campanella che Monti gli affida, l’ormai ex premier scende nel cortile per l’ultimo saluto ufficiale prima di lasciare Palazzo Chigi

http://www.lastampa.it/2013/04/28/italia/politica/il-nuovo-governo-giura-al-quirinale-iY0vyn8xBlPKuhl2G1MDEM/pagina.html

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_28/governo-giuramento-quirinale_26f6d614-afdc-11e2-9916-33bf7b5011d8.shtml

LE IMMAGINI

http://www.lastampa.it/2013/04/28/multimedia/italia/il-giuramento-del-governo-al-quirinale-WqcX90rE1iKhOnt01DIXLK/pagina.html

LA COMPOSIZIONE DEL GOVERNO

Presidente del Consiglio dei Ministri: Enrico Letta

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Segretario del Consiglio dei Ministri: Filippo Patroni Griffi

Vice Presidente e Ministro dell’interno: Angelino Alfano

Ministri senza portafoglio

  • Affari europei: Enzo Moavero Milanesi
  • Affari regionali e autonomie : Graziano Delrio
  • Coesione Territoriale: Carlo Trigilia
  • Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo: Dario Franceschini
  • Riforme costituzionali: Gaetano Quagliariello
  • Integrazione: Cécile Kyenge
  • Pari opportunità, sport e politche giovanili: Josefa Idem
  • Pubblica amministrazione e semplificazione: Giampiero D’Alia

Ministri con portafoglio

  • Affari esteri: Emma Bonino
  • Giustizia: Annamaria Cancellieri
  • Difesa: Mario Mauro
  • Economia e Finanze: Fabrizio Saccomanni
  • Sviluppo Economico: Flavio Zanonato
  • Infrastrutture e trasporti : Maurizio Lupi
  • Politiche Agricole: Nunzia Di Girolamo
  • Ambiente, tutela del territorio e mare: Andrea Orlando
  • Lavoro: Enrico Giovannini
  • Istruzione: Maria Chiara Carrozza
  • Beni culturali e turismo: Massimo Brai
  • Salute: Beatrice Lorenzin

LE FOTO E LE INFO SUI NUOVI MINISTRI

http://www.corriere.it/politica/foto/04-2013/squadra/ministri/squadra_ade4719c-ae31-11e2-b304-d44855913916.shtml#3

 

Un ko per i fautori dell’austerity

 Ecco alcuni passi di un articolo del premio Nobel Paul Krugman

austerityRARO che i dibattiti economici si concludano con un ko tecnico. Tuttavia, il dibattito che oppone keynesiani ai fautori dell’austerità si avvicina molto a un simile esito. quanto meno a livello ideologico. La posizione pro-austerity è ormai implosa; non solo le sue previsioni si sono dimostrate del tutto fallaci, ma gli studi accademici invocati a suo sostegno si sono rivelati infarciti di errori e omissioni, nonché basati su statistiche di dubbia attendibilità. Due grandi interrogativi, tuttavia, persistono. Il primo: come ha potuto diventare così influente la dottrina dell’austerity? E il secondo: cambierà la policy, adesso che le rivendicazioni fondamentali dei sostenitori dell’austerità sono diventate oggetto di battute nei programmi satirici della terza serata?

Riguardo alla prima domanda: l’affermazione dei fautori dell’austerità all’interno di cerchie influenti dovrebbe infastidire chiunque ami credere che la policy si debba basare sull’evidenza dei fatti, o essere da questi fortemente influenzata. Dopotutto i due principali studi che forniscono all’austerity la sua presunta giustificazione intellettuale … sono state ferocemente criticati già all’indomani della loro pubblicazione. Gli studi, inoltre, non hanno retto a un attento scrutinio. …

E tuttavia, la teoria a favore dell’austerità ha mantenuto, e persino rafforzato, la propria presa sull’élite. Perché?La risposta è sicuramente da ricercare in parte nel diffuso desiderio di voler interpretare l’economia alla stregua di un racconto morale, trasformandola in una parabola sugli eccessi e le loro conseguenze. Abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, narra il racconto, e adesso ne paghiamo l’inevitabile prezzo. Gli economisti possono spiegare ad nauseam che tale interpretazione è errata, e che se oggi abbiamo una disoccupazione di massa non è perché in passato abbiamo speso troppo, ma perché adesso spendiamo troppo poco, e che questo problema potrebbe e dovrebbe essere risolto. Tutto inutile: molti nutrono la viscerale convinzione che abbiamo commesso un peccato e che dobbiamo cercare di redimerci attraverso la sofferenza. Né le tesi economiche né la constatazione che oggi a soffrire non sono certo gli stessi che negli anni della bolla hanno “peccato” bastano a convincerli che le cose stanno diversamente.

Ma non si tratta di opporre semplicemente la logica all’emotività. L’influenza della dottrina dell’austerity non può essere compresa senza parlare anche di classi sociali e di diseguaglianza.

Dopotutto, cosa chiede la gente a una policy economica? Come dimostrato da un recente studio condotto dagli scienziati politici Benjamin Page, Larry Bartels e Jason Seawright, la risposta cambia a seconda degli interpellati. La ricerca mette a confronto le aspettative nutrite riguardo alla policy dagli americani medi e da quelli molto ricchi — e i risultati sono illuminanti. Mentre l’americano medio è per certi versi preoccupato dai deficit di budget (cosa che non sorprende, considerato il costante incalzare dei racconti allarmistici diffusi dalla stampa), i ricchi, con un ampio margine, considerano il deficit come il principale problema dei nostri giorni. In che modo dovremmo ridurre il deficit nazionale? I ricchi preferiscono ricorrere al taglio delle spese federali sulla sanità e la previdenza — ovvero sui “programmi assistenziali” — mentre il grande pubblico vorrebbe che la spesa in quei settori fosse incrementata.

Avete capito: il programma dell’austerity rispecchia da vicino, la posizione dei ceti abbienti, ammantata di rigore accademico. Ciò che il più ricco un per cento della popolazione desidera diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare. Gli interessi dei ricchi sono forse di fatto agevolati da una depressione prolungata? Ne dubito, dal momento che solitamente un’economia prospera è un bene per tutti. Ciò che invece è vero, è che da quando abbiamo optato per l’austerità i lavoratori vivono tempi cupi, ma i ricchi non se la passano così male, avendo tratto vantaggio dall’incremento dei profitti e dagli aumenti della Borsa a dispetto del deteriorare dei dati sulla disoccupazione. L’un per cento della popolazione non auspica forse un’economia debole, ma se la passa sufficientemente bene da rimanere arroccato sui propri pregiudizi. …..
Paul Krugman
 La Repubblica, 27 aprile 2013

http://www.eddyburg.it/2013/04/lausterity-e-finita-ko.html

A Enrico Letta l’incarico di formare il nuovo governo

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Palazzo del Quirinale l’on. Enrico Letta, al quale ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo. L’on. Letta si è riservato di accettare.

Dopo l’intervento in sala stampa del Presidente incaricato, Enrico Letta, il Presidente Napolitano ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione: “Mi limiterò a esprimere solo brevi parole di soddisfazione e di serenità : di soddisfazione perché si è aperta la strada alla formazione del governo di cui ha urgente bisogno il paese, di un governo già troppo lungamente atteso, e si è aperta la sola prospettiva possibile, quella cioè di una larga convergenza tra le forze politiche che possono assicurare al governo la maggioranza in entrambe le camere. La scelta che mi toccava fare l’ho compiuta tenendo conto delle consultazioni di ieri con tutti i gruppi, con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Nel corso delle consultazioni, in modo particolare da parte delle forze politiche già predisposte a collaborare alla formazione del nuovo governo, non sono state poste pregiudiziali circa il nome della persona a cui dare l’incarico : è stata data a me la più assoluta libertà e autonomia – come è d’altronde nella nostra prassi costituzionale per l’affidamento dell’incarico – e sono stati anche espressi apertamente apprezzamenti per la persona dell’onorevole Enrico Letta. E la mia scelta è caduta su di lui tenendo conto del fatto che, pur appartenendo egli a una generazione giovane (anzi, secondo i precedenti e gli standard italiani, molto giovane), ha già accumulato importanti esperienze nell’attività parlamentare a contatto con le nuove leve delle ultime legislature, nell’attività di governo, nel campo culturale ……………

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=35805

VIDEO

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Video&key=2773&vKey=3192&fVideo=2