Vorrei un Presidente…

Vorrei – oggi o domani, possibilmente – un Presidente della Repubblica di buon carattere. Se i capi di governo hanno il dovere d’essere talvolta antipatici – guai a dire agli elettori solo ciò che vogliono sentire! – il capo dello Stato ha un compito ecumenico. Deve unire, non dividere.   Prevenire, non punire. Facilitare, non complicare.
Vorrei un Presidente generoso, che capisca di non dover più conquistare cariche e onori, ma iniziare a restituire. Dopo il Colle c’è la storia: inutile cercare altre gratificazioni pubbliche. Non è un caso se la nostra Costituzione – forse non “la più bella del mondo”, come esclama Laura Boldrini, ma neppure una ciofeca  – preveda un’età minima di 50 anni (qualcuno informi Roberta Lombardi). Al Quirinale non serve un giovane rampante, che può essere utile altrove. Serve una persona pronta ad aiutare quando ce n’è bisogno. E, di solito, c’è bisogno.
Vorrei un Presidente colto, ma non cavilloso. Da laureato in giurisprudenza, ho notato con una certa preoccupazione che tutti i capi di Stato della storia repubblicana erano in possesso di una laurea in legge (salvo Gronchi). Il diritto è come il capitalismo: una buona cosa, ma talvolta va difeso da coloro che lo praticano.
Vorrei un Presidente internazionale. Una persona che ci renda orgogliosi, quando va all‘estero; o almeno non ci faccia vergognare. Qualcuno che, come Giorgio Napolitano (grazie!),  promuova la nostra identità concentrica: città, zona, regione, nazione, Europa, mondo. E non cerchi popolarità mettendo un cerchio contro l’altro (ci hanno già pensato Bossi & Maroni, ma non gli ha portato bene).
Vorrei un Presidente leale. Uno che dice quello che fa e fa quello che dice. Discrezione e riservatezza sono importanti – un Quirinale in streaming, per carità!  – ma la nazione va informata. Magari ogni fine settimana, come il Presidente degli Stati Uniti: gli strumenti per farlo ormai ci sono. Noi italiani siamo complottisti e dietrologi per istinto e tradizione (bisogna dire che dietro, talvolta, i complotti c’erano). Il capo dello Stato deve disperdere le nebbie del sospetto. Ci vorrà tempo, ma si può fare.
Vorrei un Presidente anticonformista. Un capo di Stato che non dia nulla per scontato, compresi i servizi, i luoghi, i privilegi e i costi della carica. Non c’è bisogno del personaggio di Claudio Bisio in “Benvenuto Presidente!” – pescatore-bibliotecario catapultato al Colle  – per capire che qualcosa può essere fatto. Buckingham Palace costa un terzo del Quirinale: non può essere.
Vorrei un Presidente ironico. Perché l’ironia è una forma di tolleranza, la sorella laica della misecordia. E in Italia, spesso, l’alternativa è una sola:  piangere o sorridere.
Vorrei una Presidentessa, se possibile. Perché la Repubblica non sta bene, e ha bisogno di  un po’ d’amore.
Beppe Severgnini

 

http://italians.corriere.it/2013/04/18/vorrei-un-presidente/