Messaggio e giuramento davanti alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Messaggio e giuramento davanti alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma 22/04/2013

VIDEO

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Video&key=2741&vKey=3152&fVideo=2

Quanto cibo si può comprare con 5 dollari in giro per il mondo?

Stessi alimenti, Paesi diversi. Quanto cibo si può acquistare con cinque dollari in varie parti del mondo? Per rispondere a questa domanda il sito BuzzFeed ha realizzato un video in cui pone a confronto le differenti quantità dello stesso prodotto – in questo caso banane, caffè, panini, macinato, riso, patate, uova e birra – vendute per il medesimo prezzo negli Usa, in Etiopia, Gran Bretagna, Italia, Francia, Svezia, Cina e Giappone.  BuzzFeed (piattaforma online che riunisce contenuti virali) ha utilizzato come fonti siti governativi e quotidiani come il New York Times, il Telegraph e l’Economist…

http://video.repubblica.it/mondo/il-cibo-che-si-puo-comprare-con-5-dollari-in-giro-per-il-mondo/126117/124614?ref=HRESS-15

Un Bis per il Capo dello Stato

I partiti si arrendono allo stallo politico istituzionale e si inchinano a “Re Giorgio”, incoronandolo per la seconda volta capo dello Stato tra gli applausi dell’emiciclo mentre i 5 stelle tacciono e fuori dalla Camera scatenano la piazza. Un bis per il capo dello Stato non è mai successo nella storia Repubblicana.

 

Il Presidente è stato votato da Pd, Pdl, Scelta civica e Lega. Ad opporsi alla sua rielezione Sinistra e Libertà (con una mossa che sembra preludere il divorzio dal Pd) e il Movimento Cinque Stelle che si ritrovano uniti nel voto per Stefano Rodotà. Ma alla fine, Napolitano incassa 738 voti, mentre il costituzionalista con 217 preferenze, prende appena una decina di schede in più della somma di Sel e M5S.

 

«Potete immaginare come abbia accolto con animo grato la fiducia espressa liberamente sul mio nome dalla maggioranza dell’Assemblea», sono state le prime parole del presidente della Repubblica subito dopo aver ricevuto dai presidenti delle Camere il verbale della riavvenuta elezione al Quirinale. Nella breve cerimonia, presenti Pietro Grasso e Laura Boldrini, il presidente Napolitano, dopo aver rivolto loro il suo saluto e il suo omaggio ha affermato: «Hanno sperimentato la fatica e la tensione di presiedere l’assemblea, che già di per se altamente impegnativa, è risultata particolarmente tormentosa».

 

Napolitano ha quindi espresso gratitudine anche per la «fiducia con cui tanti cittadini hanno atteso la positiva conclusione della prova cruciale e difficile dell’elezione del presidente della Repubblica». Ha quindi ringraziato anche la stampa chiamata a raccontare con obiettività l’evolversi della situazione: «Lunedì dinnanzi alle Camere – ha fatto sapere – avrò modo di dire quali sono i termini entro i quali ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza, l’appello rivoltomi ad accettare l’incarico, e come intendo attenermi rigorosamente all’esercizio delle mie funzioni istituzionali».

«Auspico fortemente – ha detto ancora il presidente Napolitano – che tutti sappiano onorare i propri doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni repubblicane: Dobbiamo guardare tutti, come io ho cercato di fare in queste ore, alla situazione difficile del paese, ai problemi dell’Italia e degli italiani, al ruolo internazionale del nostro Paese». …….

http://www.lastampa.it/2013/04/20/italia/speciali/elezione-presidente-repubblica-2013/rebus-colle-i-partiti-prendono-tempo-il-pd-sonda-napolitano-alt-di-vendola-qBOYTSU2oxkPYazVVdZS6H/pagina.html

Revisionismo pedagogico: sberle sì, ma con amore

sch]Arriva il revisionismo pedagogico: il vecchio ceffone che i bambini si sono presi per secoli, tante volte a sproposito, non è più scorretto. Anzi funziona benissimo, dice una ricerca pubblicata dal giornale americano “Parenting: Science and Practice”, a patto che il ragazzo o la ragazza di sentano all’interno di un contesto familiare di amore e protezione. La sberla a caso, insomma, data dal genitore che vuole scaricare la propria tensione non va mai bene. Chi la riceve, ovviamente applicata con forza largamente simbolica, deve percepirla come punizione per una giusta ragione.

Miguelina German, la pedagogista che ha diretto lo studio è convinta che avere genitori reattivi sulla disciplina sia il segreto per dei figli felici ed equilibrati. Il clima generale di affetto fa sì che le relative rudezze delle punizioni siano assorbite senza problemi. La cosa principale, secondo lei è “la percezione del calore materno”.

In Gran Bretagna però le associazioni dei genitori, sentite dal Daily Telegraph, non sono per niente dell’idea. Secondo loro le sberle lasciano comunque nella psiche dei piccoli dei danni che possono anche essere di lungo termine.

Jeremy Todd, capo dell’associazione “Family Lives” dice: “Non sosterremo mai l’idea di usare le sberle. Pensiamo che ci siano modi molto migliori per comunicare con un bambino”. Il dibattito sberla sì sberla no va avanti da decenni con il no in netta prevalenza nella nostra società. Ma la German, ricercatrice alla scuola di medicina Albert Einstein di New York, smentisce la credenza “progressista” che le punizioni fisiche generino nell’età adulta comportamenti antisociali, fintanto che i ragazzi giudicano che arrivi “da un posto buono”. E’ la stessa conclusione di uno studio del 2009 dell’istituto per l’Educazione di Londra. childhood

Justine Roberts, fondatrice del sito “Mumsnet”, la rete della mamme, è contraria: “Ovviamente – dice – è meglio se la sberla viene da ”un posto buono” piuttosto che da “uno cattivo” ma la maggioranza degli iscritti a Mumsnet pensa che la violenza non vada mai usata”.

http://www.lastampa.it/2013/04/19/societa/sberle-si-ma-con-amore-lDU7WCqhaSrX6pInxgESoJ/pagina.html

Vorrei un Presidente…

Vorrei – oggi o domani, possibilmente – un Presidente della Repubblica di buon carattere. Se i capi di governo hanno il dovere d’essere talvolta antipatici – guai a dire agli elettori solo ciò che vogliono sentire! – il capo dello Stato ha un compito ecumenico. Deve unire, non dividere.   Prevenire, non punire. Facilitare, non complicare.
Vorrei un Presidente generoso, che capisca di non dover più conquistare cariche e onori, ma iniziare a restituire. Dopo il Colle c’è la storia: inutile cercare altre gratificazioni pubbliche. Non è un caso se la nostra Costituzione – forse non “la più bella del mondo”, come esclama Laura Boldrini, ma neppure una ciofeca  – preveda un’età minima di 50 anni (qualcuno informi Roberta Lombardi). Al Quirinale non serve un giovane rampante, che può essere utile altrove. Serve una persona pronta ad aiutare quando ce n’è bisogno. E, di solito, c’è bisogno.
Vorrei un Presidente colto, ma non cavilloso. Da laureato in giurisprudenza, ho notato con una certa preoccupazione che tutti i capi di Stato della storia repubblicana erano in possesso di una laurea in legge (salvo Gronchi). Il diritto è come il capitalismo: una buona cosa, ma talvolta va difeso da coloro che lo praticano.
Vorrei un Presidente internazionale. Una persona che ci renda orgogliosi, quando va all‘estero; o almeno non ci faccia vergognare. Qualcuno che, come Giorgio Napolitano (grazie!),  promuova la nostra identità concentrica: città, zona, regione, nazione, Europa, mondo. E non cerchi popolarità mettendo un cerchio contro l’altro (ci hanno già pensato Bossi & Maroni, ma non gli ha portato bene).
Vorrei un Presidente leale. Uno che dice quello che fa e fa quello che dice. Discrezione e riservatezza sono importanti – un Quirinale in streaming, per carità!  – ma la nazione va informata. Magari ogni fine settimana, come il Presidente degli Stati Uniti: gli strumenti per farlo ormai ci sono. Noi italiani siamo complottisti e dietrologi per istinto e tradizione (bisogna dire che dietro, talvolta, i complotti c’erano). Il capo dello Stato deve disperdere le nebbie del sospetto. Ci vorrà tempo, ma si può fare.
Vorrei un Presidente anticonformista. Un capo di Stato che non dia nulla per scontato, compresi i servizi, i luoghi, i privilegi e i costi della carica. Non c’è bisogno del personaggio di Claudio Bisio in “Benvenuto Presidente!” – pescatore-bibliotecario catapultato al Colle  – per capire che qualcosa può essere fatto. Buckingham Palace costa un terzo del Quirinale: non può essere.
Vorrei un Presidente ironico. Perché l’ironia è una forma di tolleranza, la sorella laica della misecordia. E in Italia, spesso, l’alternativa è una sola:  piangere o sorridere.
Vorrei una Presidentessa, se possibile. Perché la Repubblica non sta bene, e ha bisogno di  un po’ d’amore.
Beppe Severgnini

 

http://italians.corriere.it/2013/04/18/vorrei-un-presidente/