Maturità 2013: commento alla prima prova, tipologia b – ambito socio-economico

 La traccia

Il commento

In qualche modo i numeri su come va l’economia piovono da tutte le parti. Così dover scegliere il tema sulla questione che da sempre divide gli economisti appare (a prima vista) un compito facile. Trovare la formula che consenta di mettere in equilibrio i compiti dello Stato e i compiti del mercato, a ben guardare, è stata una bella sfida per maturandi.

Scorriamo alcuni dei brani offerti alla loro riflessione. «Il problema centrale è stato sempre quello di bilanciare Stato e mercato. Una buona economia non può essere separata da una buona politica». E’ questa una delle citazioni di Rajan. E forse è molto importante che sia la prima. Proviamo a scorrere alcuni fotogrammi della crisi, dalla Grecia all’euro a rischio frammentazione, all’abbuffata finanziaria, alla crisi delle banche. In fondo, tutto si risolve con la necessità di una buona politica in grado di affrontare le fragilità dell’economia. Una priorità che è stato bene sottolineare.

Se c’è una cosa che poteva essere evitata è quel passaggio scelto di Paul Krugman. Il Nobel che parla dell’ «effetto corrosivo della disoccupazione». Per i ragazzi che dovranno affrontare la scelta dell’università e costruire il loro futuro forse ricordare continuamente soltanto gli aspetti che non funzionano dell’epoca attuale non è un messaggio utile, meglio offrire spazi di attenzione sulle ose che (loro stessi) possono fare. Quella citazione di Luigi Zingales sul «populismo positivo» che consente agli americani di essere più attenti ai deboli è una possibile chiave di lettura dell’economia Usa. Ma certo non è l’unica.

E invece la scelta del passaggio di Giorgio Ruffolo che descrive la possibile rottura di un compromesso che finora, in qualche modo, aveva sempre funzionato, tra capitalismo e democrazia apre uno scenario interessante, suggestivo. Più vicino alle sensibilità dei ragazzi, meno attratti dalle formule matematiche e più dalla curiosità di interpretare la direzione delle cose che accadono. Forse, senza nulla togliere alla scelta, tra tante citazioni, ricordare Luigi Einaudi, sarebbe stato utile. E magari, richiamare qualche intuizione dei «fondamentali» come David Ricardo e Adam Smith.

Di Nicola Saldutti – Corriere della Sera

19 giugno 2013 |

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