Grande fratello stana evasori

Mancava il via libera dell’Authority per la privacy. Che ha dato ora la sua benedizione al nuovo Grande fratello stana evasori. Il Sid (Sistema di interscambio flusso dati), l’Anagrafe tributaria che da lunedì passerà al setaccio ogni movimento di denaro (e non solo) di contribuenti e imprese. A darne l’annuncio è stato ieri il Direttore dell’Agenzia delle entrare, Attilio Befera, spiegando che il Garante ha chiesto e ottenuto «che per poter acquisire i dati dei conti dei cittadini italiani che riguardano la movimentazione e i saldi di inizio e fine anno, fosse creato un sistema di interscambio autonomo rispetto a quelli attuali». Appunto «Sid», che senza intervento di personale umano e quindi a garanzia della privacy dei cittadini dalla prossima settimana renderà più dura la vita agli evasori.

Banche, Poste italiane, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio e assicurazioni su richiesta dovranno trasmettere all’Agenzia i dati su quasi tutti i nostri movimenti di denaro e beni finanziari che possano servire al Fisco per capire se i redditi denunciati dal contribuente sono da considerare “congrui” oppure no. Sotto la lente d’ingrandimento tributaria passeranno tutti i dati relativi a entrate e uscite sul nostro conto corrente. ….

L’obiettivo, come ha spiegato nei giorni scorsi Befera, «è di formare delle liste di contribuenti, già individuati in base a elementi di rilevanza fiscale, da sottoporre all’accertamento sintetico». Insomma delle vere black-list, sulle quali si concentreranno i controlli di un fisco sempre più agguerrito nella caccia ai 180 miliardi di evasione che più di ogni altra cosa fanno della nostra un’economia debole.

http://www.lastampa.it/2013/06/22/economia/da-luned-dati-bancari-aperti-al-fisco-AhSMBtLcXXDI6EWcgVn12I/pagina.html

Al 53% la pressione fiscale sui contribuenti onesti

La Corte dei Conti punta l’indice contro l’evasione fiscale e, mentre la maggioranza si divide sul doppio nodo estivo dell’aumento di Iva e Imu, richiama l’attenzione sulla straordinaria pressione fiscale che pesa sugli italiani. Per il presidente dei magistrati contabili Luigi Giampaolino, che ha parlato durante una audizione alla Camera, la questione dell’evasione «continua ad essere per il nostro paese un problema molto grave» e costituisce una delle cause dello «squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale e delle difficoltà del sistema produttivo».
L’analisi della Corte dei Conti ufficializza il dato della «pressione fiscale effettiva », quella che sostanzialmente pesa sugli italiani onesti che pagano regolarmente le tasse: è salita al 53 per cento, molti punti in più rispetto alla pressione fiscale normalmente registrata dai documenti del governo che nel 2013 è comunque del 45,3. La pressione «effettiva » prende in considerazione un denominatore, cioè un Pil, più piccolo rispetto a quello ufficiale (che viene invece corretto e «gonfiato» considerando anche l’economia sommersa): ne deriva una pressione fiscale più alta, frutto del rapporto tra le tasse pagate (numeratore) e un Pil più piccolo (denominatore) al quale viene sottratta l’economia sommersa. In pratica il fisco porta via metà del reddito a coloro che pagano le tasse anche per chi non le paga.
Il documento della Corte, che individua un vero e proprio «circuito dell’evasione », rilancia cifre impressionanti: solo di Iva e Irap mancano all’appello ogni anno 50 miliardi; l’economia «nera », sulla quale non si pagano naturalmente le tasse, è così ampia nel nostro paese che siamo secondi, nelle classifiche internazionali, solo alla Grecia.
….

La Corte mette alla sbarra l’intero sistema di contrasto all’evasione basato in Italia sostanzialmente su un controllo ex post a base di accertamenti e obblighi formali che ha trascurato la «tax compliance», cioè l’adempimento spontaneo. Di fatto i maggiori protagonisti dell’evasione sono circa 5 milioni, i cosiddetti lavoratori indipendenti: questi sono soggetti a 200 mila accertamenti all’anno e ciò significa, rileva la magistratura contabile, che il «pericolo » di subire un controllo approfondito è di uno ogni venti anni. Dunque vale la pena rischiare

https://triskel182.wordpress.com/2013/06/20/la-vera-pressione-fiscale-arriva-al-53-roberto-petrini/

Maturità 2013: commento alla prima prova, tipologia b – ambito socio-economico

 La traccia

Il commento

In qualche modo i numeri su come va l’economia piovono da tutte le parti. Così dover scegliere il tema sulla questione che da sempre divide gli economisti appare (a prima vista) un compito facile. Trovare la formula che consenta di mettere in equilibrio i compiti dello Stato e i compiti del mercato, a ben guardare, è stata una bella sfida per maturandi.

Scorriamo alcuni dei brani offerti alla loro riflessione. «Il problema centrale è stato sempre quello di bilanciare Stato e mercato. Una buona economia non può essere separata da una buona politica». E’ questa una delle citazioni di Rajan. E forse è molto importante che sia la prima. Proviamo a scorrere alcuni fotogrammi della crisi, dalla Grecia all’euro a rischio frammentazione, all’abbuffata finanziaria, alla crisi delle banche. In fondo, tutto si risolve con la necessità di una buona politica in grado di affrontare le fragilità dell’economia. Una priorità che è stato bene sottolineare.

Se c’è una cosa che poteva essere evitata è quel passaggio scelto di Paul Krugman. Il Nobel che parla dell’ «effetto corrosivo della disoccupazione». Per i ragazzi che dovranno affrontare la scelta dell’università e costruire il loro futuro forse ricordare continuamente soltanto gli aspetti che non funzionano dell’epoca attuale non è un messaggio utile, meglio offrire spazi di attenzione sulle ose che (loro stessi) possono fare. Quella citazione di Luigi Zingales sul «populismo positivo» che consente agli americani di essere più attenti ai deboli è una possibile chiave di lettura dell’economia Usa. Ma certo non è l’unica.

E invece la scelta del passaggio di Giorgio Ruffolo che descrive la possibile rottura di un compromesso che finora, in qualche modo, aveva sempre funzionato, tra capitalismo e democrazia apre uno scenario interessante, suggestivo. Più vicino alle sensibilità dei ragazzi, meno attratti dalle formule matematiche e più dalla curiosità di interpretare la direzione delle cose che accadono. Forse, senza nulla togliere alla scelta, tra tante citazioni, ricordare Luigi Einaudi, sarebbe stato utile. E magari, richiamare qualche intuizione dei «fondamentali» come David Ricardo e Adam Smith.

Di Nicola Saldutti – Corriere della Sera

19 giugno 2013 |

Il voto e la psicologia della rinuncia

…. La crisi economica ha alimentato una psicologia della rinuncia. La sua radicalità ha tolto a molti il senso della possibilità effettiva di fare scelte lavorative e di carriera, di impegnarsi con successo per un futuro migliore o semplicemente sapendo che quel che fanno non è futile. L’idea che l’impegno individuale abbia efficacia, che ci sia un senso tangibile nel fare e sacrificarsi: questo sentimento è deperito insieme ai posti di lavoro. Ed è il segno della gravità della crisi. La comparazione tra quel che era e che è ora remunerativo fare; la riflessione al ribasso di quel che si può realizzare oggi rispetto a quel si poteva ieri: queste valutazioni comparative delle circostanze di vita sociale e di scelta portano molti italiani/e a concludere che ci sono pochi margini per rovesciare la loro condizione. In sostanza, il fare ha sempre meno potere. Il senso di futilità si è travasato anche nella sfera politica.
Anche come cittadini, molti sentono che il potere di voce che il diritto di voto dà è poco o per nulla efficace. Le barriere che ostruiscono l’intraprendenza sociale esistono anche nella sfera politica. Dove chi sta “dentro” o è “in politica” è percepito come depositario di un potere che molti, troppi, tra coloro che stanno “fuori”, sentono di non riuscire ad influenzare. Evidentemente i cittadini ordinari avvertono una lontananza tale da chi sta dentro la politica da sapere che la loro voce non arriva e se arriva non ha effetto. Si tratta di una preoccupante erosione del potere della cittadinanza.
Vi era negli anni Cinquanta una scuola americana di pensiero che sosteneva che l’apatia e la non partecipazione fossero un segno di salute della democrazia: come non si va dal medico quando si sta bene, così non si va a votare quanto non si ha nulla di cui lamentarsi. Chi tace (o sta a casa) acconsente. L’espansione sociale e il benessere a portata di mano rendevano forse plausibile questa interpretazione. Applicata all’Italia questa lettura non funziona: né per gli anni Cinquanta, quando il paese, dopo il fascismo, viveva la rinascita economica e quella democratica con comprensibile entusiasmo partecipativo; né per il presente, poiché l’astensionismo avviene in un clima di depressione economica estrema. Nella vita economica come in quella politica, se sempre più persone oggi non fanno o non cercano di fare è perché ritengono che non ne valga la pena. Questo spiega le cifre impressionanti dei giovani che non studiano e non cercano lavoro. E spiega le cifre del crollo della partecipazione elettorale…….

Da un articolo di nadia Urbinati su Repubblica
(18 giugno 2013)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/laventino-del-voto/

Bandiere d’Italia

tricolore_stracciato1«Chi rispetta la bandiera da piccolo, la saprà difendere da grande». È una tipica frase da libro Cuore . Infatti fu messa in bocca da Edmondo De Amicis a un vecchio ufficiale in pensione che aveva fatto la guerra di Crimea e che parlava con quella fierezza anacronistica, decisamente patriottico-militaresca, a un gruppo di giovani. Si potrebbe postillare banalmente che se la bandiera non la rispettano i grandi, tantomeno sapranno rispettarla i piccoli. Se poi il tricolore viene maltrattato nelle scuole e nei luoghi istituzionali delle maggiori città, dove spesso penzola sfibrato e stracciato senza avere neanche più la forza di sventolare, viene fuori fatalmente il quadro di un Paese che ha perso l’amor proprio e il senso orgoglioso di un’appartenenza, pur non essendo da tempo – grazie al cielo – militarescamente patriottico come desiderava l’ufficiale deamicisiano. Perché questo, semplicemente, dovrebbe essere una bandiera: il simbolo dell’orgoglio nazionale, in cui si riassume il vivere collettivo (e non solo quando gioca la Nazionale ma anche nella vita ordinaria).

Invece, al Commissariato della Polizia di Stato di Scampia a Napoli è ridotta a un groviglio di stracci arrotolati al pennone. Si potrebbe obiettare che gli agenti di quel quartiere hanno ben altro a cui pensare. Ma poi ci si accorge che anche nella Galleria Umberto il tricolore giace sbrindellato e pressoché irriconoscibile. La bandiera issata sulla facciata di una chiesa di corso Italia a Milano non può neanche sventolare tanto è arrotolata su sé stessa; all’Istituto Carlo Cattaneo di Roma pende sfrangiata accanto al drappo blu dell’Europa; sopra il portone della Scuola media Archimede di Palermo è rimasto solo un bicolore, verde e bianco, mentre il rosso si è perso definitivamente, smangiato forse dal vento di mare; e all’Università degli Studi di Torino i colori appaiono sbiaditi, evaporati, portati via dal tempo storico e dal tempo atmosferico…..

http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_17/lacerate-sporche-o-scolorite-le-bandiere-d-italia-paolo-di-stefano_34fc02a0-d707-11e2-a4df-7eff8733b462.shtml

El CandiGato Morris

elcandigaIl Messico si prepara alle elezioni politiche del 7 luglio e tra i candidati spuntano anche un gatto e un asino. Morris e Chon, questi i loro nomi, non saranno ovviamente sulle schede elettorali ufficiali, ma il loro indice di gradimento è sempre più alto, a dimostrazione dell’antipolitica sempre più crescente tra i cittadini che mostrano scarsa fiducia nei candidati sindaci.

Morris, un gatto bianco e nero, candidato per la città di Xalapa, capitale di Veracruz, sta ottenendo grandi consensi: oltre 100mila adesioni sulla sua pagina Facebook dove si legge che “dato il numero di topi che si annidano per questi posti, solo un gatto può riportare l’ordine”.

E Morris, subito ribattezzato il CandiGato, non promette niente di più rispetto ai candidati umani: riposare e scherzare. Per la sua “corsa” a sindaco di Xalapa, il felino ha scelto lo slogan: “Yes, we cat”, simile a quello che nel 2008 portò il presidente degli Stati Uniti Barack Obama alla conquista della Casa Bianca. Tanti i video che circolano in Rete, dalla presentazione di Morris con tanto di interviste alle canzoni a lui dedicate.

E anche i cittadini di Juarez, nello stato messicano di Chihuahua, stanchi della corruzione che dilaga tra i politici, qualche giorno fa hanno proposto un candidato tutto particolare: l’asino Chon, con il seguente slogan: “Meglio un asino come presidente che un presidente asino”. «Non è una finzione e una storia vera di lotta contro l’autoritarismo e la mancanza di una vera e genuina democrazia nella nostra frontiera, dove i cittadini non hanno mai contato», si legge sulla pagina Facebook di Chon che sta ottenendo grandi consensi.

http://www.ilsecoloxix.it/Facet/print/Uuid/aead211a-d504-11e2-9b15-b1132a597f0b/Messico_candidati_un_gatto_e_un_asino_____Messico_candidati_un_gatto_e_un_asino-130614131616.xml

IL SITO

http://www.elcandigato.com/

Connessi e distanti

distrattiGran parte delle nostre tecnologie della comunicazione sono iniziate come sostituti inferiori di un’attività impossibile. Non potevamo incontrarci sempre a quattr’occhi, così il telefono ha reso possibile mantenerci in contatto anche a distanza. Non si sta sempre in casa, così la segreteria telefonica ha reso possibile un tipo di interazione anche senza che l’interlocutore debba stare accanto al suo telefono. La comunicazione online è nata come sostituto della comunicazione telefonica, che per chissà quale motivo era considerata troppo gravosa o sconveniente. Ed ecco i messaggi di testo, che hanno facilitato e reso ancora più rapida e più mobile la possibilità di inviare messaggi. Queste invenzioni non sono state create per essere sostituti migliori rispetto alla comunicazione faccia a faccia, bensì come evoluzioni di sostituti accettabili, per quanto inferiori.
Poi, però, è successa una cosa buffa: abbiamo iniziato a preferire i sostituti inferiori. È più facile fare una telefonata che darsi la pena di incontrare qualcuno di persona. Lasciare un messaggio alla segreteria telefonica di qualcuno è più comodo che conversare al telefono: si può dire ciò che si deve dire senza attendersi risposta. Le notizie difficili si comunicano così più facilmente. È più agevole farsi vivi senza la possibilità di lasciarsi coinvolgere. Di conseguenza abbiamo iniziato a telefonare quando sapevamo che nessuno dall’altra parte avrebbe alzato la cornetta.
Spedire email a raffica è più facile ancora, perché si ci può nascondere dietro l’assenza di un’inflessione vocale e naturalmente non c’è il rischio di imbattersi in qualcuno per caso. Gli sms sono ancora più facili, in quanto le aspettative dell’articolazione delle parole sono ancora minori, e c’è a disposizione una corazza in più dietro la quale nascondersi. Ogni passo “avanti” è stato reso più facile, appena un po’, giusto per eludere il peso emotivo di essere presente, di trasmettere informazioni invece che umanità.
Il problema dell’accettare – del preferire – i sostituti inferiori è che col passare del tempo anche noi diventiamo sostituti inferiori. Le persone abituate a dire poco si sono abituate ad avere poche sensazioni………

Da un articolo di  JONATHAN SAFRAN FOER, la Repubblica  13 Giugno 2013

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/27-stili-di-vita-e-di-consumo/45719-2013-06-13-06-34-50.html