La tabella di marcia di un governo in crisi

Letta sarà al Senato mercoledì mattina alle 9.30 e poi andrà alla Camera nel pomeriggio alle 16 per svolgere le comunicazioni sulla situazione politica. A seconda del dibattito, il presidente del Consiglio potrebbe prendere atto della situazione determinatasi in Parlamento dopo le dimissioni di massa dei ministri del Pdl e salire al Quirinale. Oppure al discorso di Letta potrebbe seguire un voto di fiducia su mozioni presentate dai gruppi parlamentari, il cui esito si avrebbe intorno alle 22 dello stesso giorno. Il voto di fiducia non è dunque scontato. ….

Le comunicazioni del premier dureranno intorno ai 40 minuti, dopodiché toccherà ai gruppi per un totale di due ore (31 minuti al Pd, 17 minuti al M5S, 16 minuti al Pdl, 12 a Scelta civica, 10 alla Lega, 10 a Fratelli d’Italia, 10 al gruppo Misto). Seguirà una replica del presidente del Consiglio e nel caso di una mozione di fiducia un ulteriore dibattito e l’attesa per le procedure di voto (le cosiddette «chiame»). Una tabella di marcia che fa sì che il voto finale sull’eventuale fiducia possa arrivare solo a sera.

 

http://www.corriere.it/politica/13_settembre_30/letta-mercoledi-mattina-in-senato-pomeriggio-camera_b4245c7c-29d1-11e3-ab32-51c2dea60815.shtml

VADO A SCUOLA

Emoziona il coraggio dei bambini che sfidano la natura per studiare

ECCO IL TRAILER DEL FILM…

Vado a scuola

Sono due gli elementi che fanno l’interesse di Vado a scuola di Pascal Plisson: da una parte il rapporto tra documentario e finzione che sta alla base della messa in scena (di questo film, come sempre più spesso di tanti altri. A cominciare dal Leone veneziano Sacro Gra) e dall’altra, ovviamente, il suo argomento, il diritto all’istruzione che i quattro protagonisti del film inseguono con tanta determinazione.

Scovati in quattro parti del mondo lontanissime tra loro, le storie del film sono legate tra loro dalla determinazione con cui i piccoli studenti scelgono testardamente di inseguire l’istruzione scolastica. Per primi facciamo la conoscenza di Jackson e della sua sorellina Salome: vivono in un microscopico villaggio nella savana del Kenya, distante quindici chilometri dalla scuola governativa Soi Oudo, e l’unico modo che hanno per raggiungerla è quello di percorrere a piedi, ogni mattina (e ogni sera per il ritorno), la distanza che separa casa e istituto. Un «problema» che non comporta solo fatica fisica, ma anche rischi ben più consistenti, perché il territorio che devono attraversare è popolato di elefanti selvaggi (che ogni anno uccidono quattro o cinque bambini. E la scena dell’appello in classe, nella sua burocratica efficacia, non si dimentica) e altri possibili insidie, dalle iene ai serpenti ai predoni umani. Il che trasforma il viaggio in una specie di scommessa quotidiana, con il fratello maggiore (Jackson aveva dieci anni quando è stato girato il film) che deve anche decidere la strada meno accidentata e pericolosa. Senza dimenticare che ogni giorno i due piccoli allievi devono portare l’acqua da bere (la scuola non ne possiede) e un po’ di legna per accendere il fuoco per il pranzo (offerto dal governo quando le finanze lo permettono: il che non succede tutti i giorni).

Sempre in Africa, ma tra le montagne dell’Atlante marocchino, vive la dodicenne Zahira, nel villaggio berbero di Douar Tinghrine. La scuola, per lei, dista 22 chilometri di accidentati sentieri rocciosi e per questo si ferma tutta la settimana in un collegio. Sul cammino per Asni, dove seguirà le lezioni (da grande vuole diventare un medico), incontra le amiche Zineb e Noura e insieme affrontano i problemi di quel lungo viaggio, riuscendo a volte a ottenere per l’ultimo tragitto più pianeggiante un passaggio da qualche compassionevole automobilista.

L’undicenne Carlito, invece, vive in Patagonia e la scuola dista da casa sua più di venticinque chilometri: da piccolo li faceva a dorso di mulo, adesso il padre gli ha comprato un cavallo – Chiverito – su cui porta a lezione anche la sorellina di sei anni, Micaela. Non è un viaggio semplice (anche se non pericoloso come quello di Jackson) ma che può nascondere più di una insidia, a cominciare da certi passaggi a strapiombo o dal rischio che il cavallo si azzoppi. E intanto deve insegnare alla sorellina a cavarsela da sola perché, per diventare veterinario (il suo sogno), dovrà frequentare una scuola diversa da quella di Micaela. La quarta storia è quella del tredicenne Samuel, figlio di una poverissima famiglia di pescatori del golfo del Bengala, colpito in giovane età dalla poliomielite e non ancora riuscito a riconquistare l’uso delle gambe. Questo non ha però diminuito la sua voglia di imparare e ogni mattina i due fratellini minori Emmanuel e Gabriel lo spingono per 4 chilometri su una rudimentale sedia a rotelle costruita dal padre, attraverso sentieri sabbiosi, insidiose pozze d’acqua, strade trafficate. Senza dimenticare i possibili «incidenti» che possono accadere a quel rudimentale mezzo di trasporto.

Quattro storie costruite intorno alla determinazione di questi ragazzi, intimamente convinti dell’importanza dell’istruzione (anche grazie a delle famiglie che non li ostacolano) e che pur di ottenerla sono disposti ad affrontare pericoli che spaventerebbero moltissimi loro coetanei.

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http://cinema-tv.corriere.it/cinema/mereghetti/13_settembre_25/mereghetti_vado_a_scuola_1e67ec14-25bf-11e3-baac-128ffcce9856.shtml

25 settembre 2013

Telecom parlerà spagnolo

telecomtelcoLa «scatola cinese» che controlla Telecom che diventa una scatola spagnola;…… Questa mattina un annuncio ufficiale spiegherà che una complessa struttura societaria che vede un manipolo di soci controllare Telecom Italia con appena il 22,4% del capitale riunito nella finanziaria Telco – quella che in gergo finanziario si chiama una scatola cinese, per l’appunto – cambierà in parte padrone.

Ne trarranno però beneficio solo alcuni soci. Gli spagnoli di Telefonica, finora al 46% della Telco, saliranno al 60%, conquistando quindi la maggioranza assoluta della scatola societaria e guadagnando di fatto il controllo – che nel tempo aumenterà – della stessa Telco e di conseguenza della Telecom. I soci che vendono parte delle loro quote – Mediobanca, Intesa-Sanpaolo, le Generali – ne avranno qualche consolazione perchè loro – e solo loro – si vedranno riconosciuto un prezzo di favore per quello che è, o almeno assomiglia molto, al cambio di controllo della Telecom.

La società telefonica si è orribilmente svalutata da quando i suoi soci finanziari, ligi al ruolo di banche e assicurazioni «di sistema» e troppo ossequiosi di fronte alle richieste della politica che non voleva vedere i telefoni italiani cadere in mani straniere – entrarono nel capitale. Allora pagarono le azioni 2,8 euro l’una; qualche mese fa le hanno svalutate per l’ennesima volta a 1,2 euro, ma sempre considerando un ricco premio di controllo, visto che ancora ieri sul mercato per un qualsiasi acquirente o venditore le stesse azioni valevano solo 59 centesimi. Adesso Telefonica riconoscerà a quelle azioni «più uguali» delle altre, che stanno in Telco, un valore di oltre un euro. il tutto, ovviamente, senza passare per la strada maestra dell’Opa, l’offerta che tocca tutti gli azionisti, perché la legge italiana prevede che questo strumento entri in azione solo se passa di mano almeno il 30% di una società. Adesso la – debole – speranza di un piccolo azionista può essere solo quella che qualche altro operatore decida di sfidare Telefonica percorrendo proprio al strada dell’Opa.

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http://www.lastampa.it/2013/09/24/economia/dalle-scatole-cinesi-a-quelle-spagnole-cos-perde-il-mercato-KMXde8ig85DZzrodNiIvfN/pagina.html

Più si è connessi e meno si studia

snPiù si è connessi meno si studia. Sembra una banalità, uno di quei mantra ripetuti dalle madri ai figli, ma è anche un’affermazione supportata da un’indagine condotta sugli studenti lombardi risultati molto social, forse troppo. Trascorrono circa tre ore al giorno in rete, principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento cala. Secondo quanto calcolato utilizzando i dati Invalsi la diminuzione di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica.

È il risultato a cui è giunta l’Indagine sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde condotta dal Gruppo di Ricerca sui Nuovi Media del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinata da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e con la supervisione scientifica di Giorgio Grossi, ordinario di Sociologia della comunicazione. Alla ricerca ha collaborato anche l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La ricerca è stata svolta su un campione di 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, e ha analizzato le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali degli studenti. Per la prima volta in Italia, inoltre, ha associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test Snv/Invalsi . Il campione è rappresentativo per tipo di scuola e area geografica.

E, quindi, c’è poco da fare, più si è connessi meno si riesce a studiare. Il calo nell’apprendimento è ancora più marcato se si considera solo la quota di tempo che gli studenti trascorrono online per motivi di studio: meno 2,2 punti in italiano e meno 3,2 punti in matematica. Inoltre, gli usi poco frequenti e molto frequenti della rete sono associati alle performance peggiori, mentre gli utilizzi moderati sono associati a quelle migliori.

La posizione sociale dei ragazzi non conta. I ragazzi dei centri di formazione professionale ormai superano quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. La permanenza online dello studente medio è infatti di circa 3 ore giornaliere, ma i ragazzi dei licei stanno online in media circa 2 ore e 48 minuti, quelli dei centri di formazione professionale circa 3 ore e un quarto.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, Facebook è protagonista: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti. Tuttavia esistono due diversi modi di usarlo: uno più chiuso con poche informazioni condivise online, profilo privato e con contatto prevalentemente con persone conosciute offline (tipico dei ragazzi dei licei e di chi ha genitori istruiti) e uno più aperto alle nuove conoscenze online con molte info messe a disposizione e profilo aperto (più frequente tra gli studenti con meno risorse culturali ed economiche: il 35 per cento degli studenti dei Centri di formazione professionale hanno un profilo completamente pubblico contro il 18 per cento dei liceali).

I genitori sono percepiti dai ragazzi come meno competenti di loro e sembrano non essere in grado di fornire competenze digitali avanzate. Un po’ più competenti i genitori dei liceali che sono anche quelli che controllano maggiormente i tempi di permanenza al computer dei figli.

L’uso di Internet per la scuola appare diffuso (il 32,4 per cento cerca informazioni che non trova nei testi, il 41 per cento scambia informazioni con i compagni) ma poco guidato da genitori e insegnanti, cosa che spiega probabilmente anche la relazione non incoraggiante di queste attività con l’apprendimento……

http://www.lastampa.it/2013/09/23/cultura/scuola/i-nativi-digitali-hanno-bisogno-di-guida-WEKSCwysieg8jyN2u033uK/pagina.html

La tassa occulta

spread[1]Un risparmio di dieci miliardi di euro all’anno, probabilmente anche più alto, se i tassi di interesse nel frattempo dovessero pure scendere. Tanto varrebbe la diminuzione dello spread , cioè del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, ai cento punti base indicati come obiettivo dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: tre miliardi di minor spesa il primo anno, sei il secondo, dieci e più a regime. Le stime del bonus-tassi, o se si vuole del costo dell’instabilità, le hanno fatte proprio i suoi uffici. Danno un’idea dei vantaggi del risanamento, e al tempo stesso gettano la luce su quella che all’Economia chiamano la «vera tassa», o la «tassa nascosta»: la spesa per gli interessi sul debito pubblico. Quest’anno arriverà a 84 miliardi di euro, e sono 1.450 euro a carico di ciascun cittadino, neonati compresi.

Nella politica del rigore che presuppone il mantenimento del tetto nominale del 3% del deficit pubblico, ed il pareggio strutturale tra un anno, la minor spesa sui tassi di interesse è il primo dividendo da cogliere. Ed è un obiettivo da perseguire, nella logica del Tesoro, a prescindere dai vincoli europei. Il «tre virgola zero» non è una cattiveria, ma la consapevolezza che mantenere quell’impegno è la premessa per tassi più bassi. Il che significa, oltre a spendere meno sulle emissioni di titoli di Stato, anche mutui e prestiti meno cari per le famiglie e le imprese. ….

La diga, però, deve tenere. Mentre ha già qualche crepa che deve essere rattoppata. Per rientrare sotto al 3%, bisogna trovare 1,6 miliardi euro entro dicembre. …..

Multe a chi fuma in cortile

Fuma in cortile e scatta la sanzione da 55 euro. Ad essere multata, riferisce stamani il Corriere fiorentino, una studentessa del liceo Michelangelo di Firenze. Nel capoluogo toscano trova così ferrea applicazione, forse tra i primi casi in Italia, il recente decreto del governo che amplia il divieto di fumo a scuola, esteso anche alle aree all’aperto insieme ad uno stop alla sigaretta elettronica nei locali chiusi

http://www.lastampa.it/2013/09/20/italia/cronache/fuma-in-cortile-studentessa-multata-primo-caso-dopo-il-decreto-del-governo-6ip56JwugKSjA0u7UJUCKK/pagina.html

DECRETO-LEGGE 12 settembre 2013, n. 104

Misure urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca.

Art. 4

(Tutela della salute nelle scuole)

1. All’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003. n. 3, dopo il comma1 e’ inserito il seguente: “1-bis. Il divieto di cui al comma 1 e’  esteso anche alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche statali e paritarie.”.

2. E’ vietato l’utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie, comprese le sezioni di scuole operanti presso le comunita’ di recupero e gliistituti penali per i minorenni, nonche’ presso i centri per l’impiego e i centri di formazione professionale.

3. Chiunque violi il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche di cui al comma 2 e’ soggetto alle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 7 della legge 11 novembre 1975, n. 584, e successive modificazioni.

4. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 3 del presente articolo, inflitte da organi statali, sono versati all’entrata del bilancio dello Stato, per essere successivamente riassegnati, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, allo stato di previsione del Ministero della salute, per il potenziamento dell’attivita’ di monitoraggio sugli effetti derivanti dall’uso di sigarette elettroniche, nonche’ per larealizzazione di attivita’ informative finalizzate alla prevenzione del rischio di induzione al tabagismo.

5. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di favorire il consumo consapevole dei prodotti

ortofrutticoli nelle scuole, elabora appositi programmi di educazione alimentare, anche nell’ambito di iniziative gia’ avviate. Con decreto

del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sono

definite le modalita’ per l’attuazione del presente comma. Dal presente comma non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico

della finanza pubblica.

Chipotle va all’assalto di McDonald’s con “Scarecrow”

Chipotle va all’assalto di McDonald’s con “Scarecrow”, un video di tre minuti nel quale accusa la concorrenza di produrre cibo modificato al punto da essere quasi plastica. Chipotle è la catena di fast food “Mexican Grill” che, numeri alla mano, sta rubando clienti e mercati a McDonald’s: apre i punti vendita a ridosso dei McDonald’s più in difficoltà, offrendo cibi messicani confezionati in loco, sullo sfondo di musiche caraibiche e in locali ben curati. E’ una ricetta che contrappone un fast food che vuole essere “di qualità” ed esotico rispetto a quello standard del gigante degli hamburger del secolo passato. Il video “Scarecrow” contiene proprio tale messaggio perché è un cartoon nel quale si descrive dal di dentro la produzione di cibi in serie, da parte di una sorta di Grande Fratello che fa mangiare alle persone cibi contraffatti, modificati e plastificati, dove il protagonista è un contadino che si ribella e punta sugli ortaggi del proprio giardino per confezionare un prodotto alternativo, che rivaluta l’amore per il vero cibo……..

http://www.lastampa.it/2013/09/19/multimedia/esteri/lo-spot-perfetto-che-lancia-la-sfida-a-mcdonalds-R5EE8FWTsWfCXI0ejAooiN/pagina.html

Cinque anni fa il grande crac Lehman

Che fine ha fatto Richard Fuld? Sta bene, grazie. The Gorilla, così lo chiamavano per la sua aggressività. Dopo essere stato un simbolo dell’arroganza di Wall Street, cinque anni fa il chief executive di Lehman Brothers fu costretto a dichiarare bancarotta. Lunedì 15 settembre 2008 resta «una data segnata dall’infamia», come Roosevelt definì Pearl Harbor. Davvero una Pearl Harbor economica: cinque anni fa si mise in moto la concatenazione di catastrofi che hanno sprofondato l’America e l’Europa nella più grave crisi dopo la Grande Depressione. Se qualcuno pensa che Fuld abbia pagato personalmente, deve ricredersi. L’ex numero uno di Lehman continua a fare affari a Wall Street. A capo della sua società Matrix Advisors, guadagna laute commissioni dando agli investitori i suoi consigli sulle strategie per arricchirsi, e perfino sulla «gestione del rischio». Le scene dei dipendenti di Lehman che cinque anni fa uscivano mestamente dal palazzo della banca, con gli scatoloni di cartone in cui avevano messo in fretta e furia gli effetti personali, illustrano il destino dei bancari, non dei banchieri. In decine di migliaia persero il posto a Wall Street, ma i capi anche quando hanno dovuto lasciare il posto hanno avuto trattamenti di riguardo: super-liquidazioni coi «paracaduti d’oro» multi-milionari. C’è perfino chi ha guadagnato tanto dai crac finanziari. John Paulson, capo di uno hedge fund, ha comprato degli attivi di Lehman durante la procedura fallimentare, dai quali ha già ricavato un miliardo di dollari di profitti. Non è andata così per la stragrande maggioranza degli americani. Un rapporto del Dipartimento del Tesoro, fa il bilancio definitivo di quella crisi: 8,8 milioni di posti di lavoro perduti, 19.200 miliardi di dollari di ricchezza delle famiglie distrutta. Un sondaggio Gallup dà la misura del trauma anche psicologico: la maggioranza degli americani sono convinti che un’Apocalisse finanziaria di quelle dimensioni può ripetersi e distruggere i loro risparmi prima che loro raggiungano l’età della pensione. Il magazine Time celebra il quinto anniversario con una copertina terribile: il Toro della Borsa è in festa, il titolo dice «Come Wall Street ha vinto», il sottotitolo è «cinque anni dopo il crac, tutto potrebbe succedere un’altra volta». Perfino il Wall Street Journal, giornale conservatore, dedica la sua attenzione ai perdenti. In prima pagina c’è una grande inchiesta sulla Lost Generation. Non solo in Europa, anche in America i ventenni sono una Generazione Perduta. Malgrado il tasso di disoccupazione giovanile sia solo un terzo o la metà rispetto ai paesi più colpiti dell’eurozona come Spagna Grecia e Italia, il Wall Street Journal osserva che i ventenni americani con un lavoro sono spesso confinati su «un binario di serie B, senza prospettive di carriera, e vedono sfumare per sempre la possibilità di avvicinarsi in futuro ai livelli di benessere dei genitori». Un’intera generazione, rivela l’inchiesta, «sta rinunciando o rinviando sine die tutti i riti dell’età adulta: il matrimonio, l’acquisto della casa, la nascita di un figlio». Per capire la copertina di Time, «come Wall Street ha vinto», bisogna risalire proprio al crac Lehman. Che sprofondò l’establishment in un terrore da «contagio sistemico». E fu seguito da una svolta repentina. Lo stesso ministro del Tesoro Hank Paulson (Amministrazione Bush) che aveva lasciato fallire la banca di Fuld, 24 ore dopo decise un salvataggio da 85 miliardi di dollari per il colosso assicurativo Aig. Nasceva così la dottrina «too big to fail»: ci sono colossi finanziari troppo grandi perché li si possa lasciare fallire (con il corollario del «too big to jail», nessun megabanchiere è finito in carcere). 600 miliardi finirono nel fondo Tarp per i salvataggi bancari. L’aspetto più pernicioso del «too big to fail», è l’incentivo implicito che offre ai banchieri perché ricomincino ad assumere rischi eccessivi. Tanto, se finisce male sarà il contribuente a pagare il conto. Dopo il Tarp, ebbe inizio l’èra segnata da uno straordinario protagonismo delle banche centrali, con l’esperimento estremo di politica monetaria condotto dalla regina fra loro: la Federal Reserve americana. Un esperimento fatto di massicci acquisti di bond sui mercati, per azzerare il costo del credito e inondare di liquidità l’economia. I rialzi poderosi delle Borse mondiali, Wall Street in testa, sono strettamente legati a questa terapia d’urto. Che potrebbe finire questo mercoledì, con l’atteso annuncio del ridimensionamento graduale degli acquisti della Fed. Quell’annuncio sancirebbe la conclusione ufficiale di un quinquennio drammatico. Ma riaprirà la battaglia sulle lezioni che bisogna imparare dalla crisi. L’appuntamento cruciale è la nomina del successore di Ben Bernanke alla guida della Fed. Le polemiche furiose — e inusuali — sui due candidati di Barack Obama, vanno al cuore del dibattito sulla crisi. Chi si oppone a Larry Summers, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton, lo fa perché ricorda il suo ruolo nella deregulation finanziaria. Chi appoggia Janet Yellen non è mosso solo da «femminismo », ma vuole una donna che ha mostrato di non essere complice né succube dei grandi vincitori di questo quinquennio: i banchieri.

“Il grande crac Lehman non ha insegnato nulla”, di Federico Rampini

La Repubblica 15.09.13