Ragazzi che lasciano la scuola

dropoutLo scenario è desolante, l’Italia con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi, è in fondo alla classifica europea la cui media è pari al 14,1%. Il confronto è con la Germania, dove la quota è sensibilmente più bassa (10,5%), la Francia (11,6%) e il Regno Unito (13,5%). Un divario che aumenta se guardiamo al Sud, dove la media è del 22,3%, mentre si riduce nel Centro-Nord dove si attesta al 16,2%. Anche se, va detto, gli sforzi compiuti in questi anni hanno dato risultati se confrontati con il 2000, quando gli early school leavers risultavano il 25,3%.

Dispersi o a rischio dispersione, drop out, early school leavers. Qualsiasi termine si usi per definire i ragazzi che lasciano la scuola precocemente, resta un marchio che contiene storie di disaggregazione, frustrazione, disagio non solo economico. E segna un futuro che mette a rischio di disoccupazione, esclusione sociale, quando violenza e microcriminalità. Difficoltà a inserirsi nella routine scolastica, crisi che non fa sognare e preferire il guadagno immediato spinge ragazzi anche molto piccoli a rifiutare la scuola. Le motivazioni saranno analizzate in Senato, dove Intervita presenta la Ricerca nazionale sulla dispersione scolastica con l’obiettivo di quantificare l’impatto economico e sociale. identificare la tipologia dei ragazzi che abbandonano i banchi precocemente e valutare i tipi di intervento e la loro efficacia. I dati saranno pronti per il 2014. Vi collaborano la Fondazione Agnelli, l’associazione Bruno Trentin di Cgil, con la direzione scientifica di Daniele Crecchi, docente di Economia politica all’Università di Milano.

Quanto costa l’abbandono scolastico in termini di pil? E come si può quantificare il valore degli investimenti messi in campo dalle istituzioni scolastiche, gli enti locali, quelli di formazione e il terzo settore? In preparazione della ricerca, Daniele Crecchi ha tracciato un quadro, basato su dati Bankitalia e Isfol, di quanti siano i «drop out», cioè gli italiani che «cadono fuori» dalla scuola italiana. Su 100 bambini che ogni anno iniziano gli studi ce n’è uno che non riuscirà neppure a finire la scuola primaria, cinque che si fermeranno alla licenza elementare, 32 che lasceranno dopo le medie. Oltre a 17 che tentano le superiori ma falliscono e altrettanti che non riescono ad arrivare alla laurea. 

Un primo «conto» rileva che i giovani in fuga dalla scuola costano all’Italia 70 miliardi l’anno. «I ragazzi abbandonano gli studi troppo presto», continua l’economista, «accettano lavori con retribuzioni più basse e così se ne va in fumo un ipotetico 4% di Pil». Certo è una quantificazione «per assurdo», sottolinea il professor Crecchi «fatta ipotizzando che la politica abbia una bacchetta magica e sia in grado di scolarizzare tutte le persone che hanno lasciato la scuola» e che «ci sia un ipotetico mercato del lavoro in grado di assorbirle tutte». Il calcolo si articola su queste basi: in Italia ci sono 12,6 milioni di persone che hanno lasciato gli studi prima del diploma, che hanno un livello di occupazione più basso del 14% rispetto a chi ha finito le superiori e che, se hanno un impiego, guadagnano circa 4 mila euro in meno dei colleghi più scolarizzati. Se tutte queste persone venissero assunte con lo stipendio medio di una persona che ha almeno un titolo di studio superiore, genererebbero un «giro d’affari» da 70 miliardi. «Una cifra – sottolinea Checchi – assolutamente ipotetica, ma che dà l’idea del potenziale economico che il tema ha nel nostro Paese».

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/13_ottobre_01/ricerca-dispersione-scolastica-presentazione-senato-intervita_f1e80982-2a62-11e3-b898-f13adc0c04f6.shtml

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