WALK FREE…

schiaviNel mondo nel quale viviamo ci sono trenta milioni di persone che vivono in stato di schiavitù. Quello che sembrava essere ormai appannaggio esclusivo dei libri di storia, una piaga per lo più estirpata con la fine del Ventesimo secolo, è oggi un fenomeno di preoccupante attualità. La conferma giunge dal , un classifica dai toni macabri che individua il numero di schiavi esistenti per Paese. Sono 29,8 milioni in tutto il mondo, secondo l’indice redatto dall’organizzazione australiana «Walk Free», i cui dati sono peggiori di gran lunga rispetto a quelli pubblicati di recente dalla Organizzazione internazionale del lavoro che parlava di 21 milioni di schiavi. 

La schiavitù è presente in tutti i 162 Paesi su cui è stata condotta l’indagine, anche se per quasi la metà sono concentrati in una nazione, l’India. Le persone che vivono in schiavitù lì sono 13,9 milioni di ogni età e sesso, costretti a lavorare nelle fabbriche come a dedicarsi alla prostituzione. Un dato che allarma e che deve far riflettere, visto che riguarda uno dei Paesi Brics, ovvero quelle economie emergenti considerate le locomotive della nuova globalizzazione. Dopo l’India è la Cina quella ad avere il maggior numero di schiavi, un altro Paese dei Brics dove 2,9 milioni di persone vivono in cattività. Fanno seguito nella classifica della vergogna Pakistan (2,1 milioni), Nigeria (701.000), Etiopia (651.000), Russia (516.000), Thailandia (473.000), Repubblica democratica del Congo (462.000), Myanmar (384.000) e Bangladesh (343.000). Numeri raccapriccianti che non sono estranei nemmeno a società moderne, emancipate e democratiche come gli Stati Uniti, dove circa 60 mila persone vivono in stato di schiavitù. Sono americani, ma soprattutto stranieri provenienti da zone come Messico, America centrale e Paesi caraibici. Questo perché, come dimostra un recente studio, gli Usa sono sempre di più meta finale del traffico di essere umani. 

«Oggi ci sono persone che già dalla nascita si ritrovano in condizione di schiavitù, specie in Africa occidentale e Asia del sud – spiega il dossier di Walk Free – Altre però vengono catturate e rapite e diventano merce di scambio, altre ancora vengono attratte con false promesse». Lo studio fa riferimento a tutta una serie di casistiche, in cui sono compresi, ad esempio, i matrimoni forzati e l’impiego dei soldati bambino, o, in alcune realtà come Haiti, il fenomeno dei Restavek, bambini schiavi mandati dalla rispettive famiglie poverissime, a servire in quelle dei ricchi e sottoposti a maltrattamenti e abusi pesantissimi. Il cuore di tenebra caraibico è infatti al secondo posto col 2% nella classifica che valuta il tasso di schiavitù sul totale della popolazione, preceduta solo dalla Mauritania con quasi il 4%. Seguono quindi Pakistan, India, Nepal, Moldavia, Benin, Costa d’Avorio, Gambia e Gabon. La palma dei virtuosi va invece all’Islanda con meno di cento schiavi, seguita da Irlanda, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Svizzera, Svezia, Norvegia, Lussemburgo, Finlandia e Danimarca. L’Italia è distanziata al 30 esimo posto della classifica virtuosa, ovvero è il 132 esimo Paese per numero di schiavi con circa 8.000 unità. I ricercatori però avvertono che i numeri, anche negli Stati più benestanti, sono in aumento rispetto al passato.

http://www.lastampa.it/2013/10/18/esteri/nel-mondo-trenta-milioni-di-schiavi-maglia-nera-a-india-e-cina-mUyGBzmsiKTblVJHxLmVpN/pagina.html

WALK FREE

http://www.walkfree.org/