Cina, finisce l’era del figlio unico

bimbo chQualcosa si muove davvero nella Città Proibita del potere cinese. Il governo ha deciso di allentare la «politica del figlio unico» e di abolire i «campi di rieducazione attraverso il lavoro». Due sistemi da Stato di polizia odiati dai cinesi e odiosi per il mondo. Due sistemi che hanno ucciso, oppresso e fatto soffrire milioni di esseri umani. La promessa è contenuta nel lunghissimo comunicato del Terzo Plenum del Comitato centrale comunista, quello di cui finora si era parlato per la nuova apertura al mercato. Ma ora le riforme prendono un aspetto umano che mette in ombra ogni calcolo di macroeconomia. I più ottimisti lo chiamano già «il manifesto sociale» del presidente Xi Jinping.

La legge del «figlio unico», che dalla fine degli anni Settanta ha causato una strage di bambini mai nati, viene rivista: d’ora in poi nelle città, le famiglie in cui uno dei genitori sia figlio unico potranno «permettersi» di avere due bambini. La Cina cominciò ad «incoraggiare» le coppie a fare meno figli nel 1971, per evitare l’esplosione della bomba demografica. Nel 1980 il regime impose la «politica del figlio unico». …

L’altro grande annuncio è l’abolizione del «laojiao», la «rieducazione attraverso il lavoro» forzato, un sistema di campi di concentramento che era stato istituito negli anni Cinquanta da Mao Zedong per punire i «contro-rivoluzionari». Ci sono passati milioni e milioni di sventurati. Il loro numero è incerto, perché la sanzione era amministrativa, lasciata all’arbitrio delle varie polizie locali, senza bisogno nemmeno di rivolgersi a una magistratura comunque al servizio dello Stato. Si poteva finire in «rieducazione» forzata per piccoli furti, per prostituzione, per dissenso, semplicemente perché si protestava per i propri diritti violati. E si poteva essere chiusi in un campo fino a quattro anni, senza nemmeno una finzione di processo. A discrezione delle autorità di polizia locali. Il «laojiao» per esempio è la punizione tipica per chi presenta petizioni al governo centrale, lamentandosi per ingiustizie subite nelle lontane città e nei villaggi, mettendo così in cattiva luce i capi del posto.  Nel comunicato del Comitato centrale si parla di «un grande sforzo per proteggere i diritti umani».

E si promette di ridurre il numero dei crimini soggetti a pena di morte: «Passo dopo passo». Oggi la Cina punisce con la pena di morte 55 reati. …..

http://www.corriere.it/esteri/13_novembre_16/cina-finisce-l-era-figlio-unico-si-chiudono-campi-rieducazione-742d03ec-4e86-11e3-80a5-bffb044a7c4e.shtml