Convivere a lungo con la depressione economica

…. l’evidenza suggerisce che noi abbiamo un’economia la cui condizione normale è di lieve depressione, e i cui brevi momenti di crescita si verificano soltanto grazie alle bolle e a un indebitamento insostenibile.
Perché mai accade ciò? Una delle risposte possibili è la lenta crescita della popolazione. Se la popolazione aumenta, aumenta di conseguenza la domanda di case nuove, di edifici nuovi, di uffici nuovi, e così via. Quando tale crescita rallenta, la domanda cade. Negli anni Sessanta e Settanta, quando i baby boomer crescevano, la popolazione americana in età da lavoro aumentò rapidamente, e la forza lavoro crebbe ancor più velocemente quando le donne fecero il loro ingresso nel mercato del lavoro. Ormai, però, tutto ciò appartiene al passato. E gli effetti sono evidenti: perfino all’apice della bolla immobiliare non abbiamo costruito neppure lontanamente il numero di case che furono costruite negli anni Settanta. Altro possibile fattore importante di cui si dovrebbe tener conto è quello dei continui deficit commerciali, apparsi negli anni Ottanta e che da allora hanno subito sì qualche fluttuazione, ma senza mai scomparire del tutto.

Perché tutto ciò dovrebbe essere importante? Uno dei motivi è che i banchieri centrali devono smettere di parlare di “exit strategy”. L'”easy money”, il denaro facile, dovrebbe restare con noi  –  e probabilmente resterà  –  per molto tempo ancora. Ciò a sua volta significa che possiamo tranquillamente fregarcene di tutte quelle storie da paura sull’indebitamento pubblico, riassumibili nella frase: “Non sarà un problema adesso, ma aspetta che si alzino i tassi di interesse!”.

Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza costante alla depressione, vivremo sotto le regole contrarie dell’economia della depressione  –  nella quale la virtù è un vizio e la prudenza è follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (compresi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) fanno stare peggio tutti quanti  –  per molto, molto tempo.

So che molte persone detestano sentir parlare di queste cose, che colpiscono il loro senso di onestà, offendono il loro stesso senso etico. Si presume infatti che l’economia consista nel fare scelte difficili (a spese degli altri, naturalmente); non che consista nel persuadere la gente a spendere di più.

Ma, come ha detto Summers, la crisi “non è finita finché non sarà finita “. E la realtà economica è quella che è. E ciò che quella realtà sembra essere in questo preciso momento è una realtà nella quale le regole della depressione varranno per molto, molto tempo.

P.Krugman

La Repubblica, 3 dicembre 2013

http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/economia/2013/12/02/news/come_convivere_a_lungo_con_la_depressione_economica-72498413/?ref=HREC1-32