Fiat Chrysler Automobiles.

FCAFiat Chrysler Automobiles. Questo il nome del settimo gruppo automobilistico mondiale nato dall’unione fra il Lingotto in Italia e Auburn Hills negli Stati Uniti. Lo ha deciso  il consiglio di amministrazione del gruppo presieduto da Jonh Elkann e guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Fca (questo il nuovo acronimo del gruppo) avrà come previsto sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna, mentre le azioni verranno quotate a New York e Milano. «Speriamo di arrivare alla quotazione a New York entro il primo ottobre, stiamo lavorando», ha detto Marchionne.

Riguardo alla sede fiscale una nota del Lingotto precisa che «la scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività».

La proposta approvata dal consiglio di Fiat prevede che gli azionisti di Fiat ricevano un’azione Fca (Fiat Chrysler Automobiles) di nuova emissione per ogni azione Fiat posseduta e che le azioni ordinarie di Fca siano quotate al New York Stock Exchange (Nyse) con un’ulteriore quotazione sul mercato telematico azionario (Mta) di Milano. Il completamento dell’operazione sarà soggetto a un numero limitato di condizioni, tra cui l’ottenimento della quotazione al Nyse e quella che l’esborso massimo derivante dall’esercizio da parte degli azionisti di Fiat dal diritto di recesso, nonché da eventuali esercizi dei diritti di opposizione dei creditori, non ecceda 500 milioni di euro. La quotazione sull’Mta di Milano avverrà dopo l’inizio della quotazione al Nyse.  

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http://www.lastampa.it/2014/01/29/economia/nasce-fiat-chrysler-automobiles-la-sede-legale-sar-in-olanda-doppia-quotazione-a-new-york-e-milano-5qggiawacgssq9kmSWLJXJ/pagina.html

L’Europa e gli aspirapolvere

axpireLa prima è stata la lampadina ad incandescenza. Ora l’Unione europea mette al bando gli aspirapolvere che divorano troppa energia: dal 1° settembre, infatti, gli apparecchi venduti non potranno superare la potenza massima di 1600 watt, che si ridurranno a 900 dal 2017. Una rivoluzione per i consumatori, un grattacapo per i produttori.

 Nell’autunno del 2012 erano andate in pensione le ultime vecchie energivore lampadine, quelle da 100W, in base alla normativa comunitaria entrata in vigore tre anni prima. Ora la scure della Ue si abbatte sugli aspirapolvere: da settembre 2014, infatti, i nuovi aspirapolvere non potranno più avere un motore che supera la «potenza nominale» di 1600W, mentre dal 1° settembre 2017, la potenza massima verrà ridotta a 900W e il limite di rumore fissato a non più di 80 decibel. Non ……. La classifica di ogni apparecchio verrà evidenziata su delle apposite etichette, simili a quelle esistenti sui frigoriferi e lavatrici……

 La modifica, in ogni caso, comporterà una vera e propria rivoluzione sul mercato. La Commissione europea ci ha messo dodici anni per convincere le industrie produttrici ad accettare il nuovo quadro regolamentare. Cosa cambia per il consumatore? Con gli aspirapolvere meno potenti gli utilizzatori risparmieranno circa metà dell’energia rispetto agli apparecchi tradizionali. Non dovrebbe risentirne la capacità di aspirare lo sporco dal suolo. ..

http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_28/ue-ruba-l-aria-aspirapolvere-c627c134-881d-11e3-bbc9-00f424b3d399.shtml

Che barba!

gcI gusti dei consumatori cambiano e cambia la domanda dei beni.

La moda – trasversale e mondiale – di farsi crescere barba e baffi sta danneggiando i colossi dei rasoi e delle schiume da barba: gli utili di Procter & Gamble Co., nel secondo trimestre, sono calati del 16% rispetto all’anno scorso.

http://www.corriere.it/foto-gallery/spettacoli/14_gennaio_26/carica-barbuti-cosi-colosso-rasoi-va-crisi-23b2f5d0-8698-11e3-a3e0-a62aec411b64.shtml#1

Il peso argentino

Cambio, euro, dolares, reales, cambio, cambio, cambio. Ehi, bello, vuoi cambiare?». Il ragazzo che ripete la cantilena ha l’aspetto tipico di uno spacciatore. Tuta di nylon, orecchini fluo e un profumo eccessivo, solo che nelle sue tasche non ci sono polveri o pastiglie, ma banconote, almeno quattro valute diverse. «Quanto costa l’euro, amigo?». Tredici e cinquanta. Quattordici e settanta. Quindici. Ognuno ha il suo prezzo. Se sei un commerciante, un impiegato o un turista nell’Argentina di questa fine gennaio 2014, hai visto il peso diventarti carta straccia tra le mani (-125% in un giorno) e hai sentito il ministro dell’Economia promettere che lunedì ti lascerà comprare i dollari, per mettere al sicuro i tuoi risparmi. Nel frattempo, mentre decidi se crederci o no, ci sono 72 ore di attesa, dubbi e necessità.  

Emanuel fa il cambiavalute clandestino da circa due anni. Più o meno da quando il governo di Cristina Kirchner ha deciso di vietare a lui e a tutti i suoi concittadini di comprare monete estere, se non in piccole quantità, per frenare l’emorragia di dollari dalle casse della Banca Centrale. Nel gergo della finanza locale è un arbolito, un alberello, che sta sul marciapiede a far gli scambi. Ha lo sguardo onesto, un flirt con la fioraia all’angolo e una certa antipatia per la polizia fiscale: «Non mi lasciano lavorare». Da quando venerdì mattina i ministri Capitanich e Kicilloff hanno annunciato che il freno cambiario sarà allentato, ha visto le sue banconote straniere perdere il 3% del valore, ma i clienti non sono calati e ride se gli si chiede chi guadagna di più tra lui e il commesso del negozio qui accanto.  …..

Le restrizioni al cambio sono state messe perché con le esportazioni basse e una forte domanda interna di dollari, le riserve si stavano prosciugando (-30% nel 2013).

L’alternativa alle banconote e all’oro sono le case o le automobili. Il ceppo sui dollari ha bloccato le vendite nel mercato del mattone, che prima funzionava solo coi biglietti verdi e adesso scambia quasi solo contratti d’affitto corti e facili da adeguare all’inflazione. D’altra parte, i concessionari auto saranno aperti come al solito nel week-end, ma senza poter vendere. «Faccio vedere la macchina, ma non posso dire il prezzo. Realmente non ho idea di quanto costi finché non aprirà la Borsa lunedì», racconta Eduardo, 36 anni nel settore. Dall’altro lato della strada, Gaston gli fa eco: «Ieri ne ho venduta una e adesso non so cosa dirà il capo. La gente insiste per comprare. È convinta che la prossima settimana l’auto varrà più dei pesos che ci ha speso, ma noi non capiamo se ci conviene o no.  ….

Cronut TM

cronuttmUn ibrido. Per molti, in cucina, sarebbe un piatto da buttare nella pattumiera. Per Dominique Ansel, chef pasticciere proprietario dell’omonima bakery newyorkese di Soho, è stato invece il colpo di genio che gli ha consentito, dal 10 maggio scorso (giorno d’esordio) di cambiare vita. Grazie ai Cronut. Metà ciambelle (donut, appunto), metà croissant, in poche settimane sono diventati un caso internazionale, facendo impazzire i newyorkesi pronti a mettersi in fila dalle 6 del mattino davanti alla bakery di Ansel (che apre alle 8), e guadagnando copertine come quella di Vogue Usa o recensioni del Guardian e del Daily Mail.

E meritando anche la «ribalta» del mercato nero e delle copie. Interminabili file, un lancio annunciato, brevetto antifrode, produzione limitata a soli 250 pezzi al giorno. Insomma, questo donut-che-incontra-un-croissant è già entrato nel lessico internazionale dei foodie.Ma che cos’è, esattamente, un cronut? Metà croissant metà donut, secondo Hugh Merwin, del seguitissimo blog «Grub Street», la preparazione, coperta da brevetto antifrode (CronutTM), è davvero difficile. …..

La cosa più complicata, però, è riuscire a mangiarlo. Si narra di persone che siano scoppiate in lacrime scoprendo, dopo aver fatto la fila, di non poterne assaggiare uno… Ma c’è anche una seconda strada: comprarli al mercato nero per un prezzo infinitamente superiore a quello di negozio. Dai 5 dollari venduti su Craigslist fino ai 120. Proprio per questo Ansel ha imposto dei limiti su quanti se ne possono acquistare in una settimana: tre a testa. Ma le copie nascono già. Ci sono i «doissant» della Chocolate Crust bakery. Mentre la pasticciera di Los Angeles Roxana Jullapet li chiama CroNot. A Manila, la Wildflour Bakery sta vendendo dei simil cronut a 120 pesos o 2,86 dollari. E non si fanno favoritismi per celebrities…….

http://archiviostorico.corriere.it/2013/giugno/12/dolce_conquista_New_York_code_co_0_20130612_380172f6-d323-11e2-bd77-41d090694984.shtml

Cronut

http://cronut.org/

http://dominiqueansel.com/

Al via le privatizzazioni

Dalle poste al petrolio e al gas, dall’elettronica al controllo del traffico aereo, servizi assicurativi-finanziari per le imprese all’estero, ma anche cantieri navali e stazioni ferroviarie. Sono nove le società che dovrebbero far parte del piano di privatizzazioni del Governo. Sono controllate dal Tesoro, direttamente o tramite Cassa Depositi e Prestiti o Ferrovie, con partecipazioni pubbliche che verranno alleggerite con una dismissione della quota. Ma intanto, si comincia con la messa sul mercato di una quota Poste Italiane e di Enav.

POSTE ITALIANE

ptttIl vecchio ente postale ormai da qualche anno è stato trasformato in una società per azioni, posseduta al 100% dal ministero del Tesoro. Svolge, accanto alla tradizionale attività postale gestita sulla base di un contratto di servizio con lo Stato, anche un importante (e redditizio) ruolo come gruppo bancario e assicurativo. Nel piano del governo si comincia con la dismissione a privati del 30-40% della società, in larga parte a investitori istituzionali.

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ENI

Core business nel petrolio e nel gas: la società guidata da Paolo Scaroni è la prima azienda italiana per capitalizzazione a Piazza Affari, 66,4 miliardi a fine 2012. Un gigante dell’Energia con un fatturato oltre i 127 miliardi alla chiusura dell’ultimo bilancio, presente in 90 Paesi, 78.000 dipendenti. Il Tesoro ha oggi in Eni una partecipazione del 4,34% mentre la Cassa Depositi e Prestiti (all’80,1% del Tesoro) ha una quota del 25,76%.

STM

Leader globale nel mercato dei semiconduttori con clienti in tutti i settori applicativi dell’elettronica, la società di Pasquale Pistorio (oggi presidente onorario) è quotata alle Borse di Milano, Parigi e New York. Nel 2012 i ricavi netti sono stati pari a 8,49 miliardi di dollari. Gruppo italo-francese della microelettronica, con sede a Ginevra, è partecipato indirettamente dal Tesoro tramite la StMicroelectronics Holding N.V. di cui ha il 50% (il restante 50% è del francese Fonds strate’gique d’investissement).

FINCANTIERI

È uno dei gruppi cantieristici più grandi al mondo, erede della grande tradizione italiana in campo navale. Con ricavi a quota 2,4 miliardi nel 2012 con una quota di export oltre il 70%. È controllato da Fintecna (al 100% della Cdp) che ha in portafoglio una quota oltre il 99%.

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GRANDI STAZIONI

Controllata al 60% da Ferrovie dello Stato (al 100% del Tesoro) è la società creata nel 1998 con l’obiettivo di riqualificare, valorizzare e gestire le tredici principali stazioni ferroviarie italiane: oltre 1.500.000 mq di asset immobiliari con più di 600 milioni di visitatori l’anno.

http://www.lastampa.it/2014/01/23/economia/priano-privatizzazioni-ecco-le-societ-coinvolte-l7fxTvznBgZCQremb8GZ1L/pagina.html

Le offese via Facebook possono costare care

fbbbUna sola parola: «stronzo». Così due studentesse del liceo artistico di Novara, quattro anni fa, avevano apostrofato su Facebook un loro insegnante dell’epoca, un sessantenne oggi in pensione. Un insulto che costerà loro la bellezza di mille euro, 500 a testa.

E’ la cifra che Sara S. e Gaia R. si sono rese disponibili a pagare per ottenere il «perdono» dell’insegnante che non aveva per nulla gradito il post ingiurioso ed era corso a fare denuncia.

La vicenda si è chiusa martedì  in tribunale: le due ragazze, oggi ventenni, erano a processo per diffamazione aggravata e rischiavano una condanna da 6 mesi a 3 anni. Dopo una lunga trattativa fra le parti coinvolte, si è trovato l’accordo per il risarcimento del danno. Querela ritirata. Il giudice ha pronunciato sentenza di «non doversi procedere». Una trattativa difficile, perché per mesi una delle studentesse ha sostenuto di non avere quei soldi: «Lavoro part time e non posso permettermi una somma così alta, quasi pari a uno stipendio mensile». In aula, il dietrofront.

http://www.lastampa.it/2014/01/24/edizioni/novara/due-ex-liceali-risarciranno-il-professore-insultato-su-facebook-aT9hKVy9FRv7rGMrtSQ8KJ/pagina.html