Una vittoria dell’educazione finanziaria

John Templeton, grande finanziere e figura sacra dell’industria americana del risparmio gestito, aveva una risposta molto efficace per chi gli chiedeva di tracciare il futuro della Borsa: «L’investitore che ha tutte le risposte, non ha capito la domanda». Ebbene, almeno a giudicare dall’andamento dei mercati, i cui indici sono globalmente in zone record, gli investitori della generazione post-Lehman sembrano aver maturato per proprio conto tutte le risposte alle domande che assillano da mesi i professionisti della finanza: mentre le banche e le assicurazioni continuano a reagire d’istinto alle variabili macroeconomiche, finanziarie e geopolitiche che da quasi un decennio hanno reso le Borse un campo minato, gli investitori individuali, risparmiatori e famiglie, hanno cominciato a muoversi sul mercato in modo più ordinato, non più isterico, sicuramente più ragionato che impulsivo. In parole povere, sembra quasi che l’esercito dei «Bot People» si stia evolvendo in un’armata organizzata, forte abbastanza da costringere i generali della finanza a brusche sterzate nelle strategie di investimento.

I primi segnali di questa tendenza, a cui molti già riconoscono un ruolo nell’attuale performance dei mercati, sono emersi durante la crisi dei titoli di Stato: vuoi per patriottismo vuoi per opportunismo, gli investitori individuali hanno comprato Bonos e BTp proprio mentre le grandi istituzioni finanziarie vendevano i propri titoli in portafoglio. In quel primo round, la vittoria è andata ai risparmiatori: grazie alla ripresa dei prezzi avviata nel 2013, i bond periferici dell’eurozona stanno ora garantendo un buon guadagno a chi non si è fatto spaventare dalle analisi catastrofiche dei «grandi analisti» sulle prospettive dell’euro e sul futuro dell’Unione…..

Dopo i salvataggi bancari e gli interventi d’urgenza a protezione degli Stati, nessuno crede più ai vecchi dogmi dei mercati: le crisi sono diventate passeggere, i default degli Stati ipotesi remote. Conseguenza: nessuno vuole più vendere sull’onda della paura.  C’è logica in tutto ciò? E soprattutto: esiste il rischio che i titoli e le Borse siano stati gonfiati troppo dalla fiducia di grandi e piccoli investitori? Nessuno ha la sfera magica e il rischio è una variabile sempre presente sui mercati: così come salgono, i titoli possono scendere all’improvviso……

Anni fa, queste cifre, dati e valutazioni restavano confinate nell’ambito dei professionisti. Oggi sono alla portata di qualsiasi investitore, che può così scegliere con più elementi di valutazione il modo di impiegare il denaro. È la prima vittoria dell’educazione finanziaria. Non sarà quotata in Borsa, ma non c’è dubbio che l’informazione vale sempre più di una commodity.
di Alessandro Plateroti – Il Sole 24 Ore

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