Prezzi in flessione

Solo pochi giorni fa, al margine di una lezione tenuta all’università di Sciences Po di Parigi, Mario Draghi era tornato a ribadire che «i rischi di deflazione sono limitati». «Le attuali proiezioni degli esperti della BCE», aveva aggiunto, «prevedono che l’inflazione salga all’1,0% nel 2014, all’1,3% nel 2015 e all’1,5% nel 2016».

 

I dati Eurostat usciti questa mattina ci dicono però che a marzo, nella zona euro, l’inflazione su base annua è calata allo 0,5% dallo 0,7% di febbraio. È il tasso più basso da novembre 2009. Una diminuzione simile è stata registrata dall’Istat relativamente all’Italia, dove l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,1% su base mensile e dello 0,4% rispetto a marzo 2013: a febbraio il dato tendenziale era 0,5%. «Il rallentamento dell’inflazione», ha spiegato l’istituto nazionale di statistica, «è imputabile alla flessione su base annua dei prezzi dei beni energetici non regolamentati e degli alimentari non lavorati e all’ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche rilevate per quasi tutte le rimanenti tipologie di beni e servizi».

 

Sia il dato continentale – il quale comprende Paesi già “sotto lo zero” come Spagna, Portogallo e Grecia – che quello italiano sono inferiori alle aspettative della vigilia. Su di essi incidono fattori di natura diversa: da una parte un tasso di cambio dell’euro che si mantiene su livelli assai elevati, riflesso del ritorno della fiducia sulla moneta unica – o meglio del dissiparsi dei timori verso una sua imminente deflagrazione – e dell’afflusso di capitali dai paesi emergenti che si è verificato negli ultimi mesi. Dall’altra una domanda interna ancora molto debole, nonostante i segnali di ripresa che si sono cominciati ad affacciare sul vecchio continente nell’ultima parte dell’anno scorso: non potrebbe essere diversamente, del resto, a fronte di livelli ancora molto elevati di disoccupazione (al 12% nell’area euro, e addirittura al 12,9% in Italia, secondo le ultime rivelazioni Eurostat) e di politiche fiscali dei governi nazionali che continuano a prediligere l’obbiettivo “consolidamento” dei conti pubblici rispetto a quello della crescita e dello sviluppo.

 

http://www.pagina99.it/news/home/4859/Scende-ancora-l-inflazione–Draghi.html

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