Le armi della BCE

Ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, lasciando fermi allo 0,25% i tassi d’interesse ha aperto all’utilizzo di nuovi strumenti straordinari per aumentare la liquidità in circolazione e rilanciare l’economia. L’acquisto di titoli di Stato andrebbe proprio in questa direzione.

IL POTERE DELLA PAROLA

di Daniele Manca – Corriere della Sera 4 aprile 2014

L’attesa ieri per le parole di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, era la stessa che si era creata attorno alle sue dichiarazioni nel luglio del 2012. L’euro e i Paesi del club della moneta unica sembravano in quei mesi una navicella nella tempesta dei mercati che parevano aver ritirato loro la fiducia. Al numero uno italiano della Bce bastò sottolineare con una frase che avrebbe messo in atto tutto quello che era necessario («Whatever it takes» disse) per salvare l’euro e, quasi di colpo, le aspettative finanziarie ed economiche nel mondo mutarono di segno.
Ancora una volta ieri ha usato il potere della parola per far capire che la Bce è pronta a fare la sua parte per agevolare la crescita e che, se necessario, userà misure anche «non convenzionali» per evitare un periodo prolungato di discesa dei prezzi. Francoforte potrà scegliere l’arma del taglio del costo del denaro ma anche altri strumenti come il quantitative easing (quell’acquisto di obbligazioni utilizzato fortemente dalla Federal Reserve americana che permette, parzialmente, di far arrivare liquidità all’economia).

Il rischio che si vuole evitare è che ci si avviti in una spirale chiamata deflazione fatta di prezzi che calano, crescita bassa o addirittura decrescita che sta provocando il dilagare della disoccupazione. Non che alla Bce si creda che quello sia uno scenario probabile. Anzi, nei prossimi mesi i prezzi potrebbero iniziare a salire.
Ma, come abbiamo imparato in questi anni, i mercati e l’economia non sono fatti soltanto di numeri o di razionalità. Contano anche le aspettative, le attese. Sono quelle che ci spingono a consumare, che permettono alle imprese di investire, alle banche di dare credito. E l’Europa si trova in una congiuntura difficile. Il mese prossimo ci saranno le elezioni per il Parlamento dell’Unione. In quell’assise avranno spazio molti di quelli che non credono all’architettura che ci ha permesso di vivere in pace per quasi settant’anni, oltre che di fronteggiare una delle peggiori crisi economiche dalla Grande depressione del secolo scorso…..

.

Due capolavori comprati tra gli oggetti smarriti

 

Intervistato da Salvo Palazzolo di Repubblica, l’operaio di Siracusa mostra tutto l’orgoglio per il suo fiuto artistico:

“Era una mattina di primavera del 1975. A Torino si teneva l’asta degli oggetti smarriti a sui treni. Vidi quelle due tele e subito me ne innamorai. La base d’asta partiva da 60mila lire. Sapendo che nessuno avrebbe offerto quella cifra, non alzai la mano e aspettai il ribasso a 40. A quel punto ingaggiai una sfida con un altro signore a colpi di 500 lire. E alla fine la spuntai con 45mila lire. Non erano proprio quattro soldi per un operaio emigrato dalla Sicilia, che con i turni di notte alla Fiat guadagnava 200mila lire. Ma io ho sempre amato l’arte. Invece di andare al bar, preferivo mettere soldi da parte per cercare oggetti nei mercatini o nelle piccole aste”

Quei quadri furono rubati ai coniugi Marks (il padrone della catena di grandi magazzini Marks&Spencer) e Kennedy a Londra il 6 giugno 1970. Furono ritrovati pochi giorni dopo sul treno Parigi-Torino, ma nessuno si accorse del loro valore. Non erano nemmeno inserite nella lista delle opere smarrite. Fino all’acquisto del signor Nicolò, che ripercorre le fasi della scoperta:

“Mio figlio mi ha sempre fatto tante domande sui quei quadri. Fino a quando a 15 anni gli sembrò di vedere su una delle tele la firma di un tale pittore Bonnato. Poi un giorno comprò una biografia di Bonnard. In una foto riconoscemmo lo stesso giardino raffigurato in uno dei nostri quadri”.

Su quello di Gauguin il processo di identificazione è stato più complesso :

“Quello di Gauguin recava un piccolo cagnolino rosso in basso a destra. Mio figlio ha scoperto che quella sorta di firma ricorreva anche in alcune lettere che il pittore spedì a una contessa. Confrontando la grafia abbiamo capito che era lui l’autore del quadro”.

Adesso Nicolò spera che i giudici stabiliscano che i suoi acquisti siano stati inconsapevoli, in modo da restare il legittimo proprietario dei quadri. Alla domanda di Palazzolo su quale quadro conserverebbe, lui risponde: “Il Bonnard è quello da cui è iniziato tutto. AI miei figli ho sempre detto: se amate l’arte, l’arte vi ripaga”.

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/03/quadri-gaugain-bonnard-ritrovati-operaio-fiat_n_5081817.html?utm_hp_ref=italy

Articolo 1153 del Codice civile

Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.