Europa: lo spread generazionale

giovvvC’è uno spread, un altro, che si aggira per l’Europa: lo spread generazionale. È quello che unisce Italia, Grecia e Cipro da una parte; e Paesi come la Francia, la Germania, il Regno Unito e la gran parte delle nazioni del centro-nord Europa (ma anche Spagna e Portogallo) dall’altra. I primi impongono un limite di 25 anni di età per la candidatura al Parlamento Europeo; i secondi stabiliscono che un cittadino che ha raggiunto la maggiore età può tranquillamente essere elettore ed eletto. Poi ci sono alcune vie di mezzo: un drappello di Stati dell’ex blocco orientale e le Repubbliche Baltiche che prevedono per l’elezione età differenziate fra i 21 e i 23 anni. Va infine segnalata una felice eccezione: l’Austria, che stabilisce i canonici 18 anni per essere eletti ma consente anche ail 16enni di esprimere il proprio voto.

I sistemi elettorali sono stabiliti autonomamente dai singoli Paesi e devono solo rispondere a due criteri generali comuni a tutta l’Unione: che il suffragio sia universale, ovvero che tutti i cittadini maggiorenni possano votare senza restrizioni; e che la ripartizione dei seggi sia su base proporzionale. Ogni nazione ha scelto se definire una soglia di sbarramento (l’Italia ce l’ha) e ha stabilito le date del voto, variabili tra il 22 e il 25 maggio (da noi, come nella maggior parte delle nazioni, si vota nell’unica giornata di domenica 25). E, appunto, ha previsto eventuali limitazioni anagrafiche sull’eleggibilità.

Ma c’è un ragionevole motivo per stabilire che sotto i 25 anni non si possa rappresentare degnamente il proprio Paese? Basterebbe scorrere l’elenco di tutti gli eurodeputati che hanno rappresentato l’Italia fino ad oggi per rendersi conto che non è l’età a fare la differenza e che di impresentabili over 25 ne abbiamo mandati parecchi dalle parti di Strasburgo e Bruxelles. È allora una questione di esperienza? Anche questo è discutibile. Sono le storie individuali a fare il valore di un deputato, non la sua carta di identità (meglio un giovane volenteroso e incensurato o un navigato politico con carichi pendenti?). Mark Zuckerberg, Larry Page, Sergey Brin e prima di loro Bill Gates o Steve Jobs hanno dato vita a società come Facebook, Google, Microsoft e Apple quando erano rigorosamente under 25. Hanno creato impresa e posti di lavoro e hanno messo la loro creatività al servizio dello sviluppo. Se fossero stati italiani avremmo dovuto dire loro: sì, va bene, hai messo in piedi una società che fattura milioni, ma per noi sei troppo immaturo per rappresentarci in Europa.

Del resto, in casa nostra facciamo anche di peggio: abbiamo un Senato dove si può essere eletti solo a 40 anni, e dove di conseguenza anche il nostro attuale presidente del Consiglio sarebbe immaturo per entrare, e per cui addirittura si può votare solo a 25 anni compiuti. A 18 anni puoi aprire una società, mettere su casa e famiglia, se hai un reddito sei chiamato giustamente a pagare le tasse. Puoi arruolarti nell’esercito, partire per una missione all’estero e magari lasciarci la pelle, che poi al rientro la salma viene accolta in forma solenne a Ciampino con il tricolore e la banda militare e diventi pure un eroe della Patria. Ma non puoi votare per il Senato, perché quella stessa Patria non ti ritiene sufficientemente maturo per farlo.

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