Calcio: la batosta del Brasile avrà effetti economici?

brazzChe implicazioni economiche potrà avere la sconfitta rimediata dalla nazionale del Brasile contro la Germania, nella semifinale persa con il risultato storico di 7 a 1? Se lo chiedono gli analisti finanziari, che non perdono l’occasione di parlare dei Mondiali di calcio, indagandone le possibili ripercussioni sull’andamento economico o sui mercati finanziari.

Secondo Bloomberg l’evento straordinario di ieri sera rischia di ribaltare il sentore comune. Per gli analisti, infatti, finora una sconfitta del Brasile era vista come paradossalmente positiva per i mercati: avrebbe indebolito Dilma Rousseff, che avrebbe incontrato maggiori difficoltà per la corsa alla rielezione del prossimo autunno. Con un possibile cambio di guida politica, anche l’economia ne avrebbe tratto giovamento visto che molti additano la presidente come responsabile della stagnazione economica. Ma la sconfitta per 7 a 1 di ieri rischia di mischiare le carte e rompere questo meccanismo, perché troppo devastante, almeno a detta di Geoffrey Dennis, a capo della strategia per i mercati emergenti di Ubs e profondo conoscitore del Brasile, che segue fin dagli anni Novanta.

“Rischia di essere una batosta psicologica per i brasiliani molto forte, della serie: ‘Guarda, la nostra economia è in panne, non riusciamo a crescere e non abbiamo neppure una squadra nazionale decente'”. Gli Etf, derivati che replicano l’andamento di un paniere di azioni brasiliane e unico riferimento da seguire in una giornata di chiusura per il mercato, non indicano al momento particolari scossoni sul mercato.

Da quando Rousseff ha preso il potere nel 2011, la crescita ha rallentato fino a un tasso medio annuo del 2%, il ritmo più basso dai tempi delle dimissioni di Fernando Collor, nei primi anni Novanta dopo gli scandali per corruzione. Le sue politiche per la ripresa non hanno avuto impatto alcuno, se non quello di portare l’inflazione sopra la preoccupante soglia del 6,5%, in accelerazione proprio durante i Mondiali di calcio, visto l’afflusso di turisti. La sconfitta di ieri, aggiunge in un report ad hoc SocGen, rischia più che altro di far riemergere nel Paese quei forti sentimenti di opposizione e protesta che hanno accompagnato l’avvicinamento al Mondiale e che sembravano sopiti durante le ultime settimane. Non a caso Tony Volpon di Nomura ha parlato di “niente meno che una umiliazione nazionale”, per un Paese che s’identifica tanto nel calcio e – per la parte restante della popolazione – ha avversato il football come simbolo di tutto quello che non funziona e delle diseguaglianze economiche: l’organizzazione del Mondiale è costata 11 miliardi, in uno Stato che vede oltre 7 milioni di persone vivere con poco più di un dollaro al giorno.

Secondo gli ultimi sondaggi, la popolarità di Rouseff è già scesa al 38% circa; una sua bocciatura alle elezioni, secondo Alberto Bernal di Bulltick Capital Markets, si potrebbe tramutare in un rally del 25% del mercato azionario. Di contro però, una eccessiva instabilità legata ai movimenti di protesta – magari insieme alla rielezione della Rousseff – potrebbe annullare l’effetto benefico di una sconfitta amarissima; opzione per la quale da SocGen consigliano di vendere il real brasiliano contro il peso messicano.

 

http://www.repubblica.it/economia/2014/07/09/news/ubs_mondiali_brasile_eliminazione_roussef-91119043/?ref=HRER2-1

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