Abusivi offresi

lavnerCi sono parrucchieri ed estetiste, spesso ex dipendenti licenziati, che continuano ad esercitare a casa loro o direttamente a casa dei clienti, tassisti completamente abusivi o che magari «sforano» in comuni limitrofi a quelli per cui hanno la licenza, idraulici ed elettricisti che tirano giù la serranda ma che poi continuano come se nulla fosse a prestare i loro servizi, e ancora trasportatori per conto terzi senza la necessaria abilitazione. Per non dire poi di imbianchini e muratori. C’è gente che fa il doppio lavoro e ci sono anche tanti cassintegrati che in questo modo cercano di arrotondare. Complice la crisi l’esercito degli abusivi cresce anno dopo anno.

 

Oggi sono un milione, o quasi, calcola l’ufficio studi di Confartigianato. O meglio sono 881mila, ma visto in media lavorano molte più ore dei regolari «valgono» come 1 milione e 34mila persone, o «unità di lavoro equivalenti a tempo pieno» (ula) per usare il termine dei tecnici. Il tasso di irregolarità, tra i lavoratori autonomi, tocca così il 13,8%. Ovvero, un occupato su 7 è in nero. Se poi si allarga lo sguardo al totale dell’economia il conto degli irregolari, calcolando anche i 2.204.000 lavoratori dipendenti a loro volta «in nero», sale a quota 3 milioni e 85 mila, con un tasso complessivo di irregolarità del 12,4%.

Concorrenza sleale

Questo esercito di abusivi non solo «fa concorrenza sleale alle imprese regolari – è scritto nel rapporto di Confartigianato, che ha elaborato i dati contenuti nei conti nazionali pubblicati dall’Istat a settembre, …… ma determina una rilevante evasione fiscale». Usando come reddito la media rilevata dagli studi di settore, Confartigianato stima che la presenza di una fetta così ampia di lavoro irregolare determini un’evasione fiscale e contributiva da parte dei soli lavoratori autonomi pari a 11,78 miliardi: 3,8 miliardi di Iva, 2,8 di Irpef, 604 milioni di Irap e 4,54 miliardi di contributi sociali. Tanto per fare un paragone: l’importo evaso dagli abusivi, in media 14.209 euro a testa all’anno, rappresenta lo 0,7 del Pil ed equivale alla spesa sanitaria di Veneto e Marche messe insieme.

Chi è più esposto

Ovviamente le imprese artigiane regolari sono tra le più esposte alla concorrenza sleale del sommerso: circa i due terzi del settore (923.559 imprese, 1.750.427 di addetti) sono a rischio. In cima alla lista “altri servizi alla persona” con un tasso di esposizione del 24,5%, servizi di alloggio e ristorazione (22,1%) e le attività di trasporto e magazzinaggio (19,5%) che in tutto assommano 333.748 imprese e 650.743 addetti. Particolarmente esposti anche parrucchieri ed estetiste, settore che conta 126.790 imprese e 229.300 addetti. In valori assoluti tra le regioni più «colpite» ci sono Lombardia (con 172.688 imprese, pari 18,7% del totale dell’artigianato più esposto), Emilia-Romagna (10,2), Veneto (9,6) e Piemonte (9,5).

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Il record in Campania

In termini assoluti la metà degli occupati irregolari totali si concentra in cinque regioni: l’11,6% in Campania con 357.400 unità, il 10,7% in Sicilia (329.400), il 10,1% in Lombardia (312.600), il 9,4% in Lazio (290.900) e l’8,2% in Puglia con 253.400 unità. In Calabria un terzo (35,3%) degli occupati è irregolare, in Molise, Sardegna, Basilicata e Sicilia viaggiano sul 25%, Campania e Puglia sono attorno al 20. Il tasso di irregolarità più basso è pari al 5,9% e si rileva nella Valle d’Aosta. Un terzo (34,2%) degli occupati irregolari, pari ad oltre un milione (1.054.600 unità), si concentra nelle sette prime province: Roma (222.500 unità), Napoli (200.900), Milano (157.300), Torino (126.700), Bari (106.500), Palermo (87.900), Cosenza (78.500) e Salerno (74.300). Ma a livello provinciale i picchi si toccano a Crotone con il 40,1%, a Vibo Valentia (39,3%) e Catanzaro (37,8%).

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http://www.lastampa.it/2014/11/16/economia/gli-abusivi-sono-un-milione-il-fisco-perde-miliardi-lanno-oSyuiCiT5n6zQuXZqlNeIO/pagina.html

 

 

G20: i Paesi più ricchi crescono, ma aumenta la disuguaglianza

G20_Australia_Sono in teoria i Paesi più ricchi e influenti del mondo, ma sono anche molto più indebitati di prima, non riescono più a crescere come vorrebbero, non creano a sufficienza posti di lavoro e soprattutto costruiscono diseguaglianza. L’Italia eccelle in alcuni difetti: il debito in primo luogo, poi la crescita; qui a Brisbane è la Cenerentola del summit, 19esima per capacità di aumentare il prodotto interno, al 20esimo posto c’è la Russia di Putin.

La ricetta

I numeri e le statistiche del G20 sono in qualche modo impietosi: sabato e domenica i leader del pianeta cercheranno di mettere a punto una ricetta globale per la crescita, ma dal giorno in cui l’Australia ha assunto la presidenza del vertice, nel dicembre del 2013, la ricchezza complessiva dei 20 è cresciuta di 17 mila miliardi di dollari. Mica male, peccato che il 36% di questa crescita, 6200 miliardi, è andata all’1% dei più ricchi nei rispettivi Paesi. Alla ricerca disperata di crescita dunque ma anche di eguaglianza, come evidenziato in un rapporto pubblicato alla vigilia del summit da Oxfam International. Il problema è che per la crescita ci vogliono gli investimenti: in Australia ne attraggono a tassi che in Europa sono sconosciuti, e proprio il governo di Camberra ha pensato ad un hub finanziario e globale per coordinare gli investimenti internazionali.

Investimenti

….. Di sicuro la crescita che da Brisbane viene rincorsa ha come obiettivo diretto il Prodotto interno lordo, concetto diverso dalla ricchezza dei cittadini.

I Paesi del G20 rappresentano il 90% del Pil mondiale, l’80% degli scambi commerciali, ma ospitano anche la metà dei poveri del mondo.

E l’elusione fiscale della grandi corporation, che qui a Brisane verrà discussa e in qualche modo affrontata, farebbe perdere ai Paesi in via di sviluppo almeno 100 miliardi di dollari di mancate entrate fiscali. ….. Nel frattempo, mentre rincorrono la crescita, di sicuro aumenta la diseguaglianza: in 15 dei 19 Paesi del G20 (il ventesimo posto è della Ue), negli ultimi dodici mesi, il reddito è cresciuto in gran parte solo per l’1% della popolazione più ricca. Le 4 eccezioni sono Giappone, Arabia Saudita, Stati Uniti e Canada.

http://www.corriere.it/economia/14_novembre_15/g20-paesi-piu-ricchi-crescono-ma-aumenta-diseguaglianza-b33cad20-6ca9-11e4-b935-2ae4967d333c.shtml

https://www.g20.org/