Noi nudi davanti a Google

imagesXKUThjghGoogle ha un nuovo avversario. Il Parlamento europeo si è espresso a larghissima maggioranza con un parere, non vincolante, affinché le attività del motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin vengano separate da quelle di vendita della pubblicità. L’accusa: attraverso le ricerche, Google è in grado di conoscere i nostri bisogni. O meglio, mettendo in fila ciò che cerchiamo ogni giorno sul motore che monopolizza il 90% del mercato, si può arrivare a costruire una sorta di seconda nostra identità.

Ci ritroviamo nudi di fronte ad algoritmi, a formule matematiche. È come se regalassimo, più o meno coscientemente, tutte le volte che interagiamo con la Rete, pezzettini del nostro io. Chi ha in mano i codici per ricomporre questa moltitudine di «Me» virtuali che gli esperti chiamano eufemisticamente «profili», dispone di una merce preziosa. Un valore che fa gola ad aziende e pubblicitari che sempre più vogliono parlare non a comunità indistinte ma a persone, con lo scopo di essere più efficaci nell’opera di persuasione.

Il pronunciamento dell’Europarlamento va così ad affiancarsi all’altra iniziativa del Garante della privacy dell’Unione che ha chiesto a Google, nei giorni scorsi, di estendere il diritto all’oblio per i cittadini a tutte le versioni nel mondo del motore di ricerca e non solo a quelle del Vecchio Continente. Un susseguirsi di prese di posizione e di atti formali che fanno trasparire l’insofferenza europea nei confronti del potere di Google e in generale delle aziende tecnologiche americane. Un’insofferenza resa ancora più palese dall’indagine dell’Antitrust sempre su Google.

Certo, il fatto che da Apple ad Amazon a Facebook, Microsoft, Yahoo, oltre a innumerevoli altre aziende, considerino Google un proprio concorrente, dà la dimensione di quanto la società possa contare su un dominio a tratti pervasivo.
Ma l’insofferenza non deve però mascherare la non volontà o incapacità dell’Unione di riuscire ad agevolare processi e aziende che possano essere competitivi con quelli negli Stati Uniti. Piuttosto c’è da chiedersi se sia normale che l’inchiesta dell’Antitrust europeo relativa a Google duri ormai da 4 anni. La variabile tempo è decisiva nei processi economici.

La società nata attorno a un motore di ricerca nel 1998, veniva quasi presa in giro quando nel 2010 lanciò il suo progetto di auto senza pilota. Oggi i big del settore sono alla sua rincorsa. Larry Page, il fondatore alla guida di un gigante da 55 mila dipendenti, vuole a tutti i costi essere in ogni angolo del futuro prossimo venturo. Anzi, vuole immaginarlo: dalle nanopillole che ingerite renderanno possibile identificare i malanni, ai palloni aerostatici che permetteranno la diffusione di Internet in ogni dove, alle turbine a vento nell’atmosfera, ai laboratori di ricerca che vogliono riscrivere le regole della medicina. Avere mezzi e capacità di visione di tale portata è ammirevole.

Ma proprio da questo nasce la necessità di regole condivise, di grandi scelte che attendono l’Europa sulla privacy, sul fronte dei mercati digitali, sulla neutralità della Rete che sinora sembra aver avvantaggiato solo chi offre servizi e non chi crea infrastrutture. Non ci si può limitare ad alzare la voce sulla privacy o su singoli segmenti di mercato come quello dei motori di ricerca e della pubblicità. A questo dovrebbe servire, e sarebbe molto più corretto, l’Antitrust. Soprattutto se la neocommissaria Margrethe Vestager non attenderà altri 4 anni per sanzionare o meno abusi di posizione dominante.

Daniele Manca

Correre della Sera 28/11/2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...