Se il Paese non si libera del passato

Il nostro campo da gioco è il mondo ma non abbiamo più voglia di dirlo anzi vorremmo negarlo e se fosse possibile dimenticarlo. «Basta con questo pianeta globale, con l’Europa, con la sua moneta e tutte queste regole, basta con gli sforzi e le riforme che ci chiedono»: queste parole, pronunciate in modo più o meno gentile e nell’ordine che preferite, sono ormai un sentire comune, rimbombano in televisione, nei bar, nelle cucine di casa ed escono dalla bocca di ogni politico che voglia presentarsi come nuovo e in sintonia con i tempi.

Pensiamo di avere il diritto – visto il prezzo che stiamo pagando ad una crisi che non vuole finire – di chiuderci in casa ed essere lasciati un po’ in pace per mettere la testa sotto il cuscino e poter sognare i bei tempi andati.

Se servisse a qualcosa, o se non facesse danni, non sarebbe nemmeno male prendersi una pausa e lasciarsi andare alla nostalgia. Ma non è così: ogni istante che perdiamo, in cui scegliamo di stare fermi o di arretrare, in cui ci incantiamo a guardare indietro è uno scivolamento ulteriore verso il fondo, una nuova ipoteca sul futuro. Il dibattito di queste settimane è un insulto alla ragione, tutto costruito su polemiche interne mentre il Paese sprofonda negli scandali. ……..

Mario Calabresi

La Stampa 14 dicembre 2014

 

http://www.lastampa.it/2014/12/14/cultura/opinioni/editoriali/se-il-paese-non-si-libera-del-passato-5XPx0aIgjqpvNKeIjRZX2M/pagina.html

 

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