Il Qe della BCE

qubce F acile dire “Quantitative easing”, una delle espressioni più utilizzate ultimamente da giornali, commentatori economici e addetti ai lavori e la cui popolarità cresce di giorno in giorno. Ma è difficile spiegare effettivamente che cos’è il Qe che Mario Draghi, il banchiere italiano che guida la Banca Centrale Europea, si appresta a lanciare sul territorio dell’eurozona, ufficialmente per salvaguardare la stabilità dei prezzi. Può facilmente diventare un passaggio storico per l’intera economia europea o un grande flop.

Il compito che Draghi ha davanti a sé è più arduo di quello affrontato dai suoi colleghi della Fed, della Bank of England e della Bank of Japan, dal 2009 a oggi. I loro programmi di quantitative easing erano obbiettivamente più semplici perché si rivolgevano a un solo paese. Il problema di Draghi è che in Europa esistono 19 paesi nell’euro e 28 partecipanti alla Ue ognuno con proprie emissioni di titoli di statointento di impedire che gli acquisti a pioggia di bond vadano in qualche modo a pesare sui bilanci degli Stati e quindi in ultima stanza sui contribuenti. Infine Draghi deve combattere contro lo scetticismo degli economisti, la maggior parte dei quali non è sicura che l’effetto finale del Qe possa tradursi in una ripresa dell’economia e quindi dell’inflazione verso la soglia minima del 2%, obiettivo esistenziale della Bce. Insomma una lunga serie di incognite circonda questo passaggio della politica monetaria europea e molte sono difficili da comprendere per il cittadino che però dovrebbe godere dei suoi benefici.

Vediamo di dipanare almeno in parte la matassa. Indebolire l’euro. Il primo effetto tangibile del Qe è quello di deprimere il cambio attraverso la creazione di base monetaria aggiuntiva. Si comprano i titoli di stato i cui rendimenti scendono e per questa via vi saranno meno afflussi di denaro verso i titoli denominati in euro. La svalutazione dell’euro è già in corso da qualche mese come diretta conseguenza degli annunci che via via Draghi ha fatto. Da 1,38 dollari per un euro si è passati a 1,18 ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare ancora più giù. «È inevitabile che l’euro si indebo-lisca, solo con lo shale gas gli Usa hanno guadagnato il 4-5% di competitività rispetto all’Europa. Il Qe deve avere l’obiettivo di abbattere il cambio fino a 1-1,1 contro il dollaro e di sollecitare i governi a continuare sul terreno delle riforme strutturali», osserva Davide Serra, fondatore e gestore dei fondi Algebris basati a Londra. Dai suoi conti il petrolio sotto i 60 dollari al barile vale per l’Italia uno 0,4% di Pil mentre ogni 10 centesimi di svalutazione dell’euro aumentano del 10% le esportazioni delle aziende. L’effetto combinato di valuta e petrolio dovrebbe far uscire l’Europa dal tunnel della recessione e portare una ripresa sostenuta.

Le banche impiombate. Draghi si è convinto della necessità di un Qe sui titoli di Stato perché i tentativi fin qui portati avanti di far affluire liquidità all’economia reale non hanno funzionato. La cinghia di trasmissione si è inceppata. I primi prestiti alle banche di inizio 2012 si sono tradotti in profitti per gli istituti attraverso gli impieghi in titoli di Stato ma non si sono trasformati in maggiori prestiti alle imprese. Anche le più recenti aste “Tltro” finalizzate all’economia reale, hanno registrato bassa richiesta da parte del sistema bancario (212 miliardi sugli oltre 400 previsti). «Il declassamento del rischio paese e i maggiori requisiti di capitale richiesti dagli organismi di sorveglianza inducono le banche a chiedere uno spread più alto sugli impieghi per remunerare il capitale», spiega Davide Grignani, responsabile Financial institutions di Société Générale a Milano. Il risultato è che in Italia e in altri cavnnbvPaesi i crediti in sofferenza rappresentano il problema principale e le erogazioni di prestiti alle imprese è diventata più selettiva. Le aziende sane che chiedono soldi per aumentare gli investimenti quelle export- oriented mentre le altre sono guardate con diffidenza. Il cavallo non beve, come si dice in questi casi. E le banche non gli danno da bere.

Incognita Grecia. «Il Qe potrebbe incidere ancor di più sul cambio rinvigorendo la crescita delle esportazioni visto che il 50% dei ricavi delle imprese viene da fuori dell’area euro», spiega Maria Paola Toschi, market strategist di JP Morgan Asset Management. «Draghi ha creato una forte aspettativa sul Qe e se questo non dovesse essere risolutivo sorgerebbe un altro problema per la Bce». Il percorso è accidentato e lo spettro di una nuova crisi della Grecia è tornato a materializzarsi nelle scorse settimane. Con una vittoria di Tsipras alle elezioni del 25 (3 giorni dopo la riunione della Bce) il tema della rinegoziazione del debito greco tornerebbe d’attualità e il percorso di austerity imposto dalla Troika (Bce, Ue, Fmi) messo in dubbio. A questo punto il dilemma di Draghi è il seguente: se include i titoli di stato greci nel Qe solleva le proteste della Germania e degli altri paesi rigoristi; se discrimina la Grecia con il Qe il mercato potrebbe pensare che la Germania e le nazioni forti hanno deciso di lasciare la Grecia al suo destino anche fuori dall’euro, come è stato paventato dai giornali tedeschi nei giorni scorsi. «Un’eventuale perdita sui titoli greci andrebbe a pesare sul bilancio della Bce e quindi sugli Stati partecipanti », ricorda Serra. «La Bce dovrebbe dire ai governi: vi compro i titoli di stato se fate una serie di riforme».

………

(12 gennaio 2015)

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/01/12/news/arriva_il_quantitative_easing_ecco_le_quattro_opzioni_bce_per_rilanciare_credito_e_crescita-104771044/

 

Il Presidente si è dimesso

gndimIl presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato questa mattina, alle ore 10.35, l’atto di dimissioni dalla carica, come ha annunciato in una nota il Quirinale. Il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, ha dato ufficiale comunicazione ai presidenti del Senato della Repubblica, Piero Grasso, che diventa presidente supplente, e della Camera dei deputati, Laura Boldrini, e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi …..

Nella prassi con le dimissioni Napolitano diventa automaticamente presidente emerito della Repubblica e senatore a vita e come tale avrà un suo ufficio a Palazzo Giustiniani, che tra l’altro sarà la sede temporanea di Pietro Grasso nelle sue funzioni di presidente supplente della Repubblica. La funzione di presidenza del Senato sarà assolta dalla vicepresidente Valeria Fedeli.

Giorgio Napolitano è stato il primo presidente della Repubblica a essere stato rieletto per il secondo mandato , ora rientrerà in Parlamento come senatore a vita e già domani dovrebbe comunicare per quale gruppo parlamentare sceglierà di iscriversi, anche se con ogni probabilità aderirà al gruppo misto.

La prima votazione del Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentanti delle Regioni per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica dovrebbe tenersi alle ore 15 del prossimo 29 gennaio. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea (pari a 672 voti) mentre dal quarto si scende a 505, ovvero la maggioranza assoluta…….

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/124577/rubriche/napolitano-lascia-il-quirinale-grasso-presidente-supplente.htm