Stampare moneta

qeeDopo una gestazione di almeno due anni e un dibattito infinito e, a volte, anche acido, Mario Draghi e il board della Bce faranno partire nei prossimi giorni, sulla scia del modello americano, il Qe, il Quantitative easing all’europea. Una decisione presa a maggioranza, che ha lasciato veleni ancora non completamente riassorbiti. Per l’Europa, infatti, è una strategia rivoluzionaria. Ridotta all’osso, consiste nello stampare moneta per comprare titoli e debiti di Paesi stra-indebitati. Le monarchie di una volta cercavano lo stesso effetto di liquidità riducendo la quantità di oro e argento nelle monete. Per l’ortodossia monetaria cara ai tedeschi il Quantitative easing, insomma, prima ancora che rivoluzionario, è eretico.
E perchè l’hanno accettato?
Perchè tutte le altre strade per fermare la deflazione che interessa l’Europa non hanno funzionato. E i tedeschi hanno dovuto accettare che la Bce realizzi il Qe, comprando proprio i titoli di Stato, perchè non ci sono abbastanza titoli di altro tipo sui mercati. Draghi, infatti, rastrellerà titoli in misura massiccia: più di 40 miliardi di euro al mese, almeno fino al settembre 2016. Cioè 800 miliardi di euro. Più altri 340 in titoli di altro tipo. È una valanga di carta moneta.
E fra un anno e mezzo si ferma?
Niente affatto. Questo è un punto chiave, su cui molto avevano insistito gli economisti. La Bce continuerà a comprare titoli fino a quando l’inflazione, dallo zero di oggi, non sarà tornata vicino al 2%. I mercati lo sanno e possono quindi gestire i propri affari, sapendo che ci sarà denaro disponibile in abbondanza e a lungo.
È perchè c’è questa montagna di carta moneta in più che si chiama Quantitative easing, cioè allentamento quantitativo?
Esatto. Normalmente, la politica monetaria rilancia l’economia abbassando i tassi di interesse. Stavolta non si può, perchè sono già a zero. E allora si stampa carta moneta.
Ma se i tassi sono già a zero a che serve?
Probabilmente, se fosse partito prima, il Qe sarebbe stato più efficace. Comunque, anche così, agirà sui tassi. A zero sono i tassi nominali. Quelli che contano, cioè quelli reali, no. Se c’è una deflazione dell’1%, il tasso nominale zero diventa un tasso reale dell’1%, perchè prezzi e redditi sono scesi. Al contrario, se il Qe rilancia l’inflazione, il tasso reale scende: con l’inflazione all’1%, il tasso nominale zero diventa un tasso reale meno 1.
È a questo che serve il Qe?
Non solo. Anzitutto, quando la Bce compra, come pare, 120 miliardi di euro di titoli di Stato italiani alleggerisce il peso del debito sul bilancio, diminuendone il costo e lasciando più spazio alle misure di rilancio dell’economia. Qualcuno ha fatto anche notare che se Francoforte concentrasse i suoi acquisti su titoli ventennali o trentennali, l’effetto sarebbe quello di allungare le scadenze del debito, aumentando il respiro dell’economia. Chi vende quei titoli a Draghi (banche, assicurazioni, fondi) impiegherà il ricavato per comprare altri titoli, facendo salire i loro prezzi e generando un “effetto ricchezza”.
Quale ricchezza?
Se prima avevo in cassaforte titoli che valevano 100 euro e, adesso, quei titoli valgono 120, sono più ricco. Soprattutto, ho riserve più ampie e posso aumentare gli investimenti.
Questo vale anche per le banche?
Certo. Poichè in Europa l’80% dei finanziamenti alle imprese passa per le banche, è decisivo che le banche si sentano sufficientemente tranquille da fare prestiti. Il Qe, liberandoli dei grossi pacchetti di titoli di Stato e aumentando il valore delle riserve dovrebbe consentire proprio questo.
Intanto, però, il valore dell’euro è sceso E meno male. Con l’euro a 140 sul dollaro le esportazioni erano strangolate. Per essere competitivo, l’export italiano, calcolavano gli esperti aveva bisogno di un cambio sul dollaro a 117. Oggi è a 112 e le esportazioni stanno andando bene, anche se chi ci guadagna di più sono proprio i tedeschi, che esportano più di noi. Eppure i tedeschi, dopo essersi opposti, ora rischiano di sabotare il Qe, sia pure senza volerlo.
Come è possibile?
È un paradosso, figlio della testardaggine con cui la Merkel si rifiuta di fare, in patria, una politica espansiva. Il risultato è che la Germania si avvia al pareggio di bilancio, nel momento peggiore.
Perchè?
Come compra 120 miliardi di euro di titoli italiani, la Bce vuole comprare 200 miliardi di titoli tedeschi. Ma se lo Stato tedesco non spende, non si indebita, resta in pareggio e non emette titoli sul mercato, quei 200 miliardi di titoli, semplicemente, non ci sono. Si rischia un testa-coda.
Se farà il suo corso, il Qe è la svolta attesa?
Draghi l’ha già detto: la politica monetaria non basta. Puoi mettere soldi a disposizione, ma se le imprese non li chiedono perchè hanno paura ad investire, il meccanismo si inceppa e siamo al punto di partenza. Occorrono le riforme, si dice. Ma, soprattutto, occorre una politica economica che rilanci la domanda, invogliando le imprese ad investire perchè possono tornare a guadagnare.

Da Repubblica  del 2 marzo 2015

PIL 2014

….. Per quanto riguarda il prodotto interno lordo, nel 2014 il pil, in volume, ha registrato un calo dello 0,4 per cento. L’anno scorso la produzione italiana, ai prezzi di mercato, è stata pari a 1.616.048 milioni di euro correnti, con un aumento dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente. Altri dati dell’Istat confermano che l’anno scorso è stato il peggiore degli ultimi decenni. Il debito pubblico italiano in rapporto al pil nel 2014 si è attestato al 132,1 per cento, toccando i livelli massimi dal 1995, inizio delle serie. Il rapporto deficit/pil è aumentato al -3 per cento dal -2,9 per cento del 2013.

Dal lato della domanda interna nel 2014 si registra, in termini di volume, una variazione nulla dei consumi finali nazionali e un calo del 3,3 per cento degli investimenti fissi lordi. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,7 per cento e le importazioni dell’1,8 per cento. La domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del pil per 0,6 punti percentuali (-0,8 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto positivo (0,3 punti). A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato cali in volume nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,2 per cento), nell’industria in senso stretto (-1,1 per cento) e nelle costruzioni (-3,8 per cento); nell’insieme delle attività dei servizi vi è stato un lievissimo incremento (0,1 per cento).

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/126154/rubriche/istat-cala-la-disoccupazione-a-gennaio-ma-il-2014-stato-il-peggiore-dal-1977.htm