L’accordo di Parigi sul clima

PolarBears[1]PARIGI – Il mondo cambia rotta. Questa sera a Parigi è stato raggiunto il primo accordo sul clima in cui tutti i paesi si sono impegnati in modo attivo per ridurre le emissioni serra. Ci sono volute 21 conferenze mondiali e abbiamo dovuto aspettare 23 anni dall’Earth Summit di Rio de Janeiro in cui è stata firmata la convenzione per la difesa del clima. Ma ora l’intesa c’è. Ed è stata accolta da un interminabile applauso liberatorio dei delegati di 195 paesi.

Il testo contiene un obiettivo molto ambizioso, inimmaginabile fino a pochi anni fa: la crescita della temperatura deve essere bloccata “ben al di sotto dei 2 gradi” rispetto all’era preindustriale e si deve fare tutto lo sforzo possibile per non superare 1,5 gradi. Inoltre i paesi industrializzati si sono impegnati ad alimentare un fondo annuo da 100 miliardi di dollari (a partire dal 2021, con un meccanismo di crescita programmata) per il trasferimento delle tecnologie pulite nei paesi non in grado di fare da soli il salto verso la green economy.

Terzo elemento base dell’accordo, c’è un programma di rafforzamento periodico degli obiettivi di riduzione fissati volontariamente dai singoli paesi. Si comincia con un incontro nel 2018 e poi si arriva, nel 2023, alla prima revisione vera e propria per far crescere gli obiettivi di taglio della CO2 (ce ne sarà una ogni 5 anni).
Infine l’intesa contiene un riferimento al cosiddetto carbon budget, cioè la quantità di carbonio immessa in atmosfera bruciando combustibili fossili e deforestando. In base alla situazione attuale si arriverebbe a un livello decisamente troppo alto: per restare nello scenario dei 2 gradi bisogna tagliarle di un terzo.

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Questa è l’architettura dell’accordo di Parigi, che entrerà in vigore appena sarà firmato o ratificato da almeno 55 paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni. I contenuti operativi vanno in buona parte ancora inseriti. Come lo stesso accordo ammette, con i tagli di CO2 che finora i governi hanno messo in campo si va verso un aumento di temperatura devastante: attorno ai 3 gradi. Meno degli oltre 4 gradi che incombevano sul pianeta prima di Parigi, ma sempre molto più di quanto è accettabile se si vogliono ridurre sensibilmente i danni. Cioè se si vuole evitare che ampie zone fertili inaridiscano, che siccità e alluvioni crescano, che il livello del mare si alzi cancellando isole stato e città costiere…..

 

Per fermare il disastro bisogna fare quello che c’è scritto nell’accordo di Parigi : stare ben al di sotto dei 2 gradi di aumento rispetto all’era preindustriale (uno ce lo siamo già giocato). Cioè arrivare tra il 2020 e il 2030 al picco delle emissioni per poi farle rapidamente scendere in modo da raggiungere a metà secolo la cosiddetta carbon neutrality, cioè un sistema produttivo che azzera o riduce al minimo i combustibili fossili dando spazio alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, al recupero dei materiali…..

Antonio Cianciullo

Repubblica 12 dicembre 2015

 

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