L’iPhone frena?

appplIl compito di continuare a crescere è più difficile per Apple, che soffre del complesso del numero uno e deve battere i propri record: 18,4 miliardi di dollari di profitti netti negli ultimi tre mesi del 2015, più dei 18 miliardi di un anno prima e più di quanto qualsiasi altra azienda abbia mai guadagnato in un solo trimestre. Gran parte di questi profitti viene dall’iPhone, le cui vendite non aumentano più a un ritmo mozzafiato, mentre non si vedono all’orizzonte altre novità targate Mela capaci di rimpiazzare il successo dell’iconico smartphone.

I progetti di un servizio che rivoluzioni il mondo della televisione come l’iTunes fece con quello musicale, e di una smart car disegnata da Jony Ive, sono ben lontani dal realizzarsi. Per questo Wall Street è scettica e ha penalizzato le azioni di Apple con un taglio di quasi un terzo del loro valore dai massimi.

Il calo

Un anno fa un’azione di Apple costava 133 dollari, la settimana scorsa è scesa a 93. In mezzo, a partire dall’estate ha pesato la paura dell’effetto Cina sui conti di Cupertino e poi sono arrivate le previsioni di una stagione natalizia non così brillante come quella del 2014, quando era stato lanciato l’iPhone 6 e 6 Plus. Gli ultimi modelli 6S e 6S Plus non hanno suscitato lo stesso entusiasmo e gli analisti si aspettavano già un aumento modesto delle vendite, che si sono rivelate anche inferiori alle aspettative: 74,77 milioni di smartphone venduti nell’ultimo trimestre 2015, solo l’1% più di un anno prima, mentre nell’ultimo trimestre 2014 i modelli 6 avevano fatto incrementare le vendite del 46%.

Ora, in attesa di vedere le novità della prossima generazione di iPhone, si moltiplicano le domande su come Cook intende affrontare lo stallo nella crescita di Apple. Qualche analista ha perfino cominciato ad agitare lo spettro di un declino alla Nokia o Blackberry, marchi storici che una volta erano ubiqui e sono rapidamente scomparsi dal mercato. Se un simile scenario sembra esagerato, certo le scelte che ha di fronte Cook non sono semplici.

Il pieno

L’intero mercato globale degli smartphone è vicino alla saturazione: nel 2015 le vendite sono cresciute del 10% soprattutto grazie ai produttori cinesi low cost come Huawei, secondo gli ultimi dati Idc. E per il 2016 i ricercatori di Gartner prevedono un aumento di solo il 3% del numero di apparecchi venduti, con un calo pero’ del fatturato. In altre parole i prezzi scenderanno.

Lo stesso Cook nella conferenza con gli analisti della settimana scorsa ha avvertito che le vendite dell’iPhone diminuiranno nel trimestre in corso, per la prima volta da quando il telefonino fu lanciato nel 2007; e che anche il fatturato scenderà dell’11% circa, il primo calo dal 2003. Le ragioni sono il rallentamento dell’economia mondiale e in particolare della Cina, che ormai rappresenta un quarto di tutto il fatturato di Apple. Allo stesso tempo il rafforzamento del dollaro penalizza i conti dell’azienda californiana: due terzi del suo fatturato sono realizzati fuori dagli Stati Uniti e tradotti nella valuta Usa valgono di meno. Per difendere i margini di profitto, Apple nei mesi scorsi ha aumento il prezzo dell’iPhone in alcuni mercati.

Le opzioni

Ma per contrastare la tendenza allo stallo o addirittura al declino, forse Cook dovrebbe fare il contrario e prendere un’altra decisione «eretica» rispetto alla filosofia di Steve Jobs, dopo quelle già prese sul fronte estetico, come quella delle dimensioni plus dell’Iphone, per esempio. Eccola: lanciare un iPhone davvero low cost per conquistare nuove fasce di utenti che oggi non possono permetterselo.

È l’unico modo per penetrare di più nel mercato cinese e in altri Paesi emergenti. Però è una mossa ad alto rischio, perché anche in Cina gran parte del fascino del marchio della Mela morsicata viene dal suo essere uno status symbol, non un semplice apparecchio hi-tech, ma un prodotto con un contenuto emotivo.

Per ora Cook sembra puntare su un’altra strada: sfruttare il potenziale dei servizi — le app, la musica, i film e gli altri beni digitali — comprati da chi possiede gli apparecchi Apple.

Ce ne sono 1 miliardo nel mondo di iPhone, iPad, Mac, Apple TV usati «attivamente» (cioè per scaricare app &co. negli ultimi 90 giorni): è una «base» di clientela che ha generato 5,5 miliardi di dollari di fatturato nell’ultimo trimestre. «E’ una parte del nostro business ricorrente, piuttosto grande, in forte crescita e parecchio redditizia», ha commentato Luca Maestri, il responsabile finanziario di Apple.

Basterà a compensare il rallentamento del business «fisico» dell’hardware?

Maria Teresa Cometto  Corriereeconomia 1 febbraio 2016

Il reato di immigrazione clandestina

canzRoma, 28 gennaio 2016 – Il reato di immigrazione clandestina è “inutile, inefficace e per acluni profili dannosa”. Nel giorno in cui la Svezia si dice pronta a espellere fino a 80mila migranti arrivati nel 2016, e la cui richiesta di asilo è stata respinta, il Primo presidente della CassazioneGiovanni Canzio chiede, di fatto, l’abolizione del reato definendo più efficace proprio “il provvedimento di espulsione”. Per perseguire l’immigrazione clandestina, “la risposta sul terreno del procedimento penale si è rivelata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa”, dice Canzio nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario.  Secondo il Primo presidente di Cassazione, “la sostituzione del reato con un illecito e con sanzioni di tipo amministrativo, fino al più rigoroso provvedimento di espulsione”, darebbe risultati concreti

http://www.quotidiano.net/immigrazione-clandestina-reato-1.1682257

 

Immigrati clandestini, retromarcia del governo sull’abolizione del reato

http://www.repubblica.it/politica/2016/01/09/news/immigrati_clandestini-130876603/?refresh_ce

 

Reato di immigrazione clandestina, perché la legge è inutile

http://www.lettera43.it/capire-notizie/reato-di-immigrazione-clandestina-perche-la-legge-e-inutile_43675229284.htm

Cosa prevede il disegno di legge sulle unioni civili

ucivChe cos’è?
Il disegno di legge (ddl) Cirinnà è una proposta che per la prima volta in Italia riconosce diritti e doveri delle coppie omosessuali che vogliono unirsi civilmente e delle coppie eterosessuali e omosessuali che non vogliono sposarsi, ma solo registrare la loro convivenza. La prima firmataria è la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà, da cui il ddl prende il nome.

A che punto è?
Dopo un lungo dibattito in commissione, il testo arriva in aula al senato il 28 gennaio, accompagnato da seimila emendamenti. Il Partito democratico, che ha proposto la legge, è diviso così come altri gruppi parlamentari. Matteo Renzi, premier e segretario del Pd, ha lasciato libertà di coscienza ai senatori: ognuno potrà scegliere come votare a ogni articolo ed emendamento. Il voto sarà segreto.

Com’è fatto?
Il disegno di legge è diviso in due capi e 23 articoli. Il primo capo inserisce nell’ordinamento giuridico italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso come “specifica formazione sociale”, secondo quanto previsto dall’articolo 2 della costituzione. Il secondo capo disciplina la convivenza di fatto, tra una donna e un uomo e tra due persone dello stesso sesso.

Seimila emendamenti sulle unioni civili

Cosa sono le unioni civili?
La legge inserisce nel diritto di famiglia un nuovo istituto specifico per le coppie omosessuali, chiamandolo unione civile, diverso dal matrimonio regolato dall’articolo 29 della costituzione, ma che si può equiparare al matrimonio per diritti e doveri previsti. Per stipulare un’unione civile, le due persone devono essere maggiorenni e recarsi con due testimoni da un ufficiale di stato civile. L’ufficiale provvede alla registrazione. Non possono contrarre l’unione civile persone già sposate o che hanno già contratto un’unione civile; persone a cui è stata riconosciuta un’infermità mentale o persone che tra loro sono parenti.

Cosa succede con l’unione civile?
Le due persone che hanno contratto l’unione civile devono indicare che regime patrimoniale vogliono (comunione legale o separazione dei beni), un indirizzo di residenza comune e possono assumere un cognome comune che può anche sostituire o affiancare quello da celibe o nubile.

Quali sono i diritti e i doveri conseguenti all’unione civile?
Come nel matrimonio, “le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute a contribuire ai bisogni comuni”. Per sciogliere l’unione civile si deve ricorrere al divorzio.

Emendamenti sul matrimonio
Alcuni senatori cattolici, anche del Partito democratico, temono che le unioni civili siano troppo simili al matrimonio. Tra i seimila emendamenti presentati al testo che arriva in aula al senato il 28 gennaio, molti insistono su una chiara differenziazione tra i due istituti. Per esempio alcune proposte di modifica vogliono escludere la possibilità della comunione dei beni o di assumere un cognome comune.

Quali sono i diritti e i doveri verso i figli?
Nell’articolo 5 del disegno di legge è prevista la possibilità di adottare il figlio o la figlia del proprio coniuge. È la cosiddetta stepchild adoption, letteralmente “adozione del figliastro”. Il disegno di legge non dà accesso all’adozione di bambini che non sono figli di uno dei due coniugi, né alla gestazione per altri. Questo punto è quello più controverso dell’intero ddl.

Emendamenti sull’adozione
Alcuni emendamenti vogliono stralciare questo articolo, sostituendolo con l’affido rinforzato, cioè un affido che duri fino al compimento della maggiore età del ragazzo o della ragazza, senza però dover essere rinnovato ogni due anni come succede per l’affido normale. Ovviamente questa soluzione dà meno diritti e protezione al figlio nel caso, per esempio, di morte del genitore biologico.

Altri considerano che consentire la stepchild adoption aprirebbe la strada alla gestazione per altri, che in Italia è illegale. C’è chi vuole aggiungere al ddl Cirinnà specifiche conseguenze penali anche per chi ricorre a questa procedura all’estero.

Gli emendamenti di mediazione presentati dal capogruppo della commissione giustizia Giuseppe Lumia (Pd) confermano la stepchild adoption, ma la vincolano al percorso previsto dalla legislazione sulle adozioni in generale, esplicitando l’esclusione di qualsiasi forma di automatismo. I senatori del Movimento 5 stelle hanno dichiarato che se dal ddl sarà stralciata la stepchild adoption ritireranno il loro appoggio al progetto di legge in aula.

Una convivenza difficile

Che cos’è la convivenza di fatto?
Nel secondo capo della legge si parla invece del riconoscimento della convivenza di fatto tra due persone dello stesso sesso o di sesso diverso.

La convivenza di fatto è riconosciuta alla coppie di maggiorenni che vivono insieme e che non hanno contratto matrimonio o unione civile. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi in caso di malattia, di carcere o di morte di uno dei due.

Ciascun convivente può designare l’altro come suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Se muore quello dei due che ha la proprietà della casa, il partner ha il diritto di restarci per altri due anni o per il periodo della convivenza se superiore a due anni, comunque non oltre i cinque anni. Se nella casa di convivenza comune vivono i figli della coppia o i figli di uno dei due chi sopravvive alla morte dell’altro può rimanere nella casa comune per almeno tre anni. Il convivente superstite ha il diritto di succedere all’altro nel contratto d’affitto, se la casa non era di proprietà. I conviventi possono stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro.

Il contratto di convivenza può essere sciolto per accordo delle parti, recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno dei conviventi e un’altra persona e morte di uno dei contraenti. In caso di scioglimento del contratto il giudice può riconoscere a uno dei due conviventi il diritto agli alimenti in misura proporzionale alla durata della convivenza.

 

http://www.internazionale.it/notizie/2016/01/25/cosa-prevede-il-disegno-di-legge-sulle-unioni-civili