Tanti genitori adottivi ma pochi bambini: una coppia su quattro ce la fa

adopzSono 1.072 i bambini “italiani” entrati a far parte di una famiglia nel 2014. “Italiani” in quanto residenti nel nostro Paese, ma figli anche di non italiani. E sono 2mila i minori stranieri giunti in Italia nello stesso anno per essere adottati. Due dati cui si possono sommare anche gli affidamenti preadottativi, 940 sempre nel 2014. Si arriva a fatica a 4mila minori che hanno trovato casa, a fronte nello stesso anno di 9.657 domande di adozione (che possono riguardare anche una famiglia che ha chiesto più di un bambino) e di 3.857 famiglie che hanno ufficializzato la disponibilità a prendersi cura di un minore straniero.

Sorprese dalla banca dati
A via Damiano Chiesa 24, quartiere Balduina a Roma, c’è il Dipartimento per la giustizia minorile guidato da Francesco Cascini. Qui, in un palazzo super sorvegliato, viene gestita la banca dati sulle adozioni nazionali. Frutto dei dati inviati dai 29 tribunali minorili che gestiscono la complessa materia. Dati di cui non viene garantita la piena omogeneità perché non tutti i tribunali trasmettono con gli stessi criteri. Comunque una cassaforte numerica che, assieme a quella della Commissione per le adozioni internazionali di palazzo Chigi, consente di avere un quadro sufficiente della situazione italiana.

Focus sul 2014
Partiamo da qui allora. Dagli ultimi dati disponibili. Perché il 2015 è ancora un buco nero. Nel 2014, nei 29 tribunali, sono giunte 9.657 “domande di disponibilità all’adozione”. Di cui 3.345 con un coniuge di più di 45 anni. Attenzione, è importante insistere sul fatto che le domande non corrispondono ad altrettante famiglie, perché una famiglia può aver chiesto più adozioni. Solo a Roma se ne contano 878, 542 a Bologna, 478 a Firenze, 359 a Bari. Ben 3.857 domande “aprono” anche a minori stranieri

Stepchild “in famiglia”
Sempre nel 2014 sono stati 1.397 i minori dichiarati adottabili, di cui 1.119 con genitori noti e 278 ignoti. Ben evidente, già nel corso di un anno, la sproporzione tra le richieste e la disponibilità di bambini. Le sentenze di adozione risultano 1.072, mentre i cosiddetti “affidamenti preadottivi” sono 940. Da segnalare i 413 minori che sono stati adottati da un coniuge. Ovviamente siamo nell’ambito di una coppia eterosessuale regolarmente sposata.

Bambini stranieri
Nel 2014 sono state 3.141 le coppie che, dopo aver presentato una domanda di adozione, hanno ricevuto dai tribunali minorili un decreto di idoneità all’adozione stessa spendibile all’estero, un documento essenziale per qualsiasi procedura. Gli affidi di minori stranieri sono risultati 75. Le adozioni 1.969. Anche in questo caso è evidente la sproporzione tra la domanda per ottenere un bambino e l’effettiva adozione

Il trend internazionale
La Commissione di palazzo Chigi fornisce le statistiche dei maschi e delle femmine stranieri giunti in Italia per entrare in una famiglia. Dati che, dal 2006, corrono stabili, 3.188 nel 2006, 3.420 nel 2007, 3.977 nel 2008, 3.964 nel 2009, 4.130 nel 2010, 4.022 nel 2011, 3.106 nel 2012, 2.825 nel 2013 e circa 2mila nel 2014. Come spiegano i magistrati esperti di adozioni, come Daniela Bacchetta che lavora al Dipartimento giustizia minorile dopo l’esperienza al vertice della Commissione per le adozioni internazionali, la situazione è cambiata e nei Paesi stranieri ci sono meno bambini disponibili.

Il trend italiano
È utile scorrere la tabella che fornisce il quadro delle adozioni di bambini “italiani” (lo ricordiamo, quelli che vivono in Italia ma possono essere anche figli di genitori stranieri) dal 2001 a oggi. Il trend è di fatto stabile. Si parte con 1.290 adozioni, che scendono a 972 tre anni dopo, per risalire a 1.133 nel 2007. Poi dati simili. Le città che adottano di più sono Roma, Milano, Napoli e Torino.

Gli affidi
Anche qui un trend equilibrato. Dai 930 del 2001, ai 1.006 l’anno seguente, picco nel 2006 con 1.042 affidi, giù a 788 nel 2008, si va oltre i mille nel 2013, per assestarsi a 940 nel 2014.

 I bambini adottabili
Distinguiamo tra i figli di genitori noti e quelli di ignoti. Il dato complessivo degli uni e degli altri vede anche in questo caso un andamento simile, siamo sempre intorno al migliaio dal 2001 a oggi. Cifre più alte nel 2007 (1.345), nel 2008 (1.405), nel 2009 (1.320), nel 2012 (1.410) e nel 2013 (1.429). Gli adottabili che non sapranno mai chi erano i genitori “pesano” di meno, 327 nel 2001, 642 nel 2007, 575 nel 2008, fino ai 278 del 2014. Negli anni centrali conta ovviamente l’immigrazione. Gli adottabili con genitori noti sono in crescita lieve, 769 nel 2001, 1.073 nel 2012, 1.103 nel 2013, 1.119 nel 2014. Segno, dicono alla Giustizia, che servizi sociali e scuola funzionano meglio.

Liana Milella

La Repubblica 3 marzo 2016

 

Quanto sono stupide le famiglie della pubblicità

 
OPPPNon si sa se per realismo o per inclinazione alla caricatura, ma negli spot la famiglia è descritta quasi sempre come un’allegra congrega di citrulli totali. L’ultimo caso vede protagonista uno di quei bambini che, da soli, fanno capire perché la crescita sia ferma a zero. Il ragazzino esce di casa e, non avendo nulla da fare nella vita, pensa bene di fracassare gli zebedei al vicino. Il quale, da par suo, ha una di quelle belle facce tontissime che minano dalle fondamenta le certezze darwiniane.
Il tizio ha comprato un’auto nuova e, giustamente, nel suo piccolo è felice. È qui però che il ragazzino comincia a lavorarlo ai fianchi. Essendo intimamente subdolo, parte con un complimento finto: “Bella questa macchina”. Il tizio con l’auto nuova ci casca e abbassa la guardia: errore gravissimo. Il bambinetto querulo lo crivella con domande drammaticamente petulanti: “Ma si accende da sola? Lo fa il caffè? Il sedile si trasforma in un razzo missile? No? Be’, allora sei uno sfigato”. Ora: in qualsiasi mondo immaginabile, il tizio con l’auto nuova sentirebbe crescere dentro di sé un malsano istinto da Erode e darebbe al bambinetto un calcione in grado di trasportarlo dal giardinetto di casa alla ionosfera. Non nella pubblicità: il ragazzino se la ride, il tizio ci rimane malissimo e va in analisi (anche se lo spot non ce lo mostra). Nel frattempo spunta pure il padre del ragazzino, ovviamente insopportabile come lui. Ha la macchina figa e guarda il vicino come Cacciari guarda la Picierno: a oggi, questo spot è l’unica cosa più tremenda in tivù di Andrea Romano. Ma non è certo un caso isolato.
Gli spot mietono vittime con ferocia inaudita e Bruce Willis sta lì a dimostrarlo. Le famiglie, nelle pubblicità, sono sempre a tavola o davanti alla tivù, a conferma che tra le mura di casa ci si strafoga o ci si rincoglionisce: tertium non datur. A tavola ci si esalta per cose da nulla, tipo il pollo surgelato a forma di fungo atomico. L’esaltazione è tale che, di colpo, tutti comincino a cantare: così, senza senso. Gli basta un sofficino per andare in visibilio: che vite conducono? Che gente è? Che traumi hanno avuto? Peraltro i testi di cotante canzoncine hanno una forza testuale degna di un brano minore di Mariano Apicella; ciò nonostante, l’epifania culinario-musicale è tale da fare apparire come per magia Marilyn Monroe, che subito dopo essersi materializzata è già lì che rimpiange – giustamente – di essere resuscitata per così poco. Non c’è salvezza: se una famiglia non è scema, negli spot non ha spazio. I mariti sono mammoni, vagamente ebeti e oltremodo sbadati. Quando vanno a fare la spesa, neanche riescono a comprare due gocciole come si deve ma hanno bisogno della badante suocera leopardata (perché leopardata? Boh).
Le mogli, dal canto loro, reagiscono a questo trionfo di virilità ingozzandosi di yogurt e facendo dissertazioni sulla regolarità intestinale, che come noto è una cosa che erotizza i maschi tantissimo. Infine, il clou: la colazione. Notoriamente la mattina è il momento in cui a tutti girano le scatole, gli uomini sono stropicciati come una salvietta sporca dell’autogrill e le donne si maledicono per avere sposato cotanti sgorbi. Nella pubblicità, no: tutti ilari, belli e truccati. Attorno a mamma e papà, la prole ride con denti bianchissimi e inzuppa biscotti enormi su tazze che nessuno usa più dai tempi di Tambroni. Il latte schizza ovunque e insozza pure i muri, ma nessuno si arrabbia. Anzi: il papà è orgoglioso del disastro e la mamma lo esorta a demolire direttamente casa. Tutto ciò giustifica una domanda: siamo davvero così o è così che ci dipingono? Se è la seconda, ribelliamoci. Se è la prima, chiediamo agli alieni di porre fine alle nostre sofferenze.
Andrea Scanzi
il Fatto Quotidiano, venerdì 4 marzo 2016

Un nuovo reato: l’omicidio stradale

INCIDIl Parlamento ha introdotto il reato di omicidio stradale e quello di lesioni personali stradali. Spieghiamo la legge punto per punto: quando scatta il carcere, in quali casi è prevista la revoca della patente e le pene
Quando è previsto il carcere?
Il reato di omicidio stradale è legge. Il Senato ha approvato definitivamente il testo che inasprisce le pene. Ecco la principale novità: chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza alcolica grave (con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro) o sotto l’effetto di droghe rischia adesso dagli 8 ai 12 anni di carcere. E se il conducente si è dato anche alla fuga allora è condannabile fino a 20 anni di reclusione.
Invece può essere punito con la reclusione da 5 a 10 anni l’automobilista il cui tasso alcolemico superi 0,8 g/l oppure abbia causato l’incidente per condotte di particolare pericolosità (eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio). La pena può, però, ulteriormente aumentare della metà se a morire è più di una persona: in questo caso il colpevole rischia fino a 18 anni di carcere.Quando scatta l’arresto?
La normativa stabilisce anche l’arresto obbligatorio in flagranza di chi provoca un incidente mortale perché sotto effetto di alcol e droga. Invece le manette non scattano se il conducente si ferma e presta soccorso a coloro che hanno subìto danni, mettendosi poi a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, e dall’incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose.

Cosa cambia per i conducenti di mezzi pesanti?
L’ipotesi più grave di omicidio stradale e di lesioni si applica ai camionisti e agli autisti di autobus anche in presenza di un tasso alcolemico sopra gli 0,8 g/l.

Cosa non è cambiato?
La pena da 2 a 7 anni di carcere nell’ipotesi base, ossia quando la morte di una persona sia stata violando il codice della strada.

La revoca della patente per chi?
In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamente revocata la patente. La nuova sarà conseguibile solo dopo 15 anni in caso di omicidio o dopo 5 anni per lesioni personali stradali. Tale termine è però aumentato nelle ipotesi più gravi: se ad esempio il conducente è fuggito dopo l’omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca. Il testo a breve sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ed entrerà in vigore…….

da un articolo di Luigi Garofalo su  L’Espresso del 3 marzo 2016