Se non ci fossero pagelle….

itallllSi parla di pagelle rilasciate dalla Commissione europea…..

Ecco un estratto dell’articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera  del 19 maggio 2016…

Il «fiscal compact» e le sue interpretazioni da parte della Commissione Ue incassano da anni stroncature piene di buoni argomenti. Ieri ne è arrivata l’ennesima riprova. Le regole sui conti pubblici dell’area euro sono complesse, burocratiche, discutibili nel decretare cos’è un deficit «strutturale»; a volte sono opache e soggette all’arbitrio della politica; sono troppo rigide secondo l’Italia, applicate con troppa elasticità secondo la Germania.

L’esperimento opposto però lascia capire meglio di qualunque altro cosa sono davvero queste «regole di Bruxelles»: immaginiamo che non ci siano. Anche solo sulla base dell’esperienza degli ultimi due anni, senza quei vincoli oggi il governo dovrebbe gestire un deficit e un debito molto più alti. Sul fondo della Grande recessione ciò avrebbe persino potuto essere utile. L’intuizione di Matteo Renzi che l’Italia nel 2014 aveva bisogno di un po’ di ossigeno fiscale si è dimostrata corretta. La sua messa in musica può far discutere, con il bonus da 80 euro che arriva ai ceti medi ben più che al 28% di famiglie catalogate a rischio di povertà o esclusione sociale dalle statistiche ufficiali. Eppure il premier aveva ragione due anni fa a pensare che anche un po’ di deficit poteva aiutare, dopo anni di sacrifici e un crollo del 9% del reddito nazionale.

La sola differenza è che dall’anno scorso, quest’anno e nel futuro prevedibile l’Italia non è più in quella fase negativa. Nel 2016 l’economia viaggia già sopra al suo «potenziale» dell’1% annuo, l’unica velocità che oggi può realisticamente tenere nel tempo. Dal 2014, quest’anno e il prossimo il dosaggio di deficit pubblico sta alimentando la crescita, non sottrae ad essa come nel 2011 o nel 2012. Ed è un paradosso: in questa lunga crisi, in Italia (e non solo) sono state impostate politiche di bilancio recessive durante la recessione e espansive durante l’espansione. È esattamente l’opposto di ciò che sarebbe stato sano.

Ma è qui che l’esperimento di un’Italia senza il «fiscal compact» conta di più: immaginiamo davvero che non ci sia. Oggi il Paese starebbe sviluppando squilibri di deficit e debito sempre più pericolosi, fra richieste di bonus e sgravi da ogni settore della politica e della società e lo smontaggio della riforma pensioni. Solo l’attrito in qualche modo opposto di Bruxelles sta evitando che tutto ciò accada, perché invece in Italia la bandiera della responsabilità fiscale ormai è rimasta orfana. Qui è il problema, e darne la colpa al solo Renzi sarebbe troppo facile. La realtà è che per la prima volta in un quarto di secolo in Italia non c’è più un solo partito, un settore della società, un’associazione di produttori o un movimento di opinione che faccia della riduzione del debito una vera priorità. Può sembrare straordinario, in uno Stato che ha drammaticamente rischiato il default due volte in vent’anni, nel 1992 e nel 2011-2012. Può sembrare singolare che ignorino la bandiera della responsabilità fiscale persino i giovani in futuro chiamati a pagare i debiti delle generazioni oggi al potere. Ma prima di prendercela un’altra volta con Bruxelles, chiediamoci quanto a lungo la sua azione di contenimento da sola può tenere l’Italia al sicuro.

http://www.corriere.it/economia/16_maggio_18/legge-stabilita-dilemma-date-referendum-0e7fe8be-1d2f-11e6-a8eb-04e4fcf1d7a7.shtml