Dalla benedizione delle biro alla canonizzazione ad honorem di Virgilio e Leopardi. I maturandi di ieri e di oggi non sanno letteralmente a che santo votarsi

benedire-300x172[1]Una vita senza esami non vale la pena di essere vissuta. Socrate ne era convinto. Molto meno gli esaminandi. Che farebbero volentieri a meno di questa sorta di giudizio finale che si chiama maturità. L’ultimo dei riti di passaggio. Un’autentica iniziazione all’età adulta. Di fronte alla quale i maturandi di ieri e di oggi non sanno letteralmente a che santo votarsi.E allora fioccano preghiere e scaramanzie, voti e fioretti. E altri modi per ridurre la tensione. È quel che ha pensato l’insegnante di religione di un liceo di Aversa che nei giorni scorsi ha riunito gli studenti per la benedizione solenne di biro e roller. Penne consacrate per prove fortunate? Sì, ma niente di superstizioso. Semmai un ricostituente simbolico, per far sentire i ragazzi meno soli. In momenti come questi tutti i mezzi sono buoni per farsi coraggio. Integratori alimentari, oggetti transizionali. E tutor celestiali, che di questi tempi vanno alla grande. Come Sant’Espedito che, lo dice il nome stesso, è patrono delle urgenze e delle emergenze. Rita da Cascia, soprannominata la santa delle cause impossibili, come certe promozioni. Poi c’è il letteratissimo Tommaso d’Aquino, invocato da quelli che si sentono deboli in filosofia. Ma su tutti svetta Giuseppe da Copertino, un francescano del Seicento passato alla storia per il suo deficit di apprendimento. Tanto da meritarsi l’appellativo di Frate Asino.Il che non gli impedì di superare miracolosamente gli esami di teologia, grazie alla scienza infusa con cui il Cielo lo aiutò a ripianare il debito formativo.E se non bastano i santi ci si affida agli arcangeli. Come Zadkiel, in ebraico favore di Dio, invocato per potenziare la memoria. Uriel, che significa luce divina, per chiarire gli argomenti più oscuri. E per quelli che hanno le batterie scariche c’è Gabriele, l’angelo dell’Annunciazione, che assicura sinapsi folgoranti, creatività travolgente e autostima crescente. Ma soprattutto è portatore di buone novelle. Per esempio il 100/100. Infine ci sono i protettori per chiara fama, con l’alloro al posto dell’aureola. Come Virgilio e Leopardi, canonizzati ad honorem da maturandi di tutto il mondo che vanno in pellegrinaggio a Napoli a deporre sulle loro tombe attestati di devozione poetica e richieste di indulgenza scolastica. «Caro Virgilio tu che sei dei poeti onore e lume, aiutaci a superare lo scoglio del latino». Il messaggio, firmato da un gruppo di liceali di Utrecht, è scritto in inglese. Virgilio impazza, ma anche Leopardi tiene botta. «Caro Giacomo, aiutaci alla maturità», invocano all’unisono Marina, Fabio e Vera. Mentre una studentessa modello, mette nero su bianco il sospiro d’amore della Didone virgiliana, «Agnosco veteris vestigia flammae», conosco i segni della fiamma antica. Manifestazioni di culto? No, di cultura. Richieste di raccomandazione? No, di ispirazione. E adesso c’è la preghiera a Leo Di Caprio perché trasmetta ai candidati un po’ del suo fascino irresistibile. Per un esame da Oscar.

Marino Niola

La Repubblica 24 giugno 2016