L’IPOTECA DEI VECCHI SUL FUTURO DEI GIOVANI

binocDavanti a un mondo che cambia e diventa sempre più complesso si può reagire rimpiangendo vecchie sicurezze o impegnandosi a generare nuove opportunità. Le vecchie generazioni tendono a sovrastimare i rischi e a sottostimare il valore delle nuove sfide, ma faticano anche a trasmettere ai giovani stimoli e motivazioni per viverle essi stessi da protagonisti. Questo produce due conseguenze negative, l’ostilità verso i processi di cambiamento da parte dei più anziani e la mancanza di strumenti per orientare positivamente le scelte dei più giovani. Brexit è un esempio di decisione determinata dal peso dei primi ma destinata a pesare sul futuro dei secondi, i quali subiscono in parte impotenti e in parte inconsapevoli.

Chi ha vissuto gli effetti delle guerre mondiali, aveva in mente un’Unione in grado di garantire pace e stimolare relazioni di collaborazione. Gli accordi commerciali e l’allargamento ad Est dopo la caduta del muro di Berlino sono stati impegni accolti con favore dalle generazioni vissute durante la guerra fredda. Acquisiti questi risultati, ci troviamo oggi con un progetto non più sorretto dai motivi iniziali, non più appassionante per le generazioni più mature, non aiutato a diventare coerente con le sfide dei tempi nuovi e con le aspettative delle nuove generazioni.
I dati di varie indagini mostrano in modo concordante come esista un forte atteggiamento critico dei giovani su come è stato sinora realizzato il progetto europeo. Anziché però essere la generazione che lo vede crollare vorrebbero essere quella che lo aiuta a realizzarsi in modo compiuto facendogli acquisire centralità nel mondo. La maggioranza dei giovani vedrebbe positivamente un’evoluzione verso gli Stati Uniti d’Europa, non come insieme di paesi vincolati a stare uniti, ma come casa comune nella quale è più facile costruire relazioni positive ed è promosso attivamente il confronto tra culture ed esperienze diverse.
I dati di un approfondimento internazionale condotto a luglio 2015 nell’ambito del “Rapporto giovani” dell’Istituto Toniolo, mostrano come questo tipo di Europa sia visto favorevolmente anche tra gli under 30 inglesi: quasi il 60 per cento considera importante la possibilità di viaggiare senza vincoli e fare esperienze di studio e di lavoro in altri paesi europei. Gli stessi dati evidenziano però anche la presenza di una fascia consistente di giovani che si sente esclusa dalle nuove opportunità e che di fronte alla crisi, alle difficoltà occupazionali, all’impatto dell’immigrazione, non ha visto dalle istituzioni europee risposte rassicuranti e convincenti.
La Gran Bretagna può anche rimanere fuori dall’Unione ma non possiamo lasciare le nuove generazioni fuori dal futuro che desiderano costruire. Il trauma di Brexit ci suggerisce allora di agire con più determinazione in due direzioni. La prima è quella di migliorare non solo l’inclusione dei giovani, ma ancor più la possibilità di coinvolgerli come parte attiva nella costruzione di un nuovo modello sociale comune. Il punto di partenza è un servizio civile europeo fortemente orientato alle competenze sociali e interculturali.
La seconda è la necessità di allentare il vincolo che impone che il voto di un ottantenne valga come quello di un ventenne su temi che condizionano soprattutto il futuro di quest’ultimo. Tanto più in un’Europa che invecchia e che vede il peso elettorale dei primi aumentare e quello dei secondi diminuire. Varie soluzioni sono possibili, difficili però non solo da realizzare ma anche da prendere semplicemente in considerazione in una società in cui la difesa di vecchie sicurezze fagocita tutto, compreso il futuro dei giovani.
ALESSANDRO ROSINA
Twitter: @ AleRosina68
L’autore è docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano e curatore del “ Rapporto giovani 2016” dell’Istituto Toniolo
La Repubblica 26 giugno 2016
Annunci

Il testo della seconda prova a.s. 2015/16

wordle-scuola[1]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la scuola, si è riconosciuto che spetta alla Repubblica dettare le norme generali

sull’istruzione, organizzare la scuola di Stato in tutti i suoi gradi, assicurare ad enti e

privati la facoltà di istituire altre scuole. Tutto ciò non costituisce un monopolio statale;

ed è ammessa la libertà di insegnamento. Ma l’organizzazione della scuola pubblica è

una delle precipue funzioni dello Stato; e quando le scuole non statali chiedono la

parificazione, la legge ne definisce gli obblighi e la sorveglianza da parte dello Stato, e

nel tempo stesso ne assicura la effettiva libertà garantendo parità di trattamento agli

alunni, a parità di condizioni didattiche. La serietà degli studi e l’imparziale controllo su

tutte le scuole statali e non statali sono garantiti con l’obbligo dell’esame di Stato, non

solo allo sbocco finale ma anche in gradi intermedi. Uno dei punti al quale l’Italia deve

tenere è che nella sua costituzione […] sia accentuato l’impegno di aprire ai capaci e

meritevoli, anche se poveri, i gradi più alti dell’istruzione. Alla realizzazione di questo

impegno occorreranno grandi stanziamenti; ma non si deve esitare; si tratta di una delle

forme più significative per riconoscere, anche qui, un diritto della persona, per utilizzare

a vantaggio della società forze che resterebbero latenti e perdute, di attuare una vera ed

integrale democrazia. (Relazione del Presidente della Commissione, Progetto di

Costituzione della Repubblica Italiana, Roma, 6 febbraio 1947)

Il testo completo

Seconda prova a.s. 2015/16

 

Meuccio Ruini

http://www.treccani.it/enciclopedia/meuccio-ruini/