Il perdono mette in moto l’economia

perdonSEMBRA un gesto gratuito, libero da ogni forma di condizionamento, ma anche quando si parla di perdono si ha a che fare con l’economia. Un nesso esiste, almeno è quanto sostiene una ricerca dell’Università cattolica del Sacro Cuore che ha preso in esame persone che affrontano situazioni marginali. Vite spezzate, dimenticate, individui il cui futuro sembrerebbe segnato. E invece anche per loro c’è una seconda possibilità. Dopo avere risposto a una serie di questionari basati su parametri economici, hanno dimostrato di essere generosi e pronti ‘a cambiare vita’.

Anche nella situazione più disastrata, per poter cambiare e avere una relazione positiva con gli altri, bisogna per prima cosa sperimentarla su di sé – spiega l’autore della ricerca Mario Maggioni, ordinario di Politica economica -. Amore e perdono sono necessari in tutte le relazioni stabili. Non è possibile affrontare azioni economiche senza tenerli presenti. Senza perdono non ci sarebbe una società organizzata”.

I ricercatori italiani hanno sottoposto a quello che definiscono ‘il gioco della fiducia’ un gruppo di detenuti di un carcere di massima sicurezza in California, di tossicodipendenti in una comunità di recupero in Italia e di bambini congolesi fra i 5 e i 12 anni che vivono in zone di guerra. Contemporaneamente i partecipanti hanno affrontato test psicologici sul tema del perdono. Nel caso dei carcerati si è visto che chi aveva seguito il programma era più propenso sia a concedere (+33%) che a richiedere (+15%) perdono.

“I partecipanti hanno affrontato dei giochi economico-comportamentali –aggiunge Maggioni –  nei quali dovevano fare scelte che comportavano conseguenze reali come, ad esempio, dividere una quantità di beni con una persona che non conoscevano”. Di solito per questi test si scegliere il danaro, ma in questo caso i ricercatori hanno fatto ricorso a tre beni alternativi: sigarette per i tossicodipendenti, zuppe liofilizzate pronte per i detenuti e biscotti per i bambini

I test sono stati eseguiti a 9-10 mesi di distanza per capire come cambiavano gli atteggiamenti nel tempo. I risultati sul gruppo di detenuti californiani sono i più eclatanti: chi aveva partecipato al programma ‘riabilitativo’ si è dimostrato più generoso (+10%), con più fiducia negli altri (+ 16%), con una maggiore autostima (+13%).

Se un individuo è oggetto di cura e attenzione, riesce a cambiare strada – spiega l’autore della ricerca Mario Maggioni, ordinario di Politica economica -. Si attivano nuove dinamiche che danno vita a una società più giusta e a un’economia più efficace”.

Come dire che se c’è perdono anche chi ha sbagliato può avere una seconda possibilità. Saper dimenticare il male subito ci apre agli altri e tutto questo rende la società più coesa, tanto che da tempo l’organizzazione no profit My Life Design Foundation, che ogni anno organizza Giornata del perdono. L’amore potrebbe diventare la ricetta giusta per salvarci dalla crisi? “Per secoli l’economia ha sostenuto solo decisioni razionali, ma contano anche il cuore, le speranze, le aspettative e la storia di ciascuno – conclude Maggioni – .Se una decisione non è razionale, non necessariamente è sbagliata

Valeria Pini

La Repubblica 13 ottobre 2016

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2016/10/13/news/quando_il_perdono_fa_funzionare_l_economia-149666859/?ref=HRLV-25

Banconote addio. Ora a Monopoly si paga solo con la carta

mmmVita dura, praticamente impossibile, per i «furbetti» del Monopoly che barano con le «famose» banconote colorate. Il gioco da tavolo nato nel 1935 dice addio al contante per sposare le carte di credito contactless. Le stesse che sono utilizzate oggi per pagare nei negozi. Né più né meno. È questa una delle rivoluzioni della nuova versione, chiamata «Ultimate Banking», che sarà distribuita – già da questa settimana – in 60 mila esemplari. In pratica, ora, basterà una strisciata della carta magnetica o di qualsiasi altra carta del gioco per effettuare le operazioni della gara. I flussi di denaro quindi saranno tutti gestiti in modo automatico e in tempo reale da una sorta di banca centrale. «I conti sono più semplici, si evitano gli errori – spiega Stefano Perotti, brand manager di Hasbro Gaming, produttrice del gioco —. Inoltre, i “furbetti” non potranno barare con i contanti». A cambiare sono tante regole. I terreni partiranno già con una casa e i costi degli affitti cambieranno a seconda dei passaggi dei visitatori creando oscillazioni dei prezzi, proprio come avviene nelle nostre città. I giocatori, come «consumati» immobiliaristi, dovranno gestire un numero di variabili molto superiore rispetto a prima e adottare strategie di gioco complesse. «Da anni provavano a innovarlo, ora l’uso di carte di credito può avere una funzione educativa per i ragazzi – sostiene Andrea Ligabue, ludologo che forma gli insegnanti su come usare i giochi da tavolo come strumento didattico – perché li avvicina ai coetanei stranieri che sono più abituati a veder pagare senza l’uso di contanti». Plaude alla svolta pure l’Associazione bancaria italiana (Abi). «L’iniziativa è apprezzabile e risponde alla necessità di un cambio culturale rispetto all’utilizzo della moneta elettronica – dice Giovanni Sabatini, d.g. di Abi – favorendo nei più giovani lo sviluppo della conoscenza verso le innovazioni tecnologiche dei sistemi di pagamento». Cambia il modo di decretare il vincitore, che sarà il giocatore più ricco al momento della prima bancarotta. Questo velocizzerà di molto le gare. «Per la mia tecnica le novità saranno un vantaggio – afferma il campione mondiale di Monopoly Nicolò Falcone, che nella vita lavora nell’ufficio legale del Comune di Venezia – ma non mi fanno impazzire, perché il gioco è nato come critica del capitalismo e ora si rischia di accentuare lo spirito da “squalo” dei giocatori e limitare la fortuna». Che servirà di sicuro a trovare una delle 81 scatole – fra le 60 mila – contenenti un tesoro in premi da 100 a 10 mila euro.

Alessio Ribaudo

Corriere della Sera 13 ottobre 2016

http://www.corriere.it/cronache/16_ottobre_13/banconote-addio-ora-monopoly-e4437d8a-90b6-11e6-824f-a5f77719a1a0.shtml

Contanti, un tesoro di 150 miliardi

contanttIn Italia gira troppo contante e troppo non si muove, arenato nelle cassette di sicurezza delle banche o nascosto sotto il classico materasso. Le stime parlano di 150 miliardi di euro, il 10% dell’intero Pil, un enorme fiume sotterraneo di «liquido» che alimenta l’economia sommersa nella quale sguazzano beati evasori fiscali e criminali e che preoccupa magistrati e forze di polizia che per farlo riemergere vedono come soluzione una nuova voluntary disclosure e norme che incoraggino l’uso della moneta elettronica. Gli italiani preferiscono ancora le banconote fruscianti alla carta di credito e al bancomat. I dati più recenti dell’Abi dicono che con appena 30,1 operazioni pro capite l’anno siamo agli ultimissimi posti in Europa nei mezzi di pagamento alternativi al contante, seguiti solo da Bulgaria, Grecia e Romania.

La media continentale è di 202,32, ma gli svedesi ne fanno addirittura 402,32 a testa, anche se da noi qualcosa sta cambiando, visto che nel 2013 le operazioni di pagamento elettroniche sono aumentate del 9%, trainate da un più 30% di quelle via Internet conseguenti all’esplosione dell’homebanking e dell’ecommerce. Resta che in Italia ogni 100 operazioni, ben 87 avvengono in contanti, la media dei Paesi Ue è di 60. Nel dicembre 2014, il ministero dell’Economia e delle finanze sosteneva che «l’eccessivo uso del contante e l’economia sommersa influenzano negativamente in modo significativo il livello di rischio-Paese» che quando è elevato allontana gli investitori stranieri i quali considerano il contante, che garantisce la non tracciabilità dei flussi finanziari e l’anonimato, «il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all’economia informale ed illegale». Proprio per questo la Bce ha deciso di sospendere dal 2018 l’emissione delle banconote da 500 euro, che sono diventate il mezzo preferito dalla criminalità e dal terrorismo per trasportare agevolmente e in spazi molto ridotti tanto denaro da investire nel traffico di droga o di armi. Anche la corruzione si alimenta in contanti. Nell’inchiesta Mafia Capitale la Procura di Roma ha sequestrato a un funzionario comunale arrestato 570 mila euro in banconote; i magistrati di quella di Milano ne hanno trovati 265 mila nella cassetta di sicurezza di un giudice tributario arrestato perché prendeva mazzette per aggiustare i processi per evasione fiscale.

(…)

Accanto a concessione di agevolazioni fiscali e ulteriori sanatorie a chi investe i contanti in attività produttive, le ipotesi che circolano prevedono iniziative per favorire l’uso della moneta elettronica. Tra le proposte, ci sono quelle di chi pensa che si potrebbe permettere a coloro che acquistano beni o servizi con la carta di credito o il bancomat di dedurre dalle tasse almeno parte della spesa, mentre chi vende potrebbe dedurre le commissioni bancarie e i costi degli apparati elettronici necessari. In questo modo nessuno accetterebbe o chiederebbe più pagamenti in nero, per il semplice fatto che non conviene e perché parallelamente le sanzioni diventerebbero molto più pesanti di quelle attuali. È il cosiddetto «conflitto tra contribuenti» che ha già dimostrato di funzionare in Argentina, Colombia e Uruguay e in Corea del Sud, dove le transazioni elettroniche sono aumentate dal 5% del 1990 al 75% attuale. Ce la si può fare anche in Italia, sempre ammesso che in un Paese in perenne emergenza elettorale si abbia il coraggio di andare contro fino in fondo a chi continua a fare il furbo ai danni dei cittadini onesti.

Giuseppe Guastella

la Repubblica 13 ottobre 2016

http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_12/contanti-tesoro-150-miliardi-spunta-l-idea-una-voluntary-dbd24338-90bc-11e6-824f-a5f77719a1a0.shtml