Italiani e tedeschi: il lungo addio

images9899Italiani e tedeschi sono lontani e si allontanano. La relazione tra i loro Paesi è un asse portante senza il quale la Ue vacillerebbe. Otto anni di crisi economica e fiumi di polemiche sul passato e sul futuro dell’Europa hanno però creato divergenze sia strutturali — l’economia della Germania cresce, quella dell’Italia no — sia di relazione e di percezione che se non portate sotto controllo rischiano di creare danni seri ai due Paesi e all’intero continente. Uno studio commissionato dalla Friedrich-Ebert-Stiftung — fondazione legata al partito socialdemocratico tedesco — ha fotografato in profondità i due mondi che, alla vigilia del 70° anniversario della Comunità europea, hanno preso strade divergenti. Non siamo alla separazione ma malessere e incomprensioni montano mentre la fiducia cala. Soprattutto da parte italiana.

Quelli che seguono sono i risultati più significativi dello studio, condotto tra fine giugno e inizio luglio tra oltre duemila cittadini dei due Paesi. Di base, italiani e tedeschi sembrano vivere in due Europe diverse: il 43% dei primi pensa che l’appartenenza la Ue sia uno svantaggio (il 21% ne vede un vantaggio) e il 53% che fare parte dell’euro sia negativo (il 19% è positivo); il 43% dei tedeschi ritiene invece che la Ue faccia bene (contrari il 18%) e il 41% considera la moneta unica un vantaggio (contro il 25%). Le due opinioni pubbliche vanno in direzioni opposte ma non genericamente: il 74% degli italiani, infatti, è convinto che, in questi anni, dell’euro abbia beneficiato di più la Germania; il 31% dei tedeschi condivide questa idea ma il 27% pensa che ne abbia beneficiato maggiormente l’Italia e il 29% ritiene che la moneta unica abbia fatto bene a entrambi i Paesi.

L’idea che, nel rapporto con la Germania, l’Italia soccomba sembra radicata negli italiani: alla domanda su chi si avvantaggia nel rapporto economico tra i due Paesi, il 72% risponde la Germania. Anche qui, l’opinione dei tedeschi è più distribuita: il 23% risponde Italia, il 32% Germania e il 33% dice che è una relazione win-win.

Le due opinioni pubbliche sono invece concordi nel ritenere che la Banca centrale europea non faccia l’interesse del proprio Paese: lo pensa il 64% dei tedeschi, e non è una sorpresa, ma curiosamente anche il 67% degli italiani. Le percezioni tornano a divergere su quanto fanno i governi di Roma e Berlino per sostenere i propri interessi nella Ue. Secondo il 66% degli italiani la Germania fa troppo e per il 70% l’Italia fa poco. Per il 53% dei tedeschi, invece, Berlino fa poco e solo l’11% pensa sia troppo assertiva a Bruxelles. In questo, c’è anche una distorsione percettiva rispetto alla realtà. Entrambi i Paesi sono contribuenti netti al bilancio Ue, la Germania al primo posto con 14,3 miliardi e l’Italia al quinto con 2,6 miliardi (nel 2015). Ma ognuna delle due opinioni pubbliche ritiene che l’altro Paese riceva di più di quanto paga.

Interessanti le risposte sul ruolo che i Paesi dovrebbero giocare nell’Unione Europea. Il 75% dei tedeschi è ormai convinto che Berlino debba prendere la leadership; il 66% degli italiani è contrario.

In generale, i tedeschi hanno un’opinione della Penisola migliore di quella degli italiani: in una scala da uno a dieci, assegnano 5,5 al potere economico dell’Italia, gli italiani si fermano a quattro; danno 6,8 alla qualità della vita contro uno strano 4,6 degli italiani. Infine, negli ultimi dieci anni il 60% dei tedeschi ha visitato l’Italia almeno una volta; il 58% degli italiani non ha mai messo piede in Germania. Forse per questo, in campo musicale gli italiani conoscono ben poco dei tedeschi: l’8% cita Beethoven e il 6% Bach. Mentre i tedeschi sono più sull’attualità: il 29% conosce Eros Ramazzotti e il 7% Gianna Nannini. Tra gli attori, Sophia Loren batte tutti, mentre l’unica tedesca riconosciuta dagli italiani (4%) è Marlene Dietrich. C’è parecchio da fare, sull’asse Roma-Berlino.

Danilo Taino

Corriere della Sera 23 ottobre 2016

http://www.corriere.it/esteri/16_ottobre_22/italianitedeschi-lungo-addio-ecco-perche-non-ci-capiamo-piu-18717c6e-988d-11e6-bb29-05e9e8a16c68.shtml