Stop al TPP

trumptppDonald Trump si è messo al lavoro: e come primo atto formale della sua amministrazione ha firmato l’ordine esecutivo che sancisce il ritiro degli Stati Uniti dal Tpp, quel Trans Pacific Partnership, accordo di libero scambio con 11 paesi affacciati sul Pacifico che Barack Obama aveva fortemente voluto e che gli erano costati due anni di sforzi diplomatici. Trump lo ha sempre giudicato “pericoloso per l’industria americana”: e nel primo giorno di lavoro dimostra ai suoi supporter di essere alla Casa Bianca per tener fede ad una delle promesse fatte in campagna elettorale. La più facile, in fondo: visto che il Tpp non era mai stato ratificato dal Congresso americano.

Accecato dai flash dei fotografi e sotto lo sguardo evidentemente soddisfatto dei collaboratori, lo stratega Steven Bannon in testa, Donald Trump ha dunque posto la sua firma sotto questo e altri due ordini esecutivi. Che ha poi mostrato a favore di telecamere dicendo: “Stiamo facendo grandi cose per i lavoratori americani”. L’obiettivo della Casa Bianca, ora, è siglare accordi bilaterali con le nazioni asiatiche. Ed è anche un curioso regalo alla Cina, che al Tpp si era sempre fortemente opposta perché tagliata fuori, e adesso può potenzialmente lavorare ad un blocco alternativo, proprio quello che Obama voleva scongiurare. Ha poi firmato l’ordine che congela le assunzioni del governo federale “fatta eccezione per i militari” anche questa, una promessa elettorale cara alla destra. Infine ha reintrodotto il “Mexico City abortion rules” di fatto ristabilendo il divieto di finanziare con fondi federali le Organizzazioni non governative internazionali che praticano aborti: un vecchio braccio di ferro fra conservatori e democratici. Introdotto per la prima volta nel 1984 dai repubblicani, è stato da allora revocato dai democratici e reintrodotto dai repubblicani, a ogni cambio di presidente.

Ma la giornata di Trump era in realtà iniziata ore prima: alle 9 del mattino ha incontrato infatti alcuni big dell’industria americana, gente come Michael S. Dell, capo, dell’omonima compagnia tecnologica, Alex Gorsky di Johnson&Johnson, Jeff Fields di Ford e, unico industriale di Silicon Valley presente, Elon Musk di SpaceX. A loro chiede di aiutarlo a rilanciare l’industria manufatturiera. Chiedendogli di elaborare un piano che stimoli il settore. Nel corso dello stesso incontro, Trump ha minacciato pesantissimi dazi a quelle aziende che sposteranno la produzione fuori dagli Stati Uniti per poi esportare in America Nello stesso incontro Trump ha promesso di ridurre le tasse a società e classe media del 15-20 per cento, contro l’attuale 35: “Tutto quel che dovete fare per aiutarmi – ha detto il Presidente agli industriali – è restare in America. E non licenziare i vostri lavoratori negli Usa”.

Protezionismo che però non sta facendo bene ai mercati: visto che secondo gli analisti l’euro sta consolidandoi guadagni, mentre il dollaro è calato ai suoi minimi da un mese e mezzo, con la valuta a 1,073. Ma Trump insiste: “Taglieremo anche massicciamente i regolamenti, forse del 75 per cento. Aprire una nuova fabbrica, creare un’impresa, sarà velocissimo”.

Anna Lombardi

La Repubblica 23 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/23/news/trump_alza_il_primo_muro_stop_al_tpp_l_accordo_trans-pacifico-156712877/?ref=HREA-1